Avete mai garantito per qualcuno? Del tipo “guarda lo conosco ed è ok”, opppure – un classico – “di che ti mando io”. Da quando è iniziato il percorso ad ostacoli nelle sabbie mobili della burocrazia, ci siamo imbattuti in diverse sfide. Una di queste, la fidejussione (o con la “i”, devo ancora capirlo). Eppure, a pensarci, il termine richiama sostantivi quali fede, fiducia, garanzia e quindi reputazione, stima. Macchè. Un costo per sostenere costi. Ma non ci lamentiamo. Cosa significa? Bè in sintesi, prendere ufficialmente le chiavi dello spazio, impossessarsene.
Eccole qui. Sullo stesso tavolo dove per mesi abbiamo contrattato le condizioni d’affitto, firmato per la costituzione della società e dove troneggia un rinoceronte di pietra keniota che ci osserva ogni volta con sospetto. Sa anch’esso però che tra poco inizieranno i lavori, ci ha sentiti ieri. Ci ha sentiti quando concordavamo i tempi e le questioni calde da affrontare; quando ci liberavamo di uno dei tanti scogli di questa traversata difficile; quando con un pò di fatica mettevamo l’ennesima firma sull’ultima pagina di documenti improbabili. Ci ha sentiti, quando con un pò di orgoglio prendevamo le chiavi, due mazzi, quattordici chiavi(!). Ci ha sentiti, e quasi ci ha sorriso fiducioso.
Bisogno: comunicare il valore del network globale di The Hub in poco più di 2 minuti. Cos’è The Hub, cosa ti spinge a pensare, creare, condividere una rete di spazi e persone che mettono in gioco alte competenze, voglia di cambiamento, reputazione, fiducia.
Processo: si apre una piattaforma di discussione con tutti i fondatori per definitre key words, format e identità della proposta. Emergono “Ideas, open spaces, new ways of doing business, social innovation, social innovators: there is a global network ready to scale your impact“.
Risposta: eccola qui sotto! Al global gathering di Milano abbiamo assistito all’anteprima e ci è piaciuta molto. Voi che ne pensate? Buona visione :)
“Per anni c’è stato un accordo fondamentale sul tipo di economia che vogliamo per il nostro pianeta: politica monetaria che tiene l’inflazione sotto controllo, politica di bilancio responsabile [...] e la convinzione comune che il sistema capitalista, con mercati aperti e libera impresa, costituisce un bene supremo. Ma tutto questo era l’anno scorso. Quest’anno ci troviamo di fronte a un panorama economico completamente differente. Se dodici mesi fa vi avessi detto che avremmo parlato di nazionalizzare le banche più grandi, di paesi costretti a chiedere in prestito cifre pari quasi al 10% del Pil – e addirittura a stampare moneta – avreste pensato che ero impazzito”.
Parole del premier conservatore David Cameron, a Davos, il 28 gennaio scorso.
E ancora: “Riguardo alla politica monetaria, dunque, sì, sono del parere che le vecchie regole debbano essere gettate alle ortiche. L’economia ha bisogno di un attivismo monetario radicale. [...] Questo dunque è ciò che vedono tantissime, troppe persone oggi quando guardano al capitalismo. Mercati senza moralità, globalizzazione senza competizione e ricchezza senza equità. È tutta colpa di un capitalismo senza coscienza” (per leggere tutto l’estratto clicca qui).
Già nel novembre scorso il buon David ufficializzò che con l’Ufficio Nazionale di Statistica il Governo stava lavorando ad un nuovo “indice che sarà introdotto per valutare il grado di sviluppo del Paese”: la felicità!
Dal prossimo aprile lo farà per davvero.
La vecchia formula PIL= Consumo+Investimenti+Spesa Pubblica+Esportazioni Nette (che comprendono per alcuni paesi anche “esportazioni di democrazia”) sarà rivista in Gran Bretagna con un indicatore che risponde (con voti da 1 a 10) a domande quali “Quanto sei stato felice ieri? Quanta ansia hai provato? In che misura senti che le cose che fai sono utili?. L’obiettivo è provare a definire la qualità del proprio tempo, le emozioni provate in prevalenza, la fiducia verso gli altri, l’immagine del futuro“.
Da aprile saranno testate 200mila persone, e pubblicati i primi report a metà del 2012. Gli ispiratori di questo “esperimento”? Joseph Stiglitz (quello del «se non misuri la cosa giusta, non fai la cosa giusta»), assieme ad Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi. (fonte: ilSole24Ore)
Anche l’Istat (il cui presidente, Enrico Giovannini, è fra i più esperti al mondo in materia) ha creato d’intesa con il Cnel un “gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”. L’obiettivo dichiarato è di costruire un “approccio multidimensionale del benessere equo e sostenibile” (Bes), che possa integrare il dato della ricchezza nazionale con altri parametri, fra cui le diseguaglianze (non solo di reddito) e la sostenibilità, non esclusivamente ambientale. (fonte: ilSole24Ore)
Per carità, il Pil resta utile, ma il fatto che la suggestione di Robert Kennedy si stia traducendo in realtà…mi rende felice!