Questioni di stile…

in questo caso comunicativo. Ma anche di etica, ovviamente, in quanto strettamente connessa agli elementi estetici e formali.

La questione, annosa, è vecchia quanto il terzo settore: quale stile comunicativo adotta per le raccolte fondi e la sensibilizzazione. La scorsa settimana in Francia si è scatenata una polemica rovente su quest’oggetto. Da un lato abbiamo un accusatore: Pierre Bergé, presidente di Sidaction, una delle principali associazioni francesi che lotta contro l’HIV, che durante un’intervista ha accusato l’associazione Telethon (presente anche in Francia e altri paesi) di parassitare la generosità dei francesi in modo populista. In particolare Bergé lamenta il mostrare immagini di bambini gravemente affetti da sindromi miopatiche e sofferenti. L’accusa è tanto più forte, in quanto lo stesso Bergé è stato colpito da una malattia simile, tuttavia egli ha rincarato la dose sottolineando che fare donazioni per Telethon non serve a nulla, in quanto l’organizzazione li utilizzerebbe, tra le altre cose, per comprare immobili.

Laurence Tiennot-Herment, presidente dell’AFM, l’associazione che riceve i fondi raccolti dalla maratona tv (nel 2008 104,9 milioni di €), ovviamente rispedisce al mittente le accuse, specificando che le iniziative immobiliari erano strettamente finalizzate alla mission (laboratori e alloggi per le famiglie dei malati) e che l’82,1% dei fondi vengono spesi per la ricerca e la cura dei bambini. Politici, scienziati e altri responsabili di associazioni hanno difeso Telethon, la sua mission e la gestione trasparente, accusando Bergé di invidia, in quanto la sensibilità rispetto all’HIV è molto calata provocando la crisi della raccolta fondi per tale causa.

Telethon: magnifico esempio di raccolta fondi, oppure caso di cattive coscienze che sfruttano il dolore? Non lo sappiamo. Ma simile vicenda dimostra, una volta di più quanto sia importante comunicare e proporsi in modo trasparente per guadagnare legittimità sociale. Ognuno comunica come meglio crede, ma noi dell’Hub abbiamo scelto di non lamentarci, di non mostrare il lato più terzosettorista e patetico, di dare un’immagine positiva alle nostre buone cause. Ci chiediamo solo se quei bambini nell’immagine qui sopra, siano consapevoli e “contenti” per quanto stanno facendo. Oppure se bastava far dire ai genitori, magari con il sorriso sulle labbra: la mia vita è mio figlio. Più semplice di così: basta poco per far capire quanto siano preziosi i bambini e la loro salute.