Pausa al concept bar

Tutti quanti conosciamo, almeno approssimativamente, la pratica del Fair Trade, in Italia meglio nota come Commercio Equo e Solidale, esperienza nata a cavallo degli anni 70 e cresciuta sensibilmente a partire dagli anni 90. Come saprete, il fair trade ha l’obiettivo di stabilire una ripartizione più equa tra i diversi soggetti che compongono la filiera produttiva di alcuni prodotti alimentari quali caffè, tè, zucchero e cioccolato per citare i più conosciuti e diffusi, garantendo in particolare condizioni migliori per i produttori agricoli del sud del mondo che stanno alle origini della catena.

Il giusto compenso ai coltivatori e agli allevatori è diventato un problema che ha ormai travalicato i confini del sud del mondo e le tipiche produzioni già citate, per investire anche prodotti quali cereali e latte delle nostre latitudini, come dimostra anche il recente intervento di Mister Prezzi (il che è tutto dire) riguardo i prezzi al mercato stabiliti dai nostri più famosi pastifici. Se i produttori del sud del mondo devono fare i conti con condizioni di vita molto più difficili, con una grave difficoltà di penetrazione sul mercato, con un rischio di mortalità d’impresa elevato, una ripartizione dei prezzi così sbilanciata determina il comune problema degli investimenti atti a preservare maggiormente l’ambiente e all’innovazione di processo e prodotto che determinano maggiore qualità e sicurezza per i consumatori.

Le sfide per la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare non possono essere perse. Il fair trade nella maggior parte dei casi consente ai produttori di migliorare questi parametri grazie all’adozione di varietà pregiate, monoculture e tecniche bio. Il caffè fair trade è ancora una realtà di nicchia: 1% del mercato Usa, 2% di quello inglese, in Italia una stima ragionevole è quella del 2-3%. Ma non c’è solo la produzione e la distribuzione al dettaglio. Al bar una tazzina di caffè costa circa 0,084 € (1 Kg di caffè all’ingrosso costa ca 12 €), pertanto il margine del produttore del sud del mondo resta comunque basso anche se affiliato al circuito fair trade.

Per questo l’ong Oxfam ha lanciato la catena di bar Progreso nella quale si vendono prodotti equo e solidali e si aggiunge una piccola maggiorazione a tazza che viene devoluta alla Fair Trade Foundation per sostenere i piccoli produttori. I primi due bar sono a Londra, a Covent Garden e Portobello Road e vi sono possono trovare diversi prodotti realizzati con materie prime provenienti dal circuito Fair Trade quali i muffin.

Anche in Italia vi sono esperienze di distribuzione di prodotti fair nei bar (spesso nelle botteghe del mondo e librerie con angolo bar, nei bar universitari, ecc.) o catene di bio bar, tuttavia manca ancora la  vera e proprio catena di concept bar basata sui principi del Fair Trade. Pensiamoci magari durante la prossima pausa caffè e proponiamo al bar di fiducia di utilizzare almeno il caffè giusto.