Il Prodotto Interno Lordo “Felice” made in UK

“Per anni c’è stato un accordo fondamentale sul tipo di economia che vogliamo per il nostro pianeta: politica monetaria che tiene l’inflazione sotto controllo, politica di bilancio responsabile […] e la convinzione comune che il sistema capitalista, con mercati aperti e libera impresa, costituisce un bene supremo. Ma tutto questo era l’anno scorso. Quest’anno ci troviamo di fronte a un panorama economico completamente differente. Se dodici mesi fa vi avessi detto che avremmo parlato di nazionalizzare le banche più grandi, di paesi costretti a chiedere in prestito cifre pari quasi al 10% del Pil – e addirittura a stampare moneta – avreste pensato che ero impazzito”.

Parole del premier conservatore David Cameron, a Davos, il 28 gennaio scorso.

E ancora: “Riguardo alla politica monetaria, dunque, sì, sono del parere che le vecchie regole debbano essere gettate alle ortiche. L’economia ha bisogno di un attivismo monetario radicale. […] Questo dunque è ciò che vedono tantissime, troppe persone oggi quando guardano al capitalismo. Mercati senza moralità, globalizzazione senza competizione e ricchezza senza equità. È tutta colpa di un capitalismo senza coscienza” (per leggere tutto l’estratto clicca qui).

Già nel novembre scorso il buon David ufficializzò che con l’Ufficio Nazionale di Statistica il Governo stava lavorando ad un nuovo “indice che sarà introdotto per valutare il grado di sviluppo del Paese”: la felicità!
Dal prossimo aprile lo farà per davvero.

La vecchia formula PIL= Consumo+Investimenti+Spesa Pubblica+Esportazioni Nette (che comprendono per alcuni paesi anche “esportazioni di democrazia”) sarà rivista in Gran Bretagna con un indicatore che risponde (con voti da 1 a 10) a domande quali “Quanto sei stato felice ieri? Quanta ansia hai provato? In che misura senti che le cose che fai sono utili?. L’obiettivo è provare a definire la qualità del proprio tempo, le emozioni provate in prevalenza, la fiducia verso gli altri, l’immagine del futuro“.

Da aprile saranno testate 200mila persone, e pubblicati i primi report a metà del 2012. Gli ispiratori di questo “esperimento”? Joseph Stiglitz (quello del «se non misuri la cosa giusta, non fai la cosa giusta»),  assieme ad Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi. (fonte: ilSole24Ore)

Anche l’Istat (il cui presidente, Enrico Giovannini, è  fra i più esperti al mondo in materia) ha creato d’intesa con il Cnel un “gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”. L’obiettivo dichiarato è di costruire un “approccio multidimensionale del benessere equo e sostenibile” (Bes), che possa integrare il dato della ricchezza nazionale con altri parametri, fra cui le diseguaglianze (non solo di reddito) e la sostenibilità, non esclusivamente ambientale. (fonte: ilSole24Ore)

Per carità, il Pil resta utile, ma il fatto che la suggestione di Robert Kennedy si stia traducendo in realtà…mi rende felice!

[Dario Carrera]

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  1. […] passati oltre 2 anni da quando scrissi il post sulle prime sperimentazioni (allora made in UK) per misurare il benessere di una società.  Joseph […]