E il concetto sessuale dell’arrivare primi al semaforo rosso

Semaforo USB

Che poi è un titolo che non vuol dire molto.
Ma d’altronde se i miei post avessero avuto un significato io non curerei questa rubrica.

Comunque, provate a pensarci su. Insieme a me.
State su uno bello stradone, ampio e scorrevole sul quale state tenendo una velocità decente ma, comunque, entro i limiti prescritti dalla legge.

In fondo c’è un incrocio. Uno di quelli belli con le strisce per terra, le aiuole e quella simpatica decorazione simil-natalizia che assume tre colori principali se non è rotta: il semaforo.

Bene, il quadro è completo e permette di ottenere una prima classificazione dell’automobilista: quello la cui sessualità è legata alla potenza e ai traguardi raggiungibili dalla sua auto e tutto il resto del mondo.

Gli afferenti alla prima categoria hanno il piede destro saldamente incollato all’acceleratore. Spostarlo sul freno vorrebbe dire confessare al mondo intero qualche deficit sessuale e così decidono di non cedere a questo vergognoso gesto fino a che non si ha altra alternativa: lo stop del semaforo.

Non importa se la loro folle corsa blocca la manovra ad una macchina che sta tentando di uscire in retromarcia da un parcheggio da svariati minuti (quello sono io che poi, rosicando, mi sfogo scrivendo questo post) o minaccia l’incolumità di un pedone che non riesce ad attraversare (ah si, guarda caso sono sempre io!), ecc. (nell’ecc. ci sono ancora io! Ma tu pensa …).

Tutto ciò è trascurabile in confronto alla gioia dell’inchiodare allo stop e bearsi della confortevole luce rossa del semaforo che scalda i cuori di tutti quei poveri automobilisti inariditi dalla crudeltà della strada.

Io dico: più semafori per tutti. Solo rossi. Basta con gli altri inutili colori.

MadGrin è anche denuncia sociale, echeccavolo!

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