Dalla protesta alla proposta: Le 1.000 Round Tables di Tel Aviv

E’ la più importante manifestazione di protesta nella storia di Israele. Migliaia in piazza per intervenire nell’agenda politica di un paese troppo preoccupato di tenere in equilibrio questioni diplomatiche e sicurezza dello Stato.

Riunire migliaia di persone con il collante dell’insoddisfazione e del “no” è cosa non complicatissima. E’sufficiente qualche slogan banale, chiudere gli occhi e mettere il dito a caso  sul tavolo delle “cose che non vanno”. Un minimo di impegno nella comunicazione web ed il gioco è fatto. Una parentesi che si apre e di chiude nel giro di una giornata, di qualche ora.

Assai più complicato è ripensare i modelli proponendo metodologie di partecipazione e progettazione capaci di tradurre la protesta in proposta. Questo lo sforzo di 1,000 Round Tables. Come ci scrive via email Danny, il fondatore di The Hub Tel Aviv (uno dei promotori dell’evento ed una delle voci della piazza): “We have done it! 10,000 people, 1000 round tables with facilitators, 40 places all over Israel”.

Ed ancora, riprendendo un interessante post:
In over 30 cities across the country, Israelis from a multitude of political, cultural and ethnic backgrounds engaged in highly personal and often intense discussions about political and social issues, with everyone eying how to transform their country for the better. At tables set for 10 people, Jews talked with Arabs, blue collar workers spoke with pensioners, lawyers spoke with university students, secular Jews spoke with Orthodox Jews – everyone trying to transform their country through dialogue” (via http://davidehg.wordpress.com/).

La società civile esprime non solo reazioni, ma professionisti che mettono a disposizione i propri talenti per costruire proposte.
Questa la scena prima dell’inizio di 1,000 Round Tables.

E questa con i tavoli “in azione”.

Che dire…