Dal Rwanda ecco ICT Bus

Il Ruanda, grande qunto la Sicilia ma con circa il doppio degli abitanti (circa 10milioni) presenta un Parlamento con la più alta percentuale di gentil sesso nel mondo, e ci supera nella classifica internazionale stilata dal Social Watch per quanto riguarda la condizione della donna. E’ il primo Paese al mondo “libero da mine” secondo la Convenzione di Ottawa. Da tre anni sono proibiti i sacchetti di plastica (in Italia solo da quest’anno). Multe e pene pesanti per chi butta oggetti o carta per terra: da un mese a un anno di prigione e fino a centomila franchi di ammenda. Da anni è vietato costruire case nel letto dei fiumi. Per contro: il nuovo piano regolatore presto stravolgerà il centro di Kigali, con palazzi da oltre 10 piani; infine, ha da qualche mese superato l’Italia di una posizione (posizione 67) nella classifiche dei Paesi con le pubbliche amministrazioni più corrotte.

È qui che è stato approvato il piano strategico “Rwanda Vision 2020” (che potete leggere qui), articolato in diversi assi principali: educazione e società della conoscienza, ICT, energia, agricoluta. E’ un documento nel più che tradizionale Times New Roman, ma con contenuti soprendenti (almeno per chi scrive): The Vision 2020 is a reflection of our aspiration and determination as Rwandans, to construct a united, democratic and inclusive Rwandan identity, after so many years of authoritarian and exclusivist dispensation“.

In particolare, si evidenzia un ruolo strategico per l’energia, le nuove tecnologie con la lotta al digital devide.

Il piano energetico prevede: sfruttamento degli enormi giacimenti di gas metano presenti sotto il lago Kivu (una centrale è già in funzione); il solare, attraverso la più grande centrale dell’Africa che sarà costruita sulla collina di fronte a Kigali; il biogas, con il progetto attuato nelle scuole che saranno autonome grazie all’utilizzo di scarichi fognari ed escrementi degli animali.

Sul digital devide invcece, precisa un funzionario che «i cavi sono tre, di tre di colori diversi, uno per il governo e le istituzioni e gli altri per la popolazione». «La fibra ottica – ricorda Abraham Atta Ogwu, direttore dell’Istituto di scienza e tecnologia di Kigali, raggiunge ormai l’ottanta per cento del territorio e in pochi mesi sarà ultimato». In Ruanda, prevede il programma governativo, dovrebbe già essere possibile collegarsi a internet e vedere la tv digitale gratis in quasi tutto il Paese.

Su questo asse strategico, oltre ad aver aderito alla discussa inizitiva One Laptop per Child, si mette in luce il progetto “ICT Bus”: due autobus raggiungono i villaggi più remoti (quasi il 50% della popolazione è analfabeta) al fine di introdulri al mondo del web. Yahya Hassani, il coordinatore del progetto, dice: «Gli autobus che arrivano nei villaggi sono aperti dalle otto del mattino alle sei di sera. Ci sono venti postazioni, stampante, connessione e schermo per proiezioni. Organizziamo corsi; gli studenti arrivano da tutta la zona e dopo due settimane rilasciamo un diploma. Non si paga nulla e abbiamo già visitato cinquanta villaggi e rilasciato millecinquecento certificati.

Il sabato e la domenica il bus è a disposizione dei contadini e delle comunità locali. A loro facciamo vedere filmati su come si coltivano il mais e le banane, oppure corsi di igiene primaria per proteggersi dall’Aids e dalla malaria. Abbiamo un bilancio di millenovecento euro al mese per il carburante, il generatore, l’insegnante e l’autista. Al momento rimane il problema della connessione: qualche volta, nella stagione delle piogge, non c’è».

(Via Avvenire.it)

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