Avete mai garantito per qualcuno? Del tipo “guarda lo conosco ed è ok”, opppure – un classico – “di che ti mando io”. Da quando è iniziato il percorso ad ostacoli nelle sabbie mobili della burocrazia, ci siamo imbattuti in diverse sfide. Una di queste, la fidejussione (o con la “i”, devo ancora capirlo). Eppure, a pensarci, il termine richiama sostantivi quali fede, fiducia, garanzia e quindi reputazione, stima. Macchè. Un costo per sostenere costi. Ma non ci lamentiamo. Cosa significa? Bè in sintesi, prendere ufficialmente le chiavi dello spazio, impossessarsene.
Eccole qui. Sullo stesso tavolo dove per mesi abbiamo contrattato le condizioni d’affitto, firmato per la costituzione della società e dove troneggia un rinoceronte di pietra keniota che ci osserva ogni volta con sospetto. Sa anch’esso però che tra poco inizieranno i lavori, ci ha sentiti ieri. Ci ha sentiti quando concordavamo i tempi e le questioni calde da affrontare; quando ci liberavamo di uno dei tanti scogli di questa traversata difficile; quando con un pò di fatica mettevamo l’ennesima firma sull’ultima pagina di documenti improbabili. Ci ha sentiti, quando con un pò di orgoglio prendevamo le chiavi, due mazzi, quattordici chiavi(!). Ci ha sentiti, e quasi ci ha sorriso fiducioso.
Potremmo scriverci un libro. Quanta fatica, tensione, ripensamenti. Poi il cambio di marcia.
Il momento giusto
Mentre il mondo guardava all’Italia come “la” causa dell’imminente crollo del sogno europeo, noi – in tredici – sedevamo a delle comode sedie di uno studio notarile, per costituire The Hub Roma Srl. Era il 3 novembre. Non sapevamo che fine avremmo fatto, nè se la parcella notarile fosse stata emessa in euro o in lire. Più passavano i minuti di attesa, più la nuova parola dell’anno (quella in inglese) saliva vertiginosamente. Calma. Dopo tutto, è solo 2 anni che stiamo vivendo per dare forma a tutto questo: abbiamo scelto il momento giusto no? Sembra una battuta, non lo è. E’ proprio adesso che la creatura The Hub deve rispondere.
Faccia e portafoglio
Ed eccoci qui. Ci abbiamo messo faccia e portafoglio. La faccia, con la nostra esperienza, reputazione, rete sociale, la nostra voglia di costruire (distruggere anche, ma con la proposta pronta ;). Il portafoglio, con i nostri risparmi, quelli dei nostri cari.
Tanti i canti delle sirene: “abbiamo lo spazio per voi”; “ci saranno le risorse, vedrete”; “di sicuro lo finanzieranno”. Eravamo in piena fase entropica. Tanto “do“, nessun “des” e perdevamo il senso del “ut“. Passato.
Spazio
E’ arrivato, in Viale dello Scalo San Lorenzo 67, nel giorno palindromo, l’11-11-11. L’abbiamo conosciuto, lasciato, spiato, corteggiato, pedinato, ripreso. Come tutti i grandi amori, sofferto. Ma è lo spazio. Si presenta piacevolmente ingombrante nella sua espressione: “lo spazio”. Metteteci poi un’altra locuzione: “The Hub Roma”. E’ fatta: lo spazio di The Hub Roma. Minchia! (scusate)
In piena filosofia Hub, sarà oggetto delle nostre co-creazioni. Eventi attraverso cui disegnare la funzionalità delle aree coerenti con l’immaginario ed i bisogni di chi poi lo vivrà da Hubber. Lo spazio necessita di lavori di abbattimento di divisori e tramezzi, che mal si adattano all’open space ed ai processi collaborativi. La foto che vedete è di archivio, ed è il nostro obiettivo, propedeutico al processo di co-creazione. Sarà necessario insomma buttar giù diversi metri cubi di carton gesso. Come chiamare questa fase se non “co-distruzione”?
Da gennaio partiremo con il diario dell’Hub. Vi aggiorneremo dei passi che stiamo facendo, di quello che accade nello spazio. Per gli interessati, ci saranno degli Open Days per visitarlo tra calcinacci e tralicci, eventi ad hoc per “lasciare il segno”, in tutti sensi…vedrete.
La creatura muove i suoi primi passi, prendiamola per mano.
I giorni 28, 29, 30 ottobre 2011 in 50 città in tutto il mondo si svolgerà contemporaneamente la Global Sustainability Jam: designer, studenti, accademici, programmatori, architetti, etnografi, antropologi e molti altri si organizzeranno in squadre e avranno 48 ore per ideare, sviluppare e prototipare nuove soluzioni ispirate dal un tema comune (e mantenuto segreto fino al giorno stesso).
Alla fine del weekend i nuovi servizi saranno resi pubblici a tutto il mondo in CreativeCommons.
Anche noi di The Hub ci saremo! Ci aggireremo furtivi tra i tavoli alla ricerca della sostenibilità.
Per partecipare (le iscrizioni sono a numero limitato) clicca qui
Bisogno: comunicare il valore del network globale di The Hub in poco più di 2 minuti. Cos’è The Hub, cosa ti spinge a pensare, creare, condividere una rete di spazi e persone che mettono in gioco alte competenze, voglia di cambiamento, reputazione, fiducia.
Processo: si apre una piattaforma di discussione con tutti i fondatori per definitre key words, format e identità della proposta. Emergono “Ideas, open spaces, new ways of doing business, social innovation, social innovators: there is a global network ready to scale your impact“.
Risposta: eccola qui sotto! Al global gathering di Milano abbiamo assistito all’anteprima e ci è piaciuta molto. Voi che ne pensate? Buona visione :)
E’ la più importante manifestazione di protesta nella storia di Israele. Migliaia in piazza per intervenire nell’agenda politica di un paese troppo preoccupato di tenere in equilibrio questioni diplomatiche e sicurezza dello Stato.
Riunire migliaia di persone con il collante dell’insoddisfazione e del “no” è cosa non complicatissima. E’sufficiente qualche slogan banale, chiudere gli occhi e mettere il dito a caso sul tavolo delle “cose che non vanno”. Un minimo di impegno nella comunicazione web ed il gioco è fatto. Una parentesi che si apre e di chiude nel giro di una giornata, di qualche ora.
Assai più complicato è ripensare i modelli proponendo metodologie di partecipazione e progettazione capaci di tradurre la protesta in proposta. Questo lo sforzo di 1,000 Round Tables. Come ci scrive via email Danny, il fondatore di The Hub Tel Aviv (uno dei promotori dell’evento ed una delle voci della piazza): “We have done it! 10,000 people, 1000 round tables with facilitators, 40 places all over Israel”.
Ed ancora, riprendendo un interessante post:
“In over 30 cities across the country, Israelis from a multitude of political, cultural and ethnic backgrounds engaged in highly personal and often intense discussions about political and social issues, with everyone eying how to transform their country for the better. At tables set for 10 people, Jews talked with Arabs, blue collar workers spoke with pensioners, lawyers spoke with university students, secular Jews spoke with Orthodox Jews – everyone trying to transform their country through dialogue” (via http://davidehg.wordpress.com/).
La società civile esprime non solo reazioni, ma professionisti che mettono a disposizione i propri talenti per costruire proposte.
Questa la scena prima dell’inizio di 1,000 Round Tables.