Anteprima esclusiva MATER ET MATRONA, LA DONNA E LA CASA NELL’ETRURIA TIRRENICA. Opere archeologiche recuperate dalla Guardia di Finanza.

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I beni confiscati alla malavita non sono solo proprietà immobiliari e terreni. I beni culturali ed i reperti sequestrati in Italia costituiscono un patrimonio enorme, spesso poco valorizzato.

È importante che questi reperti confiscati escano dai cassetti e dai depositi dimenticati.
Grazie agli amici DEd’A e alla Guardia Di Finanza, sabato 30 in occasione della nostra #helloimpact fest potremo ammirare al centro dell’open space di The Hub Roma un corredo funerario etrusco ascrivibile al VI sec a.c.

Social innovation e’ anche costruire una narrativa nuova su un bene di 2700 anni, sabato 30 succederà all’hub.

Di seguito l’annuncio dell’esposizione.


In anteprima esclusiva negli spazi Hub di Via dello Scalo di San Lorenzo, 67, a Roma , l’esposizione di un corredo funerario etrusco in bucchero – ascrivibile al VI sec. a.C. – recuperato dall’indotto antiquario clandestino dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza e che costituirà – nel corso della stagione culturale 2014 – oggetto di una specifica rassegna dal titolo “Mater et matrona. La donna e la casa nell’Etruria tirrenica. Opere archeologiche recuperate dalla Guardia di Finanza”, organizzata dal Comune di Ladispoli con la regia scientifica della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale.

I manufatti in esposizione rappresentano le stoviglie di uso quotidiano di un apparato domestico del popolo di Tarconte, realizzati nella tipica ceramica di invenzione etrusca ad imitazione del bronzo proveniente dalla Grecia. Vasi e suppellettili della specie dopo aver assolto per una vita le ordinarie funzioni nel banchetto/simposio venivano depositati nella fossa sepolcrale del defunto/proprietario, unitamente ad altri oggetti di ornamento ed utensili che ne identificavano la casta, la provenienza ed il sesso: fuseruole, pesi da telaio, vaghi di collana in pasta vitrea ed ambra (spesso preziosi monili in oro e filigrana per le classi più abbienti) quando si trattava di donne, oppure rasoi da barba, puntali di lancia (episodicamente un elmo o uno strigile) per gli uomini.

Un’anticipazione ed un’opportunità da non perdere di una mostra che restituirà alla fruizione pubblica – seppur temporaneamente – parte del patrimonio storico-artistico nazionale recuperato in extremis dalle Fiamme Gialle mentre era in procinto di essere trafugato in territorio estero, disperso nell’indotto del collezionismo patologico internazionale.

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