Il web di domani

28 02 2010

Secure, consistent, percasive, efficient, coherent, interoperable, scalable, sicure, reliable.
Queste le caratterstiche distintive dell’internet services, internet mobile e internet of things – in altre parole, del web 3.0 – presentate in questo bel video promosso da  The Future of Internet, iniziativa UE (da monitorare) supportata da 70progetti e oltre 500milioni di euro. Buona visione e grazie a Roberto Grossi per l’input.

[ Dario Carrera ]



Centosessantotto

26 02 2010

presidente biglietti Centosessantotto. Sono i biglietti donati all’Associazione Sportiva Liberi Nantes grazie alla nostra piccola raccolta fondi in occasione del nostro Hub aperitivo del dicembre scorso. Con Shoot For Change abbiamo condiviso l’evento e altre iniziative che vedranno i ragazzi dei Liberi Nantes protagonisti in futuro.

Nella foto il presidente Gianluca Di Girolami con i biglietti donati.

Sono 168 viaggi in autobus e metro per i ragazzi dai centri di accoglienza al campo Fulvio Bernardini, Pietralata, dove sabato prossimo incontreranno i primi della classe (h 18,30 qui). Non moltissimi, ma circa un terzo del fabbisogno mensile dell’Associazione per i trasporti.

Ma le sorprese dei Liberi non finiscono qui.

Giovedì 18 febbraio La Liberi Nantes è diventata a tutti gli effetti una Polisportiva.

La sezione Touch Rugby ha inaugurato la sua attività sul campo dell’Arvalia Villa Pamphili, coinvolgendo una decina di ragazze che hanno sfidato il pantano del rettangolo di gioco tra sorrisi, sudore e qualche capitombolo di troppo.

Il sogno, realizzato grazie alla Touch Rugby Roma (staff tecnico) e all’Arvalia Villa Pamphili Rugby Roma (supporto logistico e materiale), continua tutti i martedì e i giovedì dalle ore 19 in poi (orario provvisorio). Chiunque volesse cimentarsi nella sfida con la palla ovale, o anche solo dare una mano, sarà ovviamente il benvenuto. (via Liberi Nantes)

[ Dario Carrera ]



Hub World Gathering 2010

25 02 2010

Siamo appena tornati dall’Hub Gathering 2010 che si è tenuto ad Amsterdam, di cui vi abbiamo accennato nel precedente post. Ci sarebbero tantissime cose da dire, a partire dalla splendida accoglienza che Tatiana e Frederike, le fondatrici di Hub Amsterdam ci hanno riservato. Ci sarebbero le ore trascorse nell’Hub di Amsterdam. Ma soprattutto c’è stato il gathering.

A primo acchito sembrava una gita: una trentina di persone che si ritrova alla Central Station per prendere il traghetto e poi l’autobus per arrivare in un castello del XIV secolo. La temperatura ci ha fatto subito credere che non sarebbe stato uno scherzo, ed una volta arrivati lì ci siamo tuffati in ritmi intensi. Meeting plenari che si concludevano alle 23, poi un paio d’ore di relax e networking al bar. Gruppi di lavoro paralleli anche a pranzo e cena. Insomma, una faticata… e poi in piedi presto perché si stava in camerate da 6 con un solo bagno.

A parte questo, nel merito sono stati 3 giorni intensissimi. Immaginate cosa possa voler dire mettere a confronto 64 teste, per di più provenienti da tutte le parti del mondo. C’erano i fondatori di Hub già aperti, come Madrid, San Paolo e Mumbai, quelli in start up come noi, alcuni investitori più legati al progetto, alcuni membri storici e alcuni host (in massa da Londra), membri del board e membri esterni della rete come il Centre for Social Innovation di Toronto.

Grazie allo splendido lavoro di Peter e Arjen, i due facilitatori, abbiamo discusso per 3 ragioni di passato, presente e della vision futura. Approfondito la situazione finanziaria e soprattutto la governance di Hub World. Su quest’ultimo aspetto siamo stati molto vicini alle proposte e al lavoro di alcuni fondatori storici quali Alberto (Milano), Tatiana (Amsterdam), Max (Madrid), Simone (Bruxelles) e Oliver (Islington). Alberto ha ottenuto il ruolo di coordinatore per un mese un gruppo di lavoro che presenterà un nuovo modello di governance che avrà l’obiettivo di migliorare il sistema di sussidiarietà del network e di renderlo più funzionale ai bisogni dei diversi Hub e dunque più partecipativo. Proprio ciò che noi riteniamo più necessario per sostenere la mission dell’innovazione sociale e lo sviluppo sempre più accelerato del network. A questo proposito siamo stati entusiasti di sapere futuri nuovi arrivi e conoscere i fondatori di futuri Hub quali Copenhagen, Kiev e Zurigo in Europa, Los Angeles, Washington e Minneapolis nei soli States.

Soprattutto siamo entusiasti per la ricchezza delle intelligenze e delle idee e per aver conosciuto tante altre persone con il cuore dalla parte giusta e la capacità di diffondere l’innovazione sociale nel mondo.



The Hub Roma: rettifica articolo su Nova del 18 febbraio

23 02 2010

Giovedì scorso su Nova, inserto del Sole24Ore, si leggeva a pagina 22 in un articolo di Andrea Genovese che “La città di Roma sembra essere diventata lo scenario ideale dove testare modalità di interazione radicalmente innovative“. Vero. La città è effervescente e questo lavoro ci dà l’opportunità di scovare quanto di meglio e sostenibile l’imprenditoria locale (e non) sta esprimendo sul territorio.

Andando avanti nella lettura dell’articolo (che trovate qui) “La Provincia di Roma ha già finanziato un fondo per avviare nuove attività imprenditoriali nel settore delle industrie creative, attraverso il dipartimento Innovazione e imprese guidato da Gian Paolo Manzella; dovrebbe inoltre promuovere lo sviluppo di un sistema del l’innovazione sociale, con l’apertura di The-Hub Roma, con l’aiuto di Dario Carrera“.

Per ragioni di opportunità e di chiarezza The Hub Roma sposa:
- un approccio trasparente e non pregiudiziale verso tutti gli interlocutori istituzionali;
- un sentimento di correttezza verso gli hubber, che non gradirebbero ambigue relazioni e nell’ombra;
- il principio del confronto con tutti gli  interlocutori interessati a proposte di valore per loro e per il network.

Il passaggio dell’articolo in cui si legge: “aiutato da Dario Carrera”, evidentemente è una stonatura dovuta a un piccolo misunderstanding dell’autore.

The Hub Roma ha avuto modo di confrontarsi con la Provincia di Roma perchè invitati  all’evento del 13 Maggio 2009  (Prima Giornata sull’Innovazione e Creatività; e qui un bell’articolo di Gabriele Caramellino) in quanto l’esperienza di The Hub World è stata inserita nelle linee guida sulla creatività elaborate dalla Provincia come una delle best practice a livello europeo; e lo apprezziamo.

Evidentemente ringraziamo dell’attenzione dedicataci, ma l’espressione andrebbe rettificata.

Ad oggi nessun supporto è stato offerto dall’Associazione alla Provincia, se non quello della
disponibilità a incontri, tavoli di lavoro, convegnistica, valutazione di spazi atti a promuovere innovazione sociale nel territorio e lo sviluppo di The Hub nella capitale. Tutto questo a titolo gratuito e con il solo scopo di collaborare alla promozione di tale mission.

Infine:
- The Hub Roma non è The-Hub Roma.
- Dario Carrera non aiuta la Provincia, bensì la Liberi Nantes ASD e quando possibile altre iniziative di volontariato.
- The Hub Roma non è solo Dario Carrera, ma un gruppo di soci fondatori e di comunità di innovatori lontani da logiche da prima repubblica.

Il cambiamento passa per sentieri aperti, condivisi, trasparenti. La comunicazione è un veicolo importante e ci tenevamo a far chiarezza. Torniamo al lavoro.



Mai lavorato con il violino? All’Hub di Amsterdam succede…

18 02 2010

E’ successo all’Hub di Amsterdam, io, Alberto di The Hub Milano ed Ivan siamo qui, adesso.

Pochi minuti fa, terminati incontri interessanti con Oliver di The Hub Islington, Max di The Hub Madrid, Claudio (neo-hubber da Taranto ad Amsterdam), Federico del Valentine Peace Project,…continuiamo?…

all’improvviso una fantastica melodia. Un violino che per qualche minuto risuona per l’open space. Tutti rivolti verso la violinista.

Alcuni, come me, distolgono lo sguardo dal monitor del computer, trasportati dal violino. Altri, come se nulla fosse, continuno nelle loro conversazioni, nel loro attento digare le tastiere, nel loro obiettivo di rendere l’innovazione sociale un fatto quotidiano.

Questo è The Hub Amsterdam.
E questa una foto dello spazio e del momento (la violinita in fondo a destra ha appena terminato)!

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[Dario Carrera]



Connettendo: The Valentine Peace Project

14 02 2010

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Valentine Peace Project è un’iniziativa volta a ripensare il giorno di San Valentino. Il 14 febbraio poesie scritte sul tema dell’amore e della pace verranno messe intorno ad un fiore di ogni tipo (da voi scelto) in molte città del mondo. Un fiore con una poesia verrà offerto da giovani studenti e scambiato tra professionisti, adolescenti ed adulti, turisti, passanti, hubber…

È un’iniziativa ideata da Federico Hewson, membro dell’Hub di Amsterdam, che è venuto a trovarci qualche tempo fa a Roma, nella nostra prima base operativa, ad Icea. Partito come progetto di arte relazionale, via via si è esteso abbracciando il tema della cooperazione, della sostenibilità e dell’educazione.

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Accanto all’iniziativa di dono e scambio, Federico ha in cantiere progetti con scuole (medie inferiori e superiori), dove poter avviare “percorsi di pace” e condividere la realizzazione di cartoline e biglietti di pace per il giorno di San Valentino. Affianco all’amore, Federico propone la pace.

Giulio Mazzarini, fotografo romano, di Londra, membro dell’Hub di Islington e nostro sostenitore, ci ha raggiunto per qualche minuto, condividendo con noi il progetto e possibili collaborazioni. Bella la sua frase: “Saint Valentine for love, not only for lovers!”

Oggi Federico ha distribuito oltre 3.000 fiori ed altrettante poesie ad Amsterdam, provenienti da Gaza e certificati Fair Trade. Eccovi una delle poesie, inviata da Courtney della Marlborough School di Los Angeles.

Love.
What a charged word.
What a personal word.
What other word could evoke such
strong feelings and memories than love?
I have felt pain, sadness, joy, tears,
laughter,
It has meant many things to me.
And as I look around, I see there is something
special about it.
About love.
Because whenever I have tried,
I have always been able to find it.
In Myself.
In a Book that inspires me.
In Family.
In my Dad’s cooking.
In Friends.
In the eyes of a stranger.

In a soup kitchen.
In an airport.

The key is to never stop looking.



Bienvenido Hub Madrid

14 02 2010

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Qualche mese fa con Conny facemmo visita ai ragazzi del Team di The Hub Madrid.

Erano tutti attorno al tavolo intenti alla pianificazione delle attività: piano di comunicazione, fund raising, decisioni sul main sponsor, organizzazione degli open days.
Interessantissimo il confronto con loro ed in particolare con Soledad Pons, una delle co-founder di The Hub Madrid.

Il tempo di gestazione è stato lungo e denso di difficoltà ma ora sono “in una zona bellissima della città, tra le stazioni di Atocha e Antón Martín, non lontano dal Paseo de la Castellana.

Gia tanti i loro membri, da Paco, che sta sviluppando un codice di comunicazione non verbale per aiutare il mondo a comunicare, a Joaquin, fondatore di Shoplidaria, un progetto per la ridistribuzione degli utili a favore di  ONG. Innovatori sociali spagnoli e non convergeranno d’ora in poi a The Hub Madrid per condividere e far crescere le loro idee” (via The Hub Milano).

Con Conny pochi mesi fa avevamo visto questo

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Il lavoro del team è stato lungo, ma guardate che spazio adesso:

Foto: Hub Madrid © Daniel Torrelló

Un grosso in bocca al lupo a The Hub Madrid e speriamo di invitarli presto nel nostro spazio! Ne riparlieremo presto, al nostro evento di co-creazione del 6 marzo…presto aggiornamenti…

[Dario Carrera]



CSET – CI SIAMO

9 02 2010

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Si tratta del primo campus indipendente della Cina e nasce per il preciso intento di divulgazione delle tecnologie sostenibili come solare, fotovoltaico, eolico, eccetera.

Nato da un’idea di Mario Cucinella, al suo interno sorge il Centro per le tecnologie energetiche sostenibili (Cset, Centre for Sustainable Energy Technologies) che ospiterà un centro visitatori, laboratori di ricerca e aule per corsi di specializzazione. L’edificio di 1.300 metri quadrati è diviso in due zone: il piano interrato (circa 800m2) e la torre (circa 500m2).

Il suo concept  ricorda le lanterne e i ventagli di carta di riso della tradizione cinese.

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Adagiato su un grande prato a ridosso del piccolo fiume che scorre internamente al campus, ha una struttura parzialmente opaca che viene interrotta da una piega trasparente che realizza la facciata dell’edificio dando così origine a una forma dinamica per essere così ben disposta alle diverse esigenze legate all’orientamento.

Il complesso è interamente rivestito da una doppia pelle in vetro con motivi serigrafati .Un’ampio lucernario sul tetto convoglia la luce naturale a tutti i piani dell’edificio e contemporaneamente  assicura un’efficace ventilazione naturale.

Il padiglione utilizza energia geotermica, rinfrescando e riscaldando la massa dei solai per ottenere un effetto radiante sia in estate che in inverno. Il sistema di aperture è stato studiato per ottimizzare l’irraggiamento solare e minimizzare l’uso di luce artificiale.

Emissioni totali di CO2 per climatizzazione (calcolate secondo il “CO2 factor” cinese): 11kgCO2 /m2 anno anzichè di 49kgCO2 /m2 anno: -78% CO2.

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Un ‘edificio capace di trasformarsi dal giorno alla notte, in una cosa non cambia: la sua INDIPENDENZA energetica!



Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?

8 02 2010

Quarto gruppo dolciario del mondo, dopo Nestlé, Mars e Philip Morris, oltre 20mila dipendenti e un fatturato che supera i 6miliardi di euro.

E’ di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia nel 2009 (patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) secondo  della rivista Forbes.

Ha ricevuto il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Investimenti in asili, centri di formazione per attività di volontariato e spin-off nelle aree depresse per “fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto” (Fonte: Panorama.it).

E’ la Ferrero, si quella della Nutella. E lui è Michele Ferrero.

Al di là della sorprendente forza di numeri e valori (che approfondiremo), mi ha incuriosito leggere quanto riportato oggi dal Corriere della Sera di oggi (articolo di Caro Cinelli e Federico De Rosa a pag.2 “Corriere Economia”),  in merito al mancato sodalizio Ferrero-Cadbury (scalata da parte della prima sulla seconda).

Per “dire la sua” al Cda, Michele Ferrero avrebbe – riportamio dal Corriere – “invitato lo stato maggiore della Ferrero a una particolare degustazione. Ha fatto trovare in sala consiglio tutti i prodotti del gruppo dolciario inglese, e a ognuno ha chiesto di provarli e dare un giudizio. Il verdetto è stato disastroso. Conseguente il giudizio del patron della Ferrero e alquanto ineluttabile: Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?“.

[Dario Carrera]



Mostri vs alieni, ovvero banche vs imprenditori sociali

5 02 2010

(Immagine da globalamusement.org/)

Non tutti sanno che banche come la Royal Bank of Scotlad o la Lloyds sono di proprietà del Governo. Durante la “Social Enterprise Coalition annual conference Voice10″, Caroline Mason, membro della Social Enterprise Coalition (l’organizzazione ombrello di imprese sociali inglesi, gallesi e scozzesi) e direttrice di Investing for Good (impresa sociale che finanzia progetti sociali e ambientali), ha richiamato con forza una maggiore attenzione da parte di queste banche verso le social enterprise in UK. Provocatoriamente si è così espressa:

The government owns two of the largest banks in the UK and is insuring the rest[...].  To the social sector, investment bankers are awful, evil greedy monsters rampaging through the world, causing crushing havoc and destruction as they go.
To the finance sector, the social enterprise world is inhabited by aliens, speaking a completely unintelligible language, with utterly unrecognisable and strange ways of doing things, and frankly the complete inability to know one end of a spreadsheet from another”
.
(Fonte: socialenterpriselive.com)

Insomma una impasse che potrebbe risolversi solo con la nascita – afferma Caroline – di imprese sociali quali intermediari finanziari, proprio come la sua.
Interessanti anche gli altri interventi, dal direttore di ResPublica, Phillip Blondche al segretario generale di Cooperatives UK, Ed Mayo – che potrete approfondire e commentare qui-.

Il vuoto di strumenti, modelli e attori di social venture capital come visto è sempre attuale e non appartiene solo all’imprenditoria sociale nostrana. Proprio da noi ci han provato:
- le MAG, resistendo con Mag 2 (Milano), Mag 4 Piemonte (Torino), Mag Venezia, Mag 6 Emilia Romagna (Reggio Emilia), Mag Roma,
-le Fondazioni bancarie (tema apertissimo, basti pensare agli articoli del Sole24Ore del Prof. Roberto Perotti sulla sua‘indagine sulle Fondazioni bancarie)
-la prima società italiana di Venture Capital Sociale, Oltre Venture; la prima, ma anche l’unica.

Le buone iniziative comunque non mancano, eccetto quelle consolidate come Acumen Fund e Good Capital (tra i co-fondatori di The Hub Bay Area), segnalo:
-la Social Stock Exchange tedesca

- quella londinese di Mark Campanale

Towards a Social Stock Exchange.

- la Borsa Sociale di Avanzi in Italia


Tutte al vaglio…ma per quanto ancora?
[Dario Carrera]