Se avete capito di che religione siete…

30 01 2010

Per tutti gli indecisi che hanno osato cimentarsi con il test sulla religione proposto da Madgrin, ma anche per tutti quelli che fanno ancora un po’ di fatica a relazionarsi in una società multiculturale e multireligiosa, oppure semplicemente per chi ignora o dimentica alcune abitudini connesse al credo religioso, eccovi alcune utili dritte.

Prima di tutto se volete districarvi nello sterminato mondo delle credenze religiose e delle differenze che contraddistinguono gli appartenenti agli stessi grandi gruppi, vi segnaliamo il Virtual Religion Index nel quale si possono trovare una miriade di informazioni sulle diverse religioni. Basato sull’esperienza della Virtual Library inglese che riunisce la bibliografia per argomento, il VRI è un prezioso database di informazioni e link sulle diverse credenze.

Se invece più prosaicamente volete avere informazioni sulle abitudini alimentari ed evitare brutte figure se invitate a cena qualcuno, prepararvi al peggio se siete stati invitati oppure trovare locali etnici eccovi qualche altro link . Partiamo da Londra, la capitale del multiculturalismo del vecchio continente, dove mangiare etnico è spesso la soluzione low cost di migliore qualità e l’occasione per assaporare cibi inediti o più rari da trovare da noi. Il sito di riferimento è quello di Faith and Food.

Passando a casa nostra, per la capitale il sito di riferimento è Roma Multietnica, sul quale si trovano numerose informazioni, non solo culinarie, divise per area geografica e culturale. Roma Multietnica si può trovare anche nel formato cartaceo di city guide da tenere nella borsa. Un gustoso e pratico vademecum sulle abitudini alimentari è stato recentemente realizzato dalla redazione di Yalla Italia, il magazine curato dagli italiani di seconda generazione, che si scarica in pdf qui. Per chi ha voglia di sperimentare direttamente ci sono le infinite ricette da ogni parte del mondo che Stranieri in Italia, il portale dell’immigrazione e degli immigrati stranieri, posta nella sua rubrica sulla cucina e le ricette etniche.

Se infine amate la contaminazione vi potrete sbizzarrire con le ricette dei dolci proposte dagli artisti e aderenti al network di Love Difference. Love Difference è il network per la promozione del dialogo interculturale nel mediterraneo, promosso dall’artista Michelangelo Pistoletto, che unisce alle tematiche dell’intercultura la progettualità artistica e le modalità di collaborazione per superare le diversità. Il Maestro utilizza il cibo quale passaporto culturale, invitando le persone a creare community che si incontrano grazie anche al cibo. Il progetto è rivolto ad artisti, pasticcieri, chef, creativi interessati a cooperare per la realizzazione di un progetto artistico culturale che, attraverso la realizzazione di inedite ricette dolciarie distribuite tramite una rete di Pasticcerie Love Difference nei Paesi del Mediterraneo, promuova l’incontro e il dialogo tra differenti culture. Buon appetito.

Gelato Love Difference - Michelangelo Pistoletto



20,20,20: le misure del futuro.

26 01 2010

da www.ecoact.org

immagine da www.ecoact.org

Eccovi un articolo dell’amico Andrea Pugliese sui green jobs

La direttiva comunitaria nota come Pacchetto Clima-Energia 20, 20, 20 fissa obiettivi vincolanti, che vanno raggiunti entro il 2020, di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 col conseguimento della quota del 20% da fonti rinnovabili sul totale dei consumi, di incremento dell’efficienza energetica con risparmio di consumi del 20%.

Una ricerca Bocconi ha calcolato che per raggiungere tali obiettivi sono necessari circa 100 Miliardi di investimento nel periodo, pari a circa 8 miliardi l’anno. Tali investimenti possono avere tre diverse strategie di impiego:

  • in continuità con la situazione attuale in cui il 70% degli investimenti su tecnologie è stata opera di soggetti stranieri in cui l’industria italiana, puntando sull’indotto e i servizi  potrebbe fatturare circa 2,4 miliardi l’anno. Lo studio Bocconi ipotizza 100.000 nuovi posti di lavoro.
  • di riconquista del ruolo italiano come leader nei settori idroelettrico e termoelettrico, con la possibilità di passare a una fetta di mercato intorno al 50%. Per 150.000 nuovi posti di lavoro.
  • Valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili puntando a una leadership mondiale. In tal caso la presenza straniera su mercato si potrebbe ridurre al 30%. Per 250.000 nuovi posti di lavoro.

È evidente che il secondo e il terzo scenario diventano concreti se vi è un continuo e sistematico investimento in Ricerca e Sviluppo unito a accordi tra soggetti pubblici e privati in chiave di innovazione.

L’indagine ISFOL 2009 evidenza quanto cresca l’occupazione nel settore ambientale.

Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E nel 73,5% dei casi il contratto è a tempo indeterminato. Isfol evidenzia come i nuovi “professionisti dell’ambiente siano sempre più spesso donne (25,5%) e col “colletto bianco”.

Molti stati europei, Germania in testa, hanno identificato nella green economy l’ambito in cui possono coincidere le ambizioni di sviluppo economico per uscire dalla crisi, l’innovazione, l’occupazione, la qualità della vita. Può dare un’idea segnalare quanto il solare in Germania valga 59.000 posti di lavoro contro i 4.700 italiani, l’eolico 85.000 contro 15.000.

Il Rapporto ISFOL ha avuto un buon riscontro sulla stampa e questo indica che questi temi cominciano a fare breccia nell’immaginario collettivo. Io aggiungo che la visione molto econometrica del Rapporto 2009 contempla solo a una parte delle implicazioni occupazionali che porta con se una vera green economy. Ci saranno molti lavori nuovi ma tutti i lavori tradizionali ne verranno modificati.

Si parla di Assicuratori ambientali specializzati in ecopolizze, di avvocati ambientali esperti in diritto della conservazione e tutela dell’ambiente, Ecoauditor che verifica che i processi produttivi rispettino le norme, Ecobrand manager responsabile progettazione di linee di prodotti sostenibili. Fin di Ecoblogger che gestiscano per conto di aziende blog scientifico-ambientalisti.


La bellezza del futuro è che non lo conosciamo, tuttavia per raggiungere gli obiettivi del 2020 occorre puntare:

  • sullo sviluppo delle tecnologie e dunque delle competenze specialistiche, come indicato da ISFOL;

  • introdurre “green skills” in tutte le professioni, dall’architetto all’autista, dal pubblicitario al macellaio al bancario, con una campagna trasversale pari per impatto almeno a quella che si è realizzata per le norme sulla sicurezza sul lavoro o sulla privacy;

  • cambiare i comportamenti dell’opinione pubblica sapendo che le risorse disponibili non sono infinite e che un uso responsabile delle stesse è l’unico modo per immaginare un futuro planetario che non ci veda estinti.



The Hub al Kublai Camp 2010

25 01 2010

E’ sicuramente uno dei progetti più innovativi di tutte le amministrazioni d’Europa. In passato ha aiutato ad emergere progetti eccezionali come Critical City .

Stiamo ovviamente parlando di Kublai, l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico coordinata da Alberto Cottica (ex Modena City Ramblers ) che si propone di sostenere progetti creativi che abbiano un impatto in termini di sviluppo locale. E quest’anno, in concorso per vincere il Kublai Award 2010, che si terrà sabato 30 gennaio (ISA, via del Commercio 13) ce ne sono 6, tutti fantastici:

  • Balla Coi Cinghiali – Il festival musicale più importante della Liguria verso la destagionalizzazione per raggiungere la sostenibilità e rilanciare il territorio.
  • Caffè Galante – Ristrutturazione del CG (1929) a Patti in Sicilia, e la sua riapertura come pasticceria e gelateria tipica locale, caffè letterario e centro culturale (anche in SL).
  • Film Voices – Laboratorio integrato per la realizzazione di audiodescrizioni di film per non vedenti e ipovedenti.
  • Mafia Connection – Un social game per conoscere, studiare, e combattere la mafia.
  • Pazienti.org – Piattaforma di dialogo e cooperazione tra pazienti ed operatori sanitari
  • Porto Qui – Servizio online per mettere a sistema il turismo nautico con le aziende agricole e turistiche locali

Con queste premesse, è con immenso piacere che Alberto Masetti-Zannini, fondatore di The Hub Milano ha accettato di far parte della giuria. Alberto, insieme a Paolo di The Hub Rovereto, ed a noi dell’Hub romano, avremo a disposizione uno degli slot di mezz’ora all’interno della biblioteca: lì potremo incontrarci, presentarvi brevemente The Hub e in particolare il network italiano e soprattutto coinvolgervi in una discussione open sull’innovazione sociale e lo sviluppo locale. Il Kublai Camp e la premiazione sono preceduti dall’ormai tradizionale Kublai Beer, che si terrà venerdì sera alle 21. Vi aspettiamo sabato e magari anche venerdì per un’hubbirretta…



UK: l’ethical consumerism triplicato in 10 anni

25 01 2010

Il rapporto annuale della Co-operative Bank sull’ethical consumerism, misura la spesa relativa a prodotti etici in UK, in particolare relativi al fair trade.
Vincenzo Comito riprende su Finasol.it un articolo del The Guardian, del 30 Dicembre scorso di Rebecca Smithers, analizzandone i dati salienti.

- L’ethical consumerism è triplicato nell’ultimo decennio in UK, mentre quella generale dei consumi del paese è aumentata nel periodo del 58%.
- La spesa per i prodotti etici si collocava in totale ad un livello di 13,5 miliardi di sterline nel 1999 ed è cresciuta sino a 36 miliardi dieci anni dopo.

- La spesa media per ogni famiglia è così aumentata nel periodo da 241 a 735 sterline ed oggi, secondo la ricerca, un adulto su due del paese afferma di aver fatto almeno un acquisto di prodotti etici nel 2008.

La ricerca sottolinea peraltro come la quota dei consumi etici su quelli totali  del paese – pari nel 2008 a 891 miliardi di sterline – rappresenti ancora una percentuale molto ridotta, anche se in rilevante crescita nel tempo.
La spesa per prodotti fair trade era stata pari a 22 milioni di sterline nel 1999 ed è cresciuta sino a 635 milioni dieci anni dopo – quindi con una dinamica di incremento molto superiore a quella generale dei prodotti etici – mentre le previsioni per il 2010 parlano di una cifra che dovrebbe collocarsi intorno ad 1 miliardo di sterline.
Con queste cifre la Gran Bretagna si tende indubbiamente a collocare tra i paesi di punta per lo sviluppo del fenomeno.

Da segnalare che la Co-operative Bank è stata la prima organizzazione a sostenere il concetto di commercio equo e solidale 15 anni fa in Gran Bretagna, cominciando già allora ad inserire i  prodotti del settore nella sua rete di supermercati. Nell’ambito dei prodotti etici hanno avuto nel periodo una forte crescita nel paese in particolare anche le vendite dei prodotti “verdi” per la casa.

[via Finasol.it]

[Dario Carrera]


La UE ci fa sapere quant’è “etico” il cacio con le pere.

23 01 2010

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Via all’utilizzo di alimenti  a “km zero” .

Nuova legge europea, proposta dalla Coldiretti, per aiutare gli enti locali a promuovere e utilizzare i propri prodotti.

Gli obiettivi sono la tutela e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare regionale e la sostenibilità ambientale.

Ma la questione è anche economica.In Italia l’86% dei trasporti avvengono su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura.

Ed anche la ristorazione a questo punto coglie l’occasione per crearne dei menù a km zero con materia prima di stagione.

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Ad essere onesti, tutto questo avveniva prima della suddetta legge, ma finalmente si è data voce agli agricoltori che avevano già sensibilizzato i cittadini nei loro mercati, ed in Veneto è già realtà.

Coldiretti fa notare infatti, che lo scorso anno 7 italiani su 10 hanno fatto acquisti direttamente da una agricoltore almeno una volta.

Trattorie, banchi di mercati rionali e chef sensibili, come anche le botteghe equosolidali erano già propensi da tempo a questa politica del mangiare sano e a basso impatto ambientale, per non parlare del recupero di varie tradizioni culinarie.

Un fenomeno, quello del menù a km-0  ben noto in altri Paesi come la Francia e la Germania, ma anche gli USA hanno visto un aumento dei farmers market del 53% nell’ultimo decennio.

E chissà che anche alla Casa Bianca non si decida di convertire quella gran parte di giardini in un orto.





The Hub Milano è aperto!!!

22 01 2010

E’ ufficiale! The Hub Milano, dopo mesi di progettazione e settimane di allestimento, è aperto e pronto ad accogliervi al suo interno! Certo, ci sono ancora un po’ di cose da finire – la Sala delle Volte da arredare, il giardino da progettare – ma è proprio questo il bello di The Hub. Un ecosistema in continua evoluzione. Un work in progress che riflette la nostra passione per l’innovazione! Lo spazio si sta già animando con alcuni degli innovatori e degli imprenditori sociali milanesi più stimolanti del momento, da Greenbean – agenzia di comunicazione per la sostenibilità – a Prestiamoci – la prima piattaforma tutta italiana di social lending. Entrambe hanno scelto The Hub come loro luogo permanente di lavoro e incontro.

Ma a The Hub potrete anche incontrare molti altri esperti di sostenibilità, economia sociale e innovazione i quali graviteranno nello spazio: da esterni a Fa’ La Cosa Giusta; da Best Up a Critical City. E in rete potrete comunicare con tutti i nostri membri milanesi, nonché tutti i nostri membri all’estero, da Londra a San Paolo passando per Stoccolma e Bombay. La famiglia The Hub cresce di giorno in giorno, e se vi unite a noi apparterrete al network internazionale di imprenditori sociali più esteso al mondo, e avrete una casa e un ufficio a cui appoggiarvi nelle città più importanti del globo!

Avete un progetto da sviluppare? Un partner a Milano o all’estero da identificare? Un evento un po’ speciale da organizzare? Un’idea da confrontare con altri che come voi credono in un’Italia e un mondo migliori? The Hub è il posto per voi. Venite a trovarci e a scoprire il nostro mondo. Siete tutti invitati!!

[via The Hub Milano]



Pausa al concept bar

21 01 2010

Tutti quanti conosciamo, almeno approssimativamente, la pratica del Fair Trade, in Italia meglio nota come Commercio Equo e Solidale, esperienza nata a cavallo degli anni 70 e cresciuta sensibilmente a partire dagli anni 90. Come saprete, il fair trade ha l’obiettivo di stabilire una ripartizione più equa tra i diversi soggetti che compongono la filiera produttiva di alcuni prodotti alimentari quali caffè, tè, zucchero e cioccolato per citare i più conosciuti e diffusi, garantendo in particolare condizioni migliori per i produttori agricoli del sud del mondo che stanno alle origini della catena.

Il giusto compenso ai coltivatori e agli allevatori è diventato un problema che ha ormai travalicato i confini del sud del mondo e le tipiche produzioni già citate, per investire anche prodotti quali cereali e latte delle nostre latitudini, come dimostra anche il recente intervento di Mister Prezzi (il che è tutto dire) riguardo i prezzi al mercato stabiliti dai nostri più famosi pastifici. Se i produttori del sud del mondo devono fare i conti con condizioni di vita molto più difficili, con una grave difficoltà di penetrazione sul mercato, con un rischio di mortalità d’impresa elevato, una ripartizione dei prezzi così sbilanciata determina il comune problema degli investimenti atti a preservare maggiormente l’ambiente e all’innovazione di processo e prodotto che determinano maggiore qualità e sicurezza per i consumatori.

Le sfide per la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare non possono essere perse. Il fair trade nella maggior parte dei casi consente ai produttori di migliorare questi parametri grazie all’adozione di varietà pregiate, monoculture e tecniche bio. Il caffè fair trade è ancora una realtà di nicchia: 1% del mercato Usa, 2% di quello inglese, in Italia una stima ragionevole è quella del 2-3%. Ma non c’è solo la produzione e la distribuzione al dettaglio. Al bar una tazzina di caffè costa circa 0,084 € (1 Kg di caffè all’ingrosso costa ca 12 €), pertanto il margine del produttore del sud del mondo resta comunque basso anche se affiliato al circuito fair trade.

Per questo l’ong Oxfam ha lanciato la catena di bar Progreso nella quale si vendono prodotti equo e solidali e si aggiunge una piccola maggiorazione a tazza che viene devoluta alla Fair Trade Foundation per sostenere i piccoli produttori. I primi due bar sono a Londra, a Covent Garden e Portobello Road e vi sono possono trovare diversi prodotti realizzati con materie prime provenienti dal circuito Fair Trade quali i muffin.

Anche in Italia vi sono esperienze di distribuzione di prodotti fair nei bar (spesso nelle botteghe del mondo e librerie con angolo bar, nei bar universitari, ecc.) o catene di bio bar, tuttavia manca ancora la  vera e proprio catena di concept bar basata sui principi del Fair Trade. Pensiamoci magari durante la prossima pausa caffè e proponiamo al bar di fiducia di utilizzare almeno il caffè giusto.



Buon primo compleanno The Hub Milano!

18 01 2010

Un anno fa nasceva l’Associazione The Hub Milano, lo spazio (fino a novembre 2009 solo virtuale) per tutte quelle persone con la voglia d’immaginarsi e costruire un mondo migliore.

Ad un anno di distanza, abbiamo uno spazio bellissimo dove già gravitano decine di persone al giorno, siamo entrati a pieno diritto nel nascente panorama italiano dell’innovazione e dell’imprenditoria sociale italiana.

Open Hub Days from The Hub Milano on Vimeo.

Stiamo lavorando in altre 2 città (Roma e Rovereto) per far partire anche li’ 2 nuovi centri. E all’estero, ci hanno affiancato in quest’anno straordinario nuovi Hubs a Stoccolma, Porto, Vienna, Praga, San Francisco. Decine di altri sono in gestazione e stanno per partire.

Se il 2009 era l’anno dei pionieri, che hanno aperto la strada a The Hub in Italia, il 2010 sarà l’anno dei coloni, che getteranno le fondamenta di una comunità di Hubbers ancora più attiva, lavorando insieme per far decollare progetti e imprese sociali e sostenibili.

[via The Hub Milano blog]



Che aria tira?

17 01 2010

Questo che vi stiamo presentando è, a nostro avviso, uno dei più riusciti interventi di arte pubblica, nonché tra i più avveniristici ed efficaci servizi pubblici al cittadino del 2009. Le motivazioni? Provate a immaginare una struttura esteticamente gradevole, dalle forme pulite e leggere, dalla struttura non troppo complessa e che riflette i cambiamenti ambientali della città in cui è posizionata. Immaginate che sia anche in grado di trasmettere velocemente le informazioni puntuali che le avete chiesto. Insomma bellezza, funzionalità, integrazione e attenzione all’ambiente… semplicemente una delle migliori best practice pubbliche dell’anno.

La struttura Living Light è stata realizzata da The Living (David Benjamin e Soo-in Yang), su commissione della City Gallery e della Municipalità di Seoul, ed installata come padiglione permanente esterno nel Peace Park, di fianco allo Stadio dei mondiali di calcio 2002. La superficie di questo padiglione è una mappa gigante dei quartieri di Seoul, ridisegnata in base alla presenza di 27 centraline per la rilevazione della qualità atmosferica. La definizione della forma è stata molto accurata e grazie ad un apposito software che ha simulato 25.000 diverse combinazioni, gli artisti hanno ricavato il design più idoneo per progettare la struttura di sostegno.

Installata la struttura, questa è in grado di diventare una preziosa fonte di informazione: infatti essa segnala, grazie al sistema di illuminazione e ai dati che giungono dalle centraline, la qualità dell’aria di ogni quartiere. Se la qualità è migliore rispetto alla stessa giornata dell’annata precedente il settore di quel quartiere si illumina. Successivamente, offrendo un maggiore impatto visivo,  tutti i riquadri vengono spenti e si accendono in sequenza, partendo da quello con la migliore performance ambientale.

L’interazione con i cittadini è prevista su tre livelli: quando controllano personalmente la qualità dell’aria nei quartieri osservando i pannelli, oppure quando inviano alla centralina del padiglione un sms con il cap del quartiere di cui vogliono conoscere il dato ricevono una risposta (sempre tramite sms) e il quartiere si illumina per segnalare la sensibilità ambientale del cittadino. Infine c’è la vera e propria dimensione dell’arte pubblica, a partire dalla dimostrazione che un semplice padiglione può anche essere un nuovo tipo di spazio pubblico sino alla nuove forme di percezione e interazione fisica con lo spazio stesso. Numerose informazioni si possono trovare qui. Intanto vi anticipiamo un breve video, in attesa che anche da queste latitudini arrivi una boccata d’aria fresca e pulita.

Living Light: Display of air quality from David Benjamin on Vimeo.



L’Hub cerca casa

14 01 2010

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Polonia, fonte: www.pointclickhome.com

Come sapete anche l’Hub è in cerca della sua casa. Uno spazio che vi faccia sentire a casa: in cui vi piacerà venire per le persone che incontrate, le idee che circolano, per l’atmosfera piacevole e confortevole. Avete visto gli altri hub, attraverso i loro siti web (e qualcuno di voi è stato all’Hub di Londra). Vi siete resi conto della diversità che caratterizza il nostro network. Diversità e contaminazione sono gli ingredienti base degli Hub.

La casa di The Hub deve avere una metratura minima di 350-400 mq, comprendere un’open space di almeno 200 mq (il cuore dell’hub),  accessibile anche con i mezzi pubblici.

Se avete suggerimenti postateli nei commenti oppure scriveteci a info@hubroma.net

Australia

Australia, fonte: www.pointclickhome.com

Personalmente ho sempre pensato che casa non è banalmente il posto in cui abito, ma quello che sento come tale, quale spazio di relax, benessere e intimità. Un guscio, ma anche un sistema osmotico, sperimentato durante i tanti anni di convivenza con amici.

rotterdam

Olanda, fonte: www.pointclickhome.com

Gli Hub sono camaleontici, rispondono alle ambizioni, alle tradizioni, alle innovazioni, ai colori del proprio territorio; mettendo tutto questo in rete su scala globale.

gravity_defyingExtreme Tree House (Irian Jana, Indonesia)

Indonesia, fonte: www.pointclickhome.com

The Hub Roma sta cercando uno spazio distintivo, originale, funzionale e piacevole da plasmare assieme a voi. E a voi chiediamo supporto nell’individuare lo spazio che risponda meglio ai nostri bisogni, declinati al meglio durante le prossime co-creazioni.

ohio

Ohio, fonte: www.pointclickhome.com

Entro poche settimane – il 31 gennaio – vogliamo definire una short list degli spazi “hubbabili”.

canada

Canada, fonte: www.pointclickhome.com

Per tutto il resto pensate a un posto in cui dire wow quando si entra e che chiamereste casa!