Si si! Ecco The Hub Roma!

29 10 2009

logo hub

benvenuti hub roma

Ebbene si, dal 14 maggio scorso, quando si passeggiava con Alberto Masetti-Zannini per le strade della capitale e decisi a dare il la a The Hub Roma, qualcosa si è mosso. Non sono poche le manifestazioni d’interesse che registriamo nel corso delle nostre giornate “hubbesche”; alla ricerca di hubber nascosti tra palazzoni della pubblica amministrazione, polverose stanze universitarie, fantastiche librerie, bar carissimi, sale riunioni improvvisate o fantascientifiche. Abbiamo scovato hubber anche ad eventi culturali, feste, serate tra amici, ping back tra blog.

Il 7 novembre alle 16,30 in via Savona 13/A, (5′ da piazza Re di Roma) accadrà che folli innovatori sociali presenti sul territorio romano (e non solo, ci sarà anche il team di The Hub Milano) si ritroveranno per dar vita all’Associazione The Hub Roma.

Ecco il programma

Programma

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h 16,00

Benvenuti a The Hub

Connettendo…Shake your hands!

h 16,15

The Hub: il network internazionale per l’innovazione sociale

Il Team The Hub Roma

h 16,40

La co-creazione, un metodo, una visione

Il Team The Hub Milano

h 17,00

Gli hubber si presentano

Modera il Team The Hub Roma

Interverranno:

Vito Altobello

Antonio Amendola, Shoot for Change

Dalia Bardini, Studio Bardini

Adriana Buglione, RCMA

Davide D’Atri, Beatpick

Gialuca Del Gobbo, Flyer Communication

Gianluca Di Girolami, Liberi Nantes

Carla Foddis e Alessandro Dattilo, Es-Com

Alfredo Ferrante, Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali

Andrea Genovese, 7th Floor

Cesare Giordano, Friends of The United Nations, Italia

Andrea Granelli, Kanso

Carlo Infante, Performing Media

Davide Lamanna, Binario Etico

Stefano Longhini

Alberto Masetti-Zannini, The Hub Milano

Marco Meneguzzo, Università Roma “Tor Vergata”

Alessandro Messina, ABI

Alfonso Molina, Fondazione Mondo Digitale

Stefano Monti, Monti&Taft

Fabio Montorselli, Officina delle Idee

Alessandro Nasini, Maple

Gaetano Paparella, Icea

Arturo Parolini, RC – Ricerca e Cooperazione

Stefano Scialotti, Artefacta

Luca Sossella, Luca Sossella Edizioni

Michele Trimarchi, Università di Bologna

Federico Valerio, Associazione Kreattiva

h 18,15

Dal To Share di Torino “Squatting Supermarket” di  Salvatore Iaconesi* aka

xDxD.vs.xDxD e Oriana Persico (Art is Open Source)

Modera il Team The Hub Roma

h 18,30

Follow-up

Moderano il Team The Hub Milano e The Hub Roma

h 18,45

The Hub Roma Associazione, chi è hubber ci segua

h 19

Aperitivo offerto da The Hub Roma

Connettendo..Shake your glasses

L’evento è aperto

E’ gradita la conferma di partecipazione:

inviare nome e cognome, eventuale organizzazione di riferimento a

info@hubroma.net

In collaborazione con:

www.ongrc.org

www.ongrc.it

icea logo

www.icea.info

In rete con

www.toshare.it

www.toshare.it

Il luogo dell’evento, sede della ONG RC, non è stato scelto a caso. La location è facilmente raggiungibile, ma soprattutto ricorda il primo Hub che ha preso vita a Islington, Londra. Uno spazio che ha generato innovazione, diffuso idee e stili di vita, replicato esperienze che hanno raggiunto finalmente anche il nostro territorio.

Partiamo insieme da qui, poi…

Un hubbraccio e vi apettiamo sabato 7!



Italiani, smanettoni a metà

26 10 2009

half pc

Secondo  l’Ansa appena il 52,6% dei cittadini italiani - in gran parte uomini – usa il web.
Federico Cella, nel suo post sul Corriere.it, sintetizza  la ricerca dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche: tra gli oltre 2mila intervistati i più “smanettoni” risultano politici, giornalisti e docenti universitari. Il 66,8% delle aziende usa la Rete (93% per le aziende con più di cinque addetti), in particolare al Nord Italia e nel settore immobiliare. Tra queste, i domini più conosciuti sono il “.it” (99%) e “.com”(87,3%).

Infine, la posta elettronica personalizzata (associata ad un proprio domonio) è in uso alla metà delle imprese campionate e solo all’1,4% dei privati.

Le infrastrutture che permettono l’accesso alla banda larga risultano ancora distribuite in modo disomogeneo. I competitor Telecom in questo tipo di offerta  (dei c.d. “unbundling local loop”) si concentrano sulla metà della popolazione e nelle aree metropolitane più ad alto reddito.

Il potenziale inutilizzato è enorme…

[Dario Carrera]


Conigli fuorilegge

26 10 2009

usavichI (non teneri) Coniglietti di Usavich sono per me un vecchio amore per cui ne avevo già parlato in due vecchi articoli (Teneri terrificanti coniglietti e Usavich, stagione 3) sul mio blog ufficiale : Parola di MadGrin.

Come resistere, però, alla tentazione di farli conoscere anche all’attento lettore del blog di HUB Roma ?

Per cui, il mio consiglio del lunedì mattina, è quello di sedervi comodi comodi, indossare la cuffia se siete in ufficio e Brunetta vi spia e godervi le tre stagioni di Usavich dalla mia playlist su YouTube.

Usavich, le tre stagioni:

http://www.youtube.com/view_play_list?p=F17F2E8BA43A78B1



Liberi Nantes: fischio d’inizio

24 10 2009

woury_2008

Settembre 2008, con Federica Scaringella e Alberto Masetti-Zannini eravamo nel pieno delle nostre lugubrazioni mentali per dare forma a quella che poi sarebbe stata l’Asssociazione The Hub (”D-UB”, come l’avrebbe poi pronunciata solennemente qualcuno). Al rientro dal mio andirivieni da Milano, sfoglio velocemente Internazionale e mi imbatto in questo articolo che parla di una squadra di calcio “particolare”. C’è in evidenza la foto di un losco figuro (un “bianco”) che si appresta a soccorere in campo un calciatore infortunato (un “nero”). Poi guardo le foto a seguire. A parte i “neri”, vedo mulatti, asiatici, e tutti con un pallone. Bè, mi decido e leggo l’articolo.

E’ la Liberi Nantes, l’associazione sportiva con sede a Roma”che vuole dare, a chi non ha più patria né casa, un motivo per vivere – anzi per sopravvivere – alla persecuzione, alla tirannia, alla fame e alla miseria del proprio Paese, lasciato senza poter più tornare indietro. Ragazzi afgani, eritrei, irakeni e centrafricani, esuli che non hanno più patria e che il 24 ottobre 2009 si ritroveranno su un campo di calcio per inseguire la speranza di ricominciare. Lo faranno indossando una maglia particolare, con i colori delle Nazioni Unite e con il logo della Liberi Nantes, l’associazione che a Roma li aiuta a sentirsi liberi di giocare“.

liberi nantes-petra 2008

E’ la prima volta che una squadra di calcio interamente formata da rifugiati politici e richiedenti asilo politico (”migranti forzati” la definizione ufficiale) partecipa ad un campionato. Lo fa ripartendo, come lo sorso anno, dalla Terza categoria, il livello più basso del nostro calcio. E’ una scommessa lanciata da Gianluca Di Girolami (il losco figuro di prima), il presidente per vocazione dell’associazione.
E’ la passione per il calcio che dà a questi ragazzi forza e voglia per ricominciare. Ragazzi che non hanno certezze, perché oggi sono in un centro di assistenza e domani in un altro“.

Il richiamo mediatico dell’iniziativa è stato importante: vari articoli, interventi in radio, tv, un format dedicato, la presentazione al Festival internazionale del cinema di Roma qualche giorno fa. Il veicolo dei media è importante. Le idee e le risorse ancora di più. Le prime non mancano, le seconde..arriveranno di certo!

Mama

Fischio d’inizio ore 15 (appena finito di parlare con Giulio, il coach). Corro a preparare il borsone. Guanti, scarpe, parastinchi. Siamo senza portiere. Ho inviato un sms a Gianluca pregandolo di portarmi la magliettta da gara numero 1 o 22 (quella con lo “scudetto dell’UNHCR“). Si perchè le divise da gioco le lava anche lui…

La Liberi Nantes ASD si allena qui il lunedì ed il mercoledì. Ecco il Calendario della stagione sportiva:Calendario Girone E

[Dario Carrera]


A proposito di banche: gli amici del giaguaro

22 10 2009

Anche l’associazione The Hub Roma, come tutti prima o poi, si è trovata di fronte al problema di aprire un conto corrente bancario. Noi siamo tra quelli che ci facciamo qualche domanda già quando entriamo al supermercato, figuriamoci quando dobbiamo pensare ai nostri (pochi) soldi che ci sembrano un tesoro con il quale dare il nostro contributo per fare qualcosa di buono, per noi e per gli altri.

Il dilemma, molto conflittuale, ci ha tenuto in ballo a lungo: maggiore etica oppure le migliori condizioni economiche, piuttosto che la qualità del servizio o una capillare rete di sportelli su Roma. Insomma, è stato decisamente difficile salvare capre e cavoli. Lo stesso giorno che abbiamo deciso di affidarci a un certo istituto, ci salta all’occhio un annuncio, con relativa presentazione di un nuovo servizio che già aleggiava nell’aria da alcuni mesi, da parte di un importante istituto bancario.

Tale istituto, di cui non citiamo il nome perché vogliamo evitare pubblicità, proteste o prese di posizione nette nei suoi confronti, perché in fondo ci auguriamo che possa funzionare e contribuire a dare un positivo impatto socioeconomico, lancia una gamma di servizi e prodotti dedicati al terzo settore. Anzi, più propriamente al no profit, come dicono loro.

La genialità consiste nel creare, citiamo dall’articolo apparso sul magazine Vita, la figura dell’amico del non profit che, sempre secondo tale fonte, potrebbe essere un pensionato. Ecco, precisiamo di non avere pregiudizi verso tale categoria, tutt’altro. Ci auguriamo che facciano volontariato, contribuiscano all’educazione, al trasferimento di competenze e via dicendo. Ma che senso ha impiegare una figura non inquadrata professionalmente nell’erogazione di un servizio che, al contrario, richiede un elevato grado di professionalità? Potremmo aggiungere: in un paese che costruisce il proprio welfare sulle pensioni, contraddistinto dagli scarsi indici di impiego di personale laureato e giovane, è lungimirante la scelta di incentivare strategie di invecchiamento attivo?

Il terzo settore, come già detto, è contraddistinto da un’ampia presenza di lavoratori giovani, così come da alcune organizzazioni di seniores che, dopo aver spesso lavorato nelle imprese for profit, una volta andati in pensione scoprono l’impegno sociale. Non è il luogo per giudicare i risultati di questi arzilli nonni… piuttosto, cara banca, perché non pensare di specializzare giovani già formati? perché  trattare il terzo settore come quelli con le pezze al c… a cui poter rifilare il nonnetto bonario? Il terzo settore vuole e soprattutto ha bisogno di professionalità, altrimenti, più che mai, vale il famoso adagio: “Dio mi guardi dagli amici che ai nemici ci penso io”! Urgerebbe, a  tal proposito, un bello sketch degli amici del giaguaro… così forse anche negli uffici di CSR, qualcuno può scoprire che non siamo più i giaguari di una volta.



La voglia di etica ci rende euforici

22 10 2009

Anthony-Browne-My-Dad-ill-004“My Dad ill” di Anthony Browne

“[...] Il 92% degli italiani ritiene fondamentale o importante che la propria banca sia trasparente nell’indicare i settori in cui investe, l’81,2 % considera essenziale o importante che la propria banca investa una parte degli utili in progetti sociali o ambientali, mentre il 73,9% reputa fondamentale o importante che la propria banca non investa nel settore delle armi“. Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono dalla Ricerca “Voglia di Etica, cittadini, banche e finanza in tempi di incertezza” curata da Demos&Pi per Banca Etica e presentata a Roma. Dallo studio – supervisionato dal Prof. Ilvo Diamanti – emerge con chiarezza la voglia di etica e il desiderio dei cittadini di potersi affidare ad istituti di credito che sappiano garantire attenzione non solo ai profitti ma anche alla sostenibilità socio-ambientale dell’operato loro e delle imprese che finanziano. Un desiderio che, per ora, si traduce in azione e scelta di consumo concreta per una minoranza di segmenti sociali (giovani, persone con scolarizzazione più elevata, etc.) ma che tuttavia sono in costante crescita.

La ricerca ha messo in luce un atteggiamento ambivalente degli italiani nei confronti della banche: se il 68% degli italiani le ritiene importanti per lo sviluppo del Paese, ma ben il 65% afferma che “quelle oneste sono davvero poche”.  Gli italiani mostrano anche uno spiccato senso di “realismo” connotato anche da tratti di pessimismo: il 75,2% afferma che fino a oggi lo spazio per l’etica nel mondo dell’economia e della finanza è stato poco o nessuno, e solo il 26,5% si dice convinto che il superamento della grave crisi economica e finanziaria in corso poterà a una finanza “più giusta e rispettosa dei bisogni dei risparmiatori e degli investitori”».

Da Finansol.it

[Dario Carrera]


Quel concetto “vintage” di riciclo e rispetto della Natura.

21 10 2009

L’attuale avvicinamento di alcuni architetti alla natura  e alle questioni ambientali ci confermano l’esigenza di riappropriarsi di spazi semplici, salubri e vicini all’essenza “animale” dell’uomo.

L’emulazione degli habitat naturali che conosciamo a questo punto diviene inevitabile, e ci imbattiamo quindi nel piacevole “Beijing olympic stadium detto Nido d’Uccello di Herzog e De Meuron, ma in realtà ciò non basta.

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La forma non fa la sostanza.

Se si volesse sposare con questo anche la causa etica ambientale la sfida diverrebbe quella di studiare sì delle forme, ma che siano realizzabili con materiali già sfruttati e che la natura generosamente ci offre (si chiama riciclo…ci dice niente?troppo vintage come concetto?o troppo all’avanguardia?).

Un ponte di carta?

Sembra una follia… ? O è una provocazione?

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Ebbene è realtà!!!

Certo non sarà accattivante come quello avveniristico e maestoso de il Ponte sullo Stretto di Messina…o come quello di Calatràva a Venezia che sarebbe dovuto costare 4milioni di euro, diventati dopo anni di ritardi 20, un ponte che si “atteggia” a pedonale e in realtà non è  nemmeno accessibile a tutti.

Capiamo bene però il potenziale e la genialità dell’idea!

E’ come sposare il concetto di coesione tra natura e necessità architettonica.

Paper Bridge (2007) è uno dei tanti  progetti di Shigeru Ban, ideato per un evento estivo, vicino a Pont du Gard, a Nimes in Francia.

Ma prima di questo lo avreste mai immaginato possible?

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Non solo, la carta è stata anche la soluzione per sostituire i classici pali d’alluminio delle tende per rifugiati in Rwanda, precisamente nel Byumba Refugee Camp.

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Si chiamano Paper Emergency shelters for UNHCR ne son stati installati 3 dopo lo scoppio della Guerra civile del 1994, un’alternativa a basso costo, riproducibile on-site, che ha evitato così anche di infierire sul problema della deforestazione.

Il maestro ha cominciato da tempo.

Carta bamboo e materiali riciclabili sono al nostro servizio.



L’ambientalismo 2.0

19 10 2009

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La condivisione in rete delle possibili soluzioni ai grandi temi, quali cambiamento climatico, povertà, accesso alle risorse di base,informazione ecc. non è tema nuovo. La proliferazione di ambienti di discussione, social network e sistemi peer to peer è evidente. Ambiziosi ed originali sono invece le modalità ed i processi con i quali questi si declinano.

In termini di “vita ad impatto zero”, Floriana Ferrando riprendeva ad inizio Ottobre alcune esperienze interessanti nate in USA, dalle quali forse anche i movimenti italiani potrebbero imparare qualcosa;

La prima è change.org, piattaforma d’informazione su diritti umani e imprenditoria sociale, con sezioni dedicate a job seekers, campaining e fund raising di progetti. I tantissimi tentativi fatti in Italia per uniformare i portali di accesso alle informazioni di movimentismo scoraggiano dall’intraprendere la stessa strada, anche se denunciano una lacuna da colmare.

creative citizen è invece un sito con proposte per il risparmio energetico formulate dalla community “creativa”, un luogo in cui le persone possono facilmente trovare i modi per risparmiare denaro, tutelare l’ambiente e vivere bene. Raccoglie le volontà di tantissimi aderenti attorno ad una singola azione e spesso raggiunge importanti risultati.

Un ruolo simile lo gioca celsias, simile a Creative Citizen, ma apparentemente più “corporate”, con oltre 200 organizzazioni registrate (tra cui Disney, Sun Microsystems, WWF, Columbia University, The University of Auckland, New Zealand Post and Ausra Solar Technologies). Il suo obiettivo è quello di aiutare gli individui, le aziende e le organizzazioni ad organizzare cose concrete per combattere il cambiamento climatico.

Sull’onda di queste nuove forme di sensibilità e partecipazione il 18 ottobre a New York parte il No impact project, la proposta di una settimana ad impatto zero. Gli ideatori, una giovane coppia e la loro bimba piccola, l’hanno fatto per 365 giorni! Dando vita ad un manuale, un libro ed una piattaforma on line.

Per scaricare il manuale, clicca qui

Potreste provare l’inizitiva perché:
-siete degli ambienatalisti radicali;
-volete cambiare il mondo, credete sia possibile e questa è una delle vie praticabili;
-siete “in bolletta”;
-siete annoiati della vostra vita coniugale.
…A voi la scelta!

da Finansol.it

[Dario Carrera]


E il concetto sessuale dell’arrivare primi al semaforo rosso

19 10 2009

Semaforo USB

Che poi è un titolo che non vuol dire molto.
Ma d’altronde se i miei post avessero avuto un significato io non curerei questa rubrica.

Comunque, provate a pensarci su. Insieme a me.
State su uno bello stradone, ampio e scorrevole sul quale state tenendo una velocità decente ma, comunque, entro i limiti prescritti dalla legge.

In fondo c’è un incrocio. Uno di quelli belli con le strisce per terra, le aiuole e quella simpatica decorazione simil-natalizia che assume tre colori principali se non è rotta: il semaforo.

Bene, il quadro è completo e permette di ottenere una prima classificazione dell’automobilista: quello la cui sessualità è legata alla potenza e ai traguardi raggiungibili dalla sua auto e tutto il resto del mondo.

Gli afferenti alla prima categoria hanno il piede destro saldamente incollato all’acceleratore. Spostarlo sul freno vorrebbe dire confessare al mondo intero qualche deficit sessuale e così decidono di non cedere a questo vergognoso gesto fino a che non si ha altra alternativa: lo stop del semaforo.

Non importa se la loro folle corsa blocca la manovra ad una macchina che sta tentando di uscire in retromarcia da un parcheggio da svariati minuti (quello sono io che poi, rosicando, mi sfogo scrivendo questo post) o minaccia l’incolumità di un pedone che non riesce ad attraversare (ah si, guarda caso sono sempre io!), ecc. (nell’ecc. ci sono ancora io! Ma tu pensa …).

Tutto ciò è trascurabile in confronto alla gioia dell’inchiodare allo stop e bearsi della confortevole luce rossa del semaforo che scalda i cuori di tutti quei poveri automobilisti inariditi dalla crudeltà della strada.

Io dico: più semafori per tutti. Solo rossi. Basta con gli altri inutili colori.

MadGrin è anche denuncia sociale, echeccavolo!



Greenpeace sui tetti di Westminster

12 10 2009

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Da ieri mattina gli attivisti di Greenpeace UK “popolano” il tetto del Parlamento inglese.

Obiettivo: portare all’attenzione il tema del cambiameto climatico con un manifesto di dodici punti.

Tra questi: l’azzeramento delle emissioni di carbonio entro il 2030, un blocco all’espansione degli aeroporti, investire nelle energie rinnovabili, in particolare nell’eolica, nuove tasse sull’inquinamento.

Tre manifestanti  sono stati arrestati, 23 fermati, 31 sono ancora sul tetto (fonte: The Guardian).

[Dario Carrera]