Wangari Maathai

26 06 2010

wangari maathai the hub roma E’stata la prima donna cetrafricana:

-a conseguire una laurea (1971, Università di Nairobi, in biologia);
-ad ottenere una cattedra alla Facoltà di Veterinaria (per i 6 anni successivi) e pretendere, con successo, la stessa retribuzione dei suoi colleghi uomini ma con il titolo “professore maschio onorario”;
-a fondare il Green Belt Movement (1977), associazione ambientalista che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya, (ma anche Etiopia, Tanzania, Uganda, Malawi, Zimbabwe) per combattere l’erosione della terra (ahimè i rapporti annuali si fermano al 2007);
-a presiedere il Consiglio nazionale delle donne del Kenya, (1981-1987);
-a prendere il Premio Nobel per la Pace (2004).

Un articolo di IL (inserto del Sole24Ore, n.21, p.94) ha solleticato il mio archivio mentale, sezione “persone che stanno cambiando il mondo”. Nella bella intervista, fatta in occasione di una conferenza a Bologna a cui la stessa Wangari Maathai ha partecipato (e dove ha presentato il suo ultimo libro “La Sfida dell’Africa“), alcuni passaggi sono di grande interesse. Tra questi:
-Una forma di ribellione è piantare alberi.

-I danni incalcolabili del colonialismo hanno portato ad uno stato africano “fittizio”. Un “insieme disomofìgeneo di micro-nazioni che le potenze coloniali hanno costretto assieme in una singola macro-nazione. Il Kenya è formato da 42 micro-nazioni, la Nigeria da 250, il Cameroon da almeno 200″.

-”Kenya” si chiama così perchè nel 1849 due esploratori tedeschi “chiesero alla loro guida (che trasportava una zucca) come si chiamasse quella montagna”. Pensando si riferissero alla zucca, la risposta fu kii-nyaa. “Gli europei hanno rinominato tutto quello che hanno incontrato creando un vero scisma nella nostra mente.”
-Il colonialismo non è finito! I grossi appalti, diritti di sfruttamento delle materie prime e di deforestazione “oggi sono in mano ai cinesi. Sono loro i nuovi colonizzatori”.

Prossimi progetti? Piantare un miliardo di alberi.

“Io lo faccio per i vosri figli. Mica per me che ho passato i settanta”.

[ Dario Carrera ]



Software libero e Trashware: ciclo di seminari gratuiti all’Università La Sapienza di Roma

18 05 2010

Il CATTID-Sapienza Università di Roma organizza, in collaborazione con gli amici di Binario EticoFree Hardware Foundation un ciclo di seminari gratuiti su trashware e software libero.

A partire dal 20 maggio, quattro appuntamenti, il giovedì dale 10 alle 13 presso il CATTID, Piazzale Aldo Moro, 5

I quattro incontri verteranno su:

1. Hardware e software

2. Hardware: produzione e consumi

3. Rifiuti e panorama legislativo

4. Il riuso di hardware (trashware)

Per prenotarsi basta scrivere a formazione@binarioetico.org

…ancora 18 posti disponibili!

(via Binario Etico)



I farmers’ markets anche a Dubai

17 05 2010

Sul quotidiano The National del 20 aprile scorso, si leggeva:
“This weekend sees a genuine first in Dubai: a farmers’ market selling produce only grown in the Emirates and Oman with the proceeds going directly into the farmers’ pockets rather than filtered through the tight grasp of big supermarkets.
E ancora:
“I think it’s extremely important that the population at large starts appreciating what’s under their noses.”

Ebbene si! Anche a Dubai i farmes markets. Dal mese scorso, gli agricoltori di Oman ed Emirati Arabi potranno vendere direttamente, senza intermediazioni, i propri prodotti presso il mercato locale gestito dal ristorante Baker & Spice (promotore dell’iniziativa).

“Una novità importante, in paesi dove si tende a pensare che l’unico cibo di qualità sia quello importato” (Fonte: Internazionale n.846, 14/20 maggio 2010: p.89)

L’appuntamento è al Souk Al Bahar di Dubai, di fronte al Baker & Spice, il venerdì dalle 11 alle 15!

[Dario Carrera]



Here Comes The Sun

12 05 2010

Nonostante le nubi islandesi e la pioggia insistente è in corso (fino al 16 maggio) la terza edizione italiana dei Solar Days, la campagna di informazione sugli impieghi dell’energia solare, supportata dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma Intelligent Energy Europe, e che sta coinvolgendo enti locali, scuole, organizzazioni ambientaliste, aziende che operano nel settore e la cittadinanza più attiva.

L’aspetto peculiare degli eventi in programma si manifesta nell’attenzione dedicata alle nuove generazioni, nella divulgazione dei vantaggi ottenibili grazie all’utilizzo della fonte energetica solare, nella promozione di comportamenti virtuosi che favoriscano la realizzazione di progetti di sviluppo sostenibile in campo ambientale e nell’attività di informazione sull’esistenza di finanziamenti e forme di incentivazione a livello nazionale, regionale ed europeo.

L’Agenzia di euro-progettazione per lo Sviluppo e l’Integrazione Europea Es-Com (Esprit Communautaire), in particolare, coordinerà un gruppo di euro progettisti con il “pollice verde” che realizzeranno iniziative solari in tutta Italia, coinvolgendo istituzioni, associazioni e sponsor sensibili alla tematica, attivandosi con entusiasmo nel proprio territorio di riferimento.

Anche l’Hub Roma ha voluto partecipare all’iniziativa supportando Es-Com nell’organizzazione di un ESD il 13 maggio, in partnership con “Explora” Il Museo dei Bambini, in via Flaminia 82 (p.zza del Popolo). Nell’area esterna al museo si svolgerà un concorso di disegno parallelamente ad attività di insegnamento sui principi della Sostenibilità, mentre all’interno, in uno spazio dedicato, saranno realizzati dei laboratori. E’ prevista la partecipazione di oltre 10 classi provenienti da una scuola media, a cui verranno offerti dei gadget fotovoltaici, realizzati dall’azienda giochi solari. Vi aspettiamo a partire dalle 11 e per tutto il pomeriggio sino alle 16.

Nel Lazio, il Comune di Velletri ha in programma per il 16 maggio, dalle 10.00 alle 19.00, attività di divulgazione informativa multimediale “Sunny Day”, un concorso per bambine e ragazzi “Viaggio di un raggio di Sole” e infine un incontro informativo con informatori del settore; durante l’intera giornata sarà possibile incontrare espositori del settore.



Case da pacchi

9 03 2010

Fino al prossimo 1 luglio è in corso a Parigi, presso la Cité de l’Architecture, la mostra “Vers de nouveaux logements sociaux“. La mostra è un’importante occasione di dibattito per i cugini d’oltralpe riguardo i problemi connessi al social housing, alle normative e alle politiche di edilizia popolare che, nel corso degli ultimi vent’anni (come in Italia, del resto), si sono sensibilmente trasformate. Soprattutto è un’ottima occasione per vedere gli ultimi progetti low cost in tema di edilizia residenziale, dunque utilizzabili quali modelli di edilizia popolare.

Per ora ve ne mostriamo uno per almeno due ragioni:  per la ridotta impronta ecologica dovuta a un fabbisogno energetico molto basso e per l’originalità della soluzione adottata che promette di essere anche gradevole in termini estetici.

SkinWall - Grenoble

SkinWall - Grenoble

Il progetto SkinWall che vi presentiamo, è un palazzo da 68 abitazioni ed è stato progettato dall’architetto Edouard Francois per l’Opac 38 di Grenoble. I costi di realizzazione preventivati sono di 1622 € a mq per un totale di 148.120 € per ogni abitazione. Il palazzo è stato costruito con l’obiettivo di un ridotto consumo energetico per il riscaldamento grazie al particolare trattamento che ha riguardato le facciate. L’architetto per quest’ultimo elemento ha disposto una soluzione originale, come è suggerito dal nome del progetto: la muratura, realizzata secondo le tecniche tradizionali, è stata rivestita da una membrana, simile a una pellicola da film, che avvolge tutti i tre corpi di fabbrica (quello centrale longitudinale e i due laterali che si innestano trasversalmente). Questo trattamento garantisce un’efficace isolamento termico e, cosa piuttosto rara per l’edilizia pubblica, presenta suggestioni estetiche fascinose nella citazione dei famosi interventi di land e public art di Jean Cristo. La casa ha inoltre altri elementi di valore, quali ampiezza degli spazi comuni, ampia presenza di verde, ecc. Il cerchio è chiuso, o meglio il pacchetto è bello che fatto.



Le 75 destinazioni turistiche più sostenibili

2 03 2010

Richard Hammond – un membro di The Hub Islington e fondatore di Greentraveller.co.uk – ha appena collaborato alla pubblicazione nel rispettabile giornale inglese The Guardian di una lista delle 75 destinazioni turistiche più sostenibili al mondo. Da case di montagna a piccoli hotel, da località di surfing a tende nel deserto, questa lista è il vostro Baedeker ad una vacanza più ecologica e responsabile.

La decisione di chi includere in questa lista è stata affidata – oltre che al guru Richard – ad un panel di esperti dell’industria del turismo, capitanati da Graham Miller, Direttore di Studi Internazionali dell’Università del Surrey; affiancato da Tim Smit, CEO e co-fondatore dell’Eden Project, Alastair Sawday, fondatore delle guide Sawday ai Posti Speciali Dove Stare, e da Miranda Krestovnikoff, presentatrice televisiva esperta in ecologia della BBC. Tra i partners dell’iniziativa anche il Forum for the Future, noto qui in Italia come The Natural Step, che The Hub Milano conosce bene (anzi, Eric Ezechieli era all’Hub Milano proprio ieri!).

Una bella iniziativa, che ci fa ben sperare sulle potenzialità – soprattutto in Italia – di una svolta verde dell’industria del turismo.

[via The Hub Milano]



CSET – CI SIAMO

9 02 2010

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Si tratta del primo campus indipendente della Cina e nasce per il preciso intento di divulgazione delle tecnologie sostenibili come solare, fotovoltaico, eolico, eccetera.

Nato da un’idea di Mario Cucinella, al suo interno sorge il Centro per le tecnologie energetiche sostenibili (Cset, Centre for Sustainable Energy Technologies) che ospiterà un centro visitatori, laboratori di ricerca e aule per corsi di specializzazione. L’edificio di 1.300 metri quadrati è diviso in due zone: il piano interrato (circa 800m2) e la torre (circa 500m2).

Il suo concept  ricorda le lanterne e i ventagli di carta di riso della tradizione cinese.

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Adagiato su un grande prato a ridosso del piccolo fiume che scorre internamente al campus, ha una struttura parzialmente opaca che viene interrotta da una piega trasparente che realizza la facciata dell’edificio dando così origine a una forma dinamica per essere così ben disposta alle diverse esigenze legate all’orientamento.

Il complesso è interamente rivestito da una doppia pelle in vetro con motivi serigrafati .Un’ampio lucernario sul tetto convoglia la luce naturale a tutti i piani dell’edificio e contemporaneamente  assicura un’efficace ventilazione naturale.

Il padiglione utilizza energia geotermica, rinfrescando e riscaldando la massa dei solai per ottenere un effetto radiante sia in estate che in inverno. Il sistema di aperture è stato studiato per ottimizzare l’irraggiamento solare e minimizzare l’uso di luce artificiale.

Emissioni totali di CO2 per climatizzazione (calcolate secondo il “CO2 factor” cinese): 11kgCO2 /m2 anno anzichè di 49kgCO2 /m2 anno: -78% CO2.

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Un ‘edificio capace di trasformarsi dal giorno alla notte, in una cosa non cambia: la sua INDIPENDENZA energetica!



20,20,20: le misure del futuro.

26 01 2010

da www.ecoact.org

immagine da www.ecoact.org

Eccovi un articolo dell’amico Andrea Pugliese sui green jobs

La direttiva comunitaria nota come Pacchetto Clima-Energia 20, 20, 20 fissa obiettivi vincolanti, che vanno raggiunti entro il 2020, di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 col conseguimento della quota del 20% da fonti rinnovabili sul totale dei consumi, di incremento dell’efficienza energetica con risparmio di consumi del 20%.

Una ricerca Bocconi ha calcolato che per raggiungere tali obiettivi sono necessari circa 100 Miliardi di investimento nel periodo, pari a circa 8 miliardi l’anno. Tali investimenti possono avere tre diverse strategie di impiego:

  • in continuità con la situazione attuale in cui il 70% degli investimenti su tecnologie è stata opera di soggetti stranieri in cui l’industria italiana, puntando sull’indotto e i servizi  potrebbe fatturare circa 2,4 miliardi l’anno. Lo studio Bocconi ipotizza 100.000 nuovi posti di lavoro.
  • di riconquista del ruolo italiano come leader nei settori idroelettrico e termoelettrico, con la possibilità di passare a una fetta di mercato intorno al 50%. Per 150.000 nuovi posti di lavoro.
  • Valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili puntando a una leadership mondiale. In tal caso la presenza straniera su mercato si potrebbe ridurre al 30%. Per 250.000 nuovi posti di lavoro.

È evidente che il secondo e il terzo scenario diventano concreti se vi è un continuo e sistematico investimento in Ricerca e Sviluppo unito a accordi tra soggetti pubblici e privati in chiave di innovazione.

L’indagine ISFOL 2009 evidenza quanto cresca l’occupazione nel settore ambientale.

Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E nel 73,5% dei casi il contratto è a tempo indeterminato. Isfol evidenzia come i nuovi “professionisti dell’ambiente siano sempre più spesso donne (25,5%) e col “colletto bianco”.

Molti stati europei, Germania in testa, hanno identificato nella green economy l’ambito in cui possono coincidere le ambizioni di sviluppo economico per uscire dalla crisi, l’innovazione, l’occupazione, la qualità della vita. Può dare un’idea segnalare quanto il solare in Germania valga 59.000 posti di lavoro contro i 4.700 italiani, l’eolico 85.000 contro 15.000.

Il Rapporto ISFOL ha avuto un buon riscontro sulla stampa e questo indica che questi temi cominciano a fare breccia nell’immaginario collettivo. Io aggiungo che la visione molto econometrica del Rapporto 2009 contempla solo a una parte delle implicazioni occupazionali che porta con se una vera green economy. Ci saranno molti lavori nuovi ma tutti i lavori tradizionali ne verranno modificati.

Si parla di Assicuratori ambientali specializzati in ecopolizze, di avvocati ambientali esperti in diritto della conservazione e tutela dell’ambiente, Ecoauditor che verifica che i processi produttivi rispettino le norme, Ecobrand manager responsabile progettazione di linee di prodotti sostenibili. Fin di Ecoblogger che gestiscano per conto di aziende blog scientifico-ambientalisti.


La bellezza del futuro è che non lo conosciamo, tuttavia per raggiungere gli obiettivi del 2020 occorre puntare:

  • sullo sviluppo delle tecnologie e dunque delle competenze specialistiche, come indicato da ISFOL;

  • introdurre “green skills” in tutte le professioni, dall’architetto all’autista, dal pubblicitario al macellaio al bancario, con una campagna trasversale pari per impatto almeno a quella che si è realizzata per le norme sulla sicurezza sul lavoro o sulla privacy;

  • cambiare i comportamenti dell’opinione pubblica sapendo che le risorse disponibili non sono infinite e che un uso responsabile delle stesse è l’unico modo per immaginare un futuro planetario che non ci veda estinti.



La UE ci fa sapere quant’è “etico” il cacio con le pere.

23 01 2010

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Via all’utilizzo di alimenti  a “km zero” .

Nuova legge europea, proposta dalla Coldiretti, per aiutare gli enti locali a promuovere e utilizzare i propri prodotti.

Gli obiettivi sono la tutela e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare regionale e la sostenibilità ambientale.

Ma la questione è anche economica.In Italia l’86% dei trasporti avvengono su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura.

Ed anche la ristorazione a questo punto coglie l’occasione per crearne dei menù a km zero con materia prima di stagione.

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Ad essere onesti, tutto questo avveniva prima della suddetta legge, ma finalmente si è data voce agli agricoltori che avevano già sensibilizzato i cittadini nei loro mercati, ed in Veneto è già realtà.

Coldiretti fa notare infatti, che lo scorso anno 7 italiani su 10 hanno fatto acquisti direttamente da una agricoltore almeno una volta.

Trattorie, banchi di mercati rionali e chef sensibili, come anche le botteghe equosolidali erano già propensi da tempo a questa politica del mangiare sano e a basso impatto ambientale, per non parlare del recupero di varie tradizioni culinarie.

Un fenomeno, quello del menù a km-0  ben noto in altri Paesi come la Francia e la Germania, ma anche gli USA hanno visto un aumento dei farmers market del 53% nell’ultimo decennio.

E chissà che anche alla Casa Bianca non si decida di convertire quella gran parte di giardini in un orto.





Pausa al concept bar

21 01 2010

Tutti quanti conosciamo, almeno approssimativamente, la pratica del Fair Trade, in Italia meglio nota come Commercio Equo e Solidale, esperienza nata a cavallo degli anni 70 e cresciuta sensibilmente a partire dagli anni 90. Come saprete, il fair trade ha l’obiettivo di stabilire una ripartizione più equa tra i diversi soggetti che compongono la filiera produttiva di alcuni prodotti alimentari quali caffè, tè, zucchero e cioccolato per citare i più conosciuti e diffusi, garantendo in particolare condizioni migliori per i produttori agricoli del sud del mondo che stanno alle origini della catena.

Il giusto compenso ai coltivatori e agli allevatori è diventato un problema che ha ormai travalicato i confini del sud del mondo e le tipiche produzioni già citate, per investire anche prodotti quali cereali e latte delle nostre latitudini, come dimostra anche il recente intervento di Mister Prezzi (il che è tutto dire) riguardo i prezzi al mercato stabiliti dai nostri più famosi pastifici. Se i produttori del sud del mondo devono fare i conti con condizioni di vita molto più difficili, con una grave difficoltà di penetrazione sul mercato, con un rischio di mortalità d’impresa elevato, una ripartizione dei prezzi così sbilanciata determina il comune problema degli investimenti atti a preservare maggiormente l’ambiente e all’innovazione di processo e prodotto che determinano maggiore qualità e sicurezza per i consumatori.

Le sfide per la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare non possono essere perse. Il fair trade nella maggior parte dei casi consente ai produttori di migliorare questi parametri grazie all’adozione di varietà pregiate, monoculture e tecniche bio. Il caffè fair trade è ancora una realtà di nicchia: 1% del mercato Usa, 2% di quello inglese, in Italia una stima ragionevole è quella del 2-3%. Ma non c’è solo la produzione e la distribuzione al dettaglio. Al bar una tazzina di caffè costa circa 0,084 € (1 Kg di caffè all’ingrosso costa ca 12 €), pertanto il margine del produttore del sud del mondo resta comunque basso anche se affiliato al circuito fair trade.

Per questo l’ong Oxfam ha lanciato la catena di bar Progreso nella quale si vendono prodotti equo e solidali e si aggiunge una piccola maggiorazione a tazza che viene devoluta alla Fair Trade Foundation per sostenere i piccoli produttori. I primi due bar sono a Londra, a Covent Garden e Portobello Road e vi sono possono trovare diversi prodotti realizzati con materie prime provenienti dal circuito Fair Trade quali i muffin.

Anche in Italia vi sono esperienze di distribuzione di prodotti fair nei bar (spesso nelle botteghe del mondo e librerie con angolo bar, nei bar universitari, ecc.) o catene di bio bar, tuttavia manca ancora la  vera e proprio catena di concept bar basata sui principi del Fair Trade. Pensiamoci magari durante la prossima pausa caffè e proponiamo al bar di fiducia di utilizzare almeno il caffè giusto.