Definendo Innovazione Sociale

23 06 2010

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

È ospite fisso delle elucubrazioni di convegni, meeting, cene di lavoro. È qualcosa che affascina e incuriosisce, difficilmente si accetta come data e spesso scivola via per cambiare forma: è la definizione di innovazione sociale.

Poco più di un mese fa, in una conferenza abbiamo affermato che “forse l’innovazione sociale non ha bisogno di essere definita”, su friendfeed un commento è stato “non in modo assoluto e statico, ma comunque con una serie di ipotesi semistrutturate a grande velocita’ di variazione”.
Da poco più di quattro anni studio il terzo settore, l’imprendotoria sociale, l’innovazione sociale. La letteratura è ricca di modelli e teorie riguardo i primi due topic; per il terzo, la tendenza è quella di ancorarsi maggiormente alle pratiche esaltandone le rilevanze empiriche.

Codificare un fenomeno è importante, ma dettarne rigidamente i binari non risponderebbe alla natura dello stesso. Si è provato a definire una volta per tutte l’innovazione sociale. Risultato? Missione fallita con successo. E’ un fenomeno in continuo divenire. Che si innova e si ripensa, che replica modelli e inventa mercati, che rende scalabili soluzioni e accessibili servizi. E’una idea che se condivisa diventa realtà, un’organizzazione, un’impresa, un network, una lobby, un atto con forza di legge. L’innovazione sociale è attorno a noi e non avere una definizione unica è il segreto del successo.

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

L’OECD in una recente pubblicazione la definisce, nella sua accezione più ampia, come un cambiamento sociale in risposta alle sfide ed ai bisogni della collettività. Implica un cambiamento di concetto, di processo, di prodotto, di organizzazione favorendo nuove relazioni con gli stakeholder ed i territori.
L’innovazione sociale cerca nuove risposte ai bisogni della collettività, identificando e offrendo nuovi servizi che migliorino la qualità della vita degli individui e delle comunità e implementando processi
innovativi di inserimento lavorativo, di integrazione, nuove forme di partecipazione, lavoro, competenze.

Il Presidente della UE Barroso, nel 2009 affermava che “le crisi finanziarie rendono la creatività e l’innovazione in generale, l’innovazione sociale in particolare, sempre più importanti per favorire la crescita sostenibile, l’occupazione e incrementare la competizione. A tal fine è stata istituita una task force ad hoc sulla social innovation. Allo stesso tempo alla Casa Bianca di Obama è nato un “Office of Social Innovation” (ne ho già parlato qui).

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

In un reporti di tre anni fa di NESTA, si poteva leggere che per rendere scalabile l’innovazione sociale, elementi fondamentali sono le c.d. “api” – piccole organizzazioni, gruppi informali, individui con nuove idee, dinamici, veloci, capaci di “impollinare” e contaminare le grandi organizzazioni (gli “alberi”). Le nostre api sono gli hubbers! Gli nnovatori sociali di The Hub.

marina berardi the hub roma

Lo scorso 11 giugno, durante il nostro Temporary Hub abbiamo ospitato la tavola rotonda “Cos’è l’Innovazione Sociale?”.
Abbiamo offerto con Alfonso Molina (Prof. d’Innovazione presso l’Università di Edinburgo e Direttore Scientifico della Fondazione Mondo Digitale) alcune definizioni e spunti di discussione. Obiettivo è stato proporre una prima codifica – aperta ed in continua evoluzione – di innovazione sociale di The Hub Roma.

La stessa è stata inserita nel nostro wiki (aperto anch’esso),  arricchito dei vostri commenti e contributi.

Vi segnaliamo alcuni input di partenza, output della tavola rotonda. Iniziamo da qui, il wiki è aperto!

<<Le innovazioni sociali sono le nuove idee per risolvere le pressanti sfide sociali ed ambientali che ci circondano.

L’innovazione sociale può essere un prodotto, un processo, una tecnologia, ma anche un principio, un idea, un atto normativo, un movimento, un’azione o combinazioni di queste.

L’innovazione sociale, ampiamente definita, è intesa come la capacità, l’abilità, la forza di una società di comprendere, analizzare, affrontare e risolvere i suoi problemi socio-ambientali. Si sostanziano in innovazioni di prodotto o di processo, il cui impatto va a beneficio della collettività rispetto ai singoli promotori o comunità di riferimento.

L’innovazione sociale scardina la tradizionale tripartizione Stato-Mercato-Non Profit: appartiene a tutti i settori, li contamina, ne accentua le intersezioni. Dal riuso di materiali al design, dall’imprenditoria sociale alle politiche pubbliche, dall’arte alla finanza, dalle energie rinnovabili alla comunicazione sostenibile, dall’agricoltura alla robotica. L’innovazione sociale è attorno a noi.>>.

Le formule
Una prima, più semplice.

novelty + improvement + sustainability = social innovation

Una serie più articolata, con variabili chiave quali fattore di scalabilità, di trasformazione, tempo.

social (invention + implementation) = social innovation (change for the benefit of society or disadvantaged groups)

•social (invention + implementation) X scaling factor = social innovation
spread (society or disadvantage group)

•social (invention + implementation) X time factor = social innovation
sustainability (duration)

•social (invention + implementation) X transformation factor = social
innovation impact (society or disadvantage group)

….voi che ne pensate?…vi aspettiamo sul wiki!

[ Dario Carrera ]



Muhammad Yunus @ The Hub Vienna

19 05 2010

foto di di Matthias Brandstetter

L’11 maggio il neonato Hub di Vienna ha ospitato Muhammad Yunus in occasione del Social Business Tour.

In compagnia del Premio Nobel: Michael Meyer (NPO Institut), Werner Binnenstein-Bachstein (Caritas), Sava Dalbokov (good.bee), Alexis Eremia (emersense), Hans Reitz (Grameen Creative Lab), Nikolaus Spieckermann-Hutter (3TS Capital Partners) e Jonathan Robinson (Hub World).

Per le altre foto dell’evento, a cura di Matthias Brandstetter, cliccate qui

[Dario Carrera]



Dallo Shoptivism all’Active Consumer

3 05 2010

E’ solo il primo step di un percorso nato da una chiacchierata con Salvatore Iaconesi, in cui volevamo legare arte digitale, ricerca, responsabilità ed etica d’impresa, consapevolezza e partecipazione dei consumatori. Ne è nata una collaborazione molto interessante – pensate un pò, addirittura coinvolgendo studenti di diverse facoltà e università – e dalle potenzialità straordinarie.

Domani un primo assaggio, vi riportiamo una sintesi del comunicato stampa, che potrete leggere in forma integrale sul sito di  FakePress o di Frontiere Digitali

FakePress, Art is Open Source e The Hub Roma

in collaborazione con

il Corso “Sperimentazioni di Tecnologie e Comunicazioni Multimediali” della Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni – La Sapienza”, Dipartimento di Disegno Industriale
e
il Corso di “Economia delle Aziende Non Profit” della Facoltà di Economia – “Tor Vergata”

sono lieti di invitarvi alla lecture:

Squatting Supermarkets/iSee
I fondamenti artistici, l’eco-sostenibilità, il mercato: dallo Shoptivism all’Active Consumer

Chi: Oriana Persico e Cary Hendrickson (AOS/FakePress), Dario Carrera e Ivan Fadini (The Hub Roma/Facoltà di Economia Tor Vergata), Ilaria Bassi, Vanessa D’Acquisto, Piergiorgio Malfa, Vittoria Mauro (gruppo di ricerca del Corso di Economia delle Aziende non profit – Tor Vergata), Salvatore Iaconesi (docente ospitante)
Cosa: lecture/workshop
Dove: Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni, Via E. Gianturco 2 (Roma) – aula G 11
Quando: il 4 maggio 2010 – dalle 9h alle 12h

Eccovi una sintesi del comnunicato stampa. Vi consigliamo di approfondire qui.

—————————————————————————————————–

Presentato per la prima volta al Piemonte Share Festival 2009, Squatting Supermarkets ha due anime: un’istallazione site specific e una tecnologia innovativa, iSee. L’installazione riproduce un supermercato interattivo in realtà aumentata in cui la vasta rete di connessioni che definisce la storia del prodotto si esplicita e diventa accessibile, estendendo in senso ecosistemico, narrativo e poetico le tecniche di tracciamento e manipolazione dei dati che le corporation sfruttano per fini esclusivamente commerciali e/o politici: incrociare dati provenienti da codici a barre, RFID, carte di credito, transazioni finanziarie.
Avvicinarsi a un prodotto diventa un’esperienza immersiva nella sua storia, con la possibilità di scriverne una parte: muovendo le mani, disegnando gesti, esponendo il proprio punto di vista e le proprie emozioni. Il prodotto si anima, diventando uno spazio di espressione, una rete di relazioni, un dominio di possibilità e opportunità, dove le storie che nasconde (quelle di chi lo produce e di chi lo consuma) entrano improvvisamente in scena (story telling distribuito).

La porta di accesso a queste storie sono proprio i loghi (shopping based narratives). Cuore tecnologico dell’istallazione, iSee è una applicazione mobile in realtà aumentata basata sul riconoscimento delle immagini. Inquadrando il prodotto, l’applicazione lancia il sistema di image processing che riconosce il logo, consentendo all’utente di accedere a una strato aggiuntivo di informazioni, provenienti da una pluralità di fonti.

Il 4 maggio dalle 9 alle 12, il laboratorio di Interaction Design di FakePress analizzerà le possibilità di espressione e interazione dello shopping based narrative proposto in veste artistica/performativa da Squatting Supermarkets e nella versione tecnologica/infrastrutturale da iSee.

Oriana Persico affronterà le tematiche legate all’installazione, introducendo lo statement artistico; Cary Hendrickson si focalizzerà sui temi dell’eco-sostenibilità, della social responsability e sulla di governance di tali processi. Infine il gruppo di ricerca del Corso di Economia Non Profit di Tor Vergata coordinato da Dario Carrera e Ivan Fadini esporrà i primi risultati della ricerca “Active Consumer: dai Movimenti allo Shopping Based Publishing”: quanto sono sensibili i consumatori ai temi ambientali e di consumo critico? Quanto alle opinioni generate sui social media e alla brand reputation creata attraverso gli UGC? Qual’è la diffusione degli smartphone? E ancora, quanti consumatori sarebbero disposti a utilizzare l’applicazione? E chi la finanzierebbe? Qual’è il modello di business alla base di una tecnologia come iSee?

Le premesse artistiche e teoriche, l’analisi sull’eco-sostenibilità e gli scenari di mercato serviranno agli studenti del corso di Architettura per realizzare una serie di project work focalizzati sullo sviluppo dell’interfaccia di iSee e sulla creazione di un installazione site specific di Squatting Supermarkets da collocare all’interno di un punto vendita, con il risultato di mettere in contatto competenze e punti di vista diversi e, soprattutto, di creare percorsi multidisciplinari e inter-universitari tra studenti e facoltà diverse finalizzati alla realizzazione di un progetto comune.

I project work e la ricerca “Active Consumer: dai Movimenti allo Shopping Based Publishing” verranno presentati nel corso dell’Open day di fine anno.

L’ingresso alla lecture è gratuito e aperto a tutti.



Angel_F Party Venerdì 5 Marzo

2 03 2010

The Hub Roma è lieta di invitarvi:

Il 5 marzo a Roma a partire dalle 18.30 presso i locali del FLEXI libreria-cafè, Via Clementina 9 (rione Monti)

AOS (Art is Open Source)

in collaborazione con

FHF Italia e ass. The Hub Roma

Presenta

Angel_F. Diario di un Intelligenza Artificiale” (Castelvecchi 2009)

di Salvatore Iaconesi (xDxD.vs.xDxD) e Oriana Persico (penelope.di.pixel)

Introduce il volume:

Derrick de Kerckhove (il padre)

Ne discutono con gli autori:

Arturo di Corinto, Monica Mazzitelli, Luigi Pagliarini, Gionatan Quintini, Marco Scialdone, Valentina Tanni

Special Guest:

Les Liens Invisibles con Seppukoo.com

Performance & installation:

Nephogram+Angel_F” (Nephogram and Angel_F)

Seppukoo.com” (Les Liens Invisibles)

Listening” (Salvatore Iaconesi)

Angel_F è la giovane intelligenza artificiale figlia di Derrick de Kerckhove e della Biodoll. A tre anni dalla sua nascita, il piccolo racconta il suo primo anno di vita e le sue avventure in rete nel mondo fisico sotto forma di un particolare “Diario”, pubblicato da Castelvecchi.

L‘hacking, l’arte, la performance, l’attivismo politico e tecnologico.

Un appuntamento per scoprire le connessioni fra esseri umani ed esseri digitali attraverso le testimonianze dirette di Angel_F e dei protagonisti di questa storia, a partire da Derrick De Kerckhove nelle vesti di padre, professore e teorico dell’intelligenza artificiale, che introdurrà il volume, insieme agli ospiti in sala.

Il collettivo artistico Les Liens Invisibles allestirà inoltre uno spazio dedicato Seppukoo.com, un singolare suicidio su Facebook, per riflettere insieme sulle nostre identità online, fra vita e morte digitale.

A venerdì!



Le 75 destinazioni turistiche più sostenibili

2 03 2010

Richard Hammond – un membro di The Hub Islington e fondatore di Greentraveller.co.uk – ha appena collaborato alla pubblicazione nel rispettabile giornale inglese The Guardian di una lista delle 75 destinazioni turistiche più sostenibili al mondo. Da case di montagna a piccoli hotel, da località di surfing a tende nel deserto, questa lista è il vostro Baedeker ad una vacanza più ecologica e responsabile.

La decisione di chi includere in questa lista è stata affidata – oltre che al guru Richard – ad un panel di esperti dell’industria del turismo, capitanati da Graham Miller, Direttore di Studi Internazionali dell’Università del Surrey; affiancato da Tim Smit, CEO e co-fondatore dell’Eden Project, Alastair Sawday, fondatore delle guide Sawday ai Posti Speciali Dove Stare, e da Miranda Krestovnikoff, presentatrice televisiva esperta in ecologia della BBC. Tra i partners dell’iniziativa anche il Forum for the Future, noto qui in Italia come The Natural Step, che The Hub Milano conosce bene (anzi, Eric Ezechieli era all’Hub Milano proprio ieri!).

Una bella iniziativa, che ci fa ben sperare sulle potenzialità – soprattutto in Italia – di una svolta verde dell’industria del turismo.

[via The Hub Milano]



The Hub Roma: rettifica articolo su Nova del 18 febbraio

23 02 2010

Giovedì scorso su Nova, inserto del Sole24Ore, si leggeva a pagina 22 in un articolo di Andrea Genovese che “La città di Roma sembra essere diventata lo scenario ideale dove testare modalità di interazione radicalmente innovative“. Vero. La città è effervescente e questo lavoro ci dà l’opportunità di scovare quanto di meglio e sostenibile l’imprenditoria locale (e non) sta esprimendo sul territorio.

Andando avanti nella lettura dell’articolo (che trovate qui) “La Provincia di Roma ha già finanziato un fondo per avviare nuove attività imprenditoriali nel settore delle industrie creative, attraverso il dipartimento Innovazione e imprese guidato da Gian Paolo Manzella; dovrebbe inoltre promuovere lo sviluppo di un sistema del l’innovazione sociale, con l’apertura di The-Hub Roma, con l’aiuto di Dario Carrera“.

Per ragioni di opportunità e di chiarezza The Hub Roma sposa:
- un approccio trasparente e non pregiudiziale verso tutti gli interlocutori istituzionali;
- un sentimento di correttezza verso gli hubber, che non gradirebbero ambigue relazioni e nell’ombra;
- il principio del confronto con tutti gli  interlocutori interessati a proposte di valore per loro e per il network.

Il passaggio dell’articolo in cui si legge: “aiutato da Dario Carrera”, evidentemente è una stonatura dovuta a un piccolo misunderstanding dell’autore.

The Hub Roma ha avuto modo di confrontarsi con la Provincia di Roma perchè invitati  all’evento del 13 Maggio 2009  (Prima Giornata sull’Innovazione e Creatività; e qui un bell’articolo di Gabriele Caramellino) in quanto l’esperienza di The Hub World è stata inserita nelle linee guida sulla creatività elaborate dalla Provincia come una delle best practice a livello europeo; e lo apprezziamo.

Evidentemente ringraziamo dell’attenzione dedicataci, ma l’espressione andrebbe rettificata.

Ad oggi nessun supporto è stato offerto dall’Associazione alla Provincia, se non quello della
disponibilità a incontri, tavoli di lavoro, convegnistica, valutazione di spazi atti a promuovere innovazione sociale nel territorio e lo sviluppo di The Hub nella capitale. Tutto questo a titolo gratuito e con il solo scopo di collaborare alla promozione di tale mission.

Infine:
- The Hub Roma non è The-Hub Roma.
- Dario Carrera non aiuta la Provincia, bensì la Liberi Nantes ASD e quando possibile altre iniziative di volontariato.
- The Hub Roma non è solo Dario Carrera, ma un gruppo di soci fondatori e di comunità di innovatori lontani da logiche da prima repubblica.

Il cambiamento passa per sentieri aperti, condivisi, trasparenti. La comunicazione è un veicolo importante e ci tenevamo a far chiarezza. Torniamo al lavoro.



20,20,20: le misure del futuro.

26 01 2010

da www.ecoact.org

immagine da www.ecoact.org

Eccovi un articolo dell’amico Andrea Pugliese sui green jobs

La direttiva comunitaria nota come Pacchetto Clima-Energia 20, 20, 20 fissa obiettivi vincolanti, che vanno raggiunti entro il 2020, di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 col conseguimento della quota del 20% da fonti rinnovabili sul totale dei consumi, di incremento dell’efficienza energetica con risparmio di consumi del 20%.

Una ricerca Bocconi ha calcolato che per raggiungere tali obiettivi sono necessari circa 100 Miliardi di investimento nel periodo, pari a circa 8 miliardi l’anno. Tali investimenti possono avere tre diverse strategie di impiego:

  • in continuità con la situazione attuale in cui il 70% degli investimenti su tecnologie è stata opera di soggetti stranieri in cui l’industria italiana, puntando sull’indotto e i servizi  potrebbe fatturare circa 2,4 miliardi l’anno. Lo studio Bocconi ipotizza 100.000 nuovi posti di lavoro.
  • di riconquista del ruolo italiano come leader nei settori idroelettrico e termoelettrico, con la possibilità di passare a una fetta di mercato intorno al 50%. Per 150.000 nuovi posti di lavoro.
  • Valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili puntando a una leadership mondiale. In tal caso la presenza straniera su mercato si potrebbe ridurre al 30%. Per 250.000 nuovi posti di lavoro.

È evidente che il secondo e il terzo scenario diventano concreti se vi è un continuo e sistematico investimento in Ricerca e Sviluppo unito a accordi tra soggetti pubblici e privati in chiave di innovazione.

L’indagine ISFOL 2009 evidenza quanto cresca l’occupazione nel settore ambientale.

Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E nel 73,5% dei casi il contratto è a tempo indeterminato. Isfol evidenzia come i nuovi “professionisti dell’ambiente siano sempre più spesso donne (25,5%) e col “colletto bianco”.

Molti stati europei, Germania in testa, hanno identificato nella green economy l’ambito in cui possono coincidere le ambizioni di sviluppo economico per uscire dalla crisi, l’innovazione, l’occupazione, la qualità della vita. Può dare un’idea segnalare quanto il solare in Germania valga 59.000 posti di lavoro contro i 4.700 italiani, l’eolico 85.000 contro 15.000.

Il Rapporto ISFOL ha avuto un buon riscontro sulla stampa e questo indica che questi temi cominciano a fare breccia nell’immaginario collettivo. Io aggiungo che la visione molto econometrica del Rapporto 2009 contempla solo a una parte delle implicazioni occupazionali che porta con se una vera green economy. Ci saranno molti lavori nuovi ma tutti i lavori tradizionali ne verranno modificati.

Si parla di Assicuratori ambientali specializzati in ecopolizze, di avvocati ambientali esperti in diritto della conservazione e tutela dell’ambiente, Ecoauditor che verifica che i processi produttivi rispettino le norme, Ecobrand manager responsabile progettazione di linee di prodotti sostenibili. Fin di Ecoblogger che gestiscano per conto di aziende blog scientifico-ambientalisti.


La bellezza del futuro è che non lo conosciamo, tuttavia per raggiungere gli obiettivi del 2020 occorre puntare:

  • sullo sviluppo delle tecnologie e dunque delle competenze specialistiche, come indicato da ISFOL;

  • introdurre “green skills” in tutte le professioni, dall’architetto all’autista, dal pubblicitario al macellaio al bancario, con una campagna trasversale pari per impatto almeno a quella che si è realizzata per le norme sulla sicurezza sul lavoro o sulla privacy;

  • cambiare i comportamenti dell’opinione pubblica sapendo che le risorse disponibili non sono infinite e che un uso responsabile delle stesse è l’unico modo per immaginare un futuro planetario che non ci veda estinti.



UK: l’ethical consumerism triplicato in 10 anni

25 01 2010

Il rapporto annuale della Co-operative Bank sull’ethical consumerism, misura la spesa relativa a prodotti etici in UK, in particolare relativi al fair trade.
Vincenzo Comito riprende su Finasol.it un articolo del The Guardian, del 30 Dicembre scorso di Rebecca Smithers, analizzandone i dati salienti.

- L’ethical consumerism è triplicato nell’ultimo decennio in UK, mentre quella generale dei consumi del paese è aumentata nel periodo del 58%.
- La spesa per i prodotti etici si collocava in totale ad un livello di 13,5 miliardi di sterline nel 1999 ed è cresciuta sino a 36 miliardi dieci anni dopo.

- La spesa media per ogni famiglia è così aumentata nel periodo da 241 a 735 sterline ed oggi, secondo la ricerca, un adulto su due del paese afferma di aver fatto almeno un acquisto di prodotti etici nel 2008.

La ricerca sottolinea peraltro come la quota dei consumi etici su quelli totali  del paese – pari nel 2008 a 891 miliardi di sterline – rappresenti ancora una percentuale molto ridotta, anche se in rilevante crescita nel tempo.
La spesa per prodotti fair trade era stata pari a 22 milioni di sterline nel 1999 ed è cresciuta sino a 635 milioni dieci anni dopo – quindi con una dinamica di incremento molto superiore a quella generale dei prodotti etici – mentre le previsioni per il 2010 parlano di una cifra che dovrebbe collocarsi intorno ad 1 miliardo di sterline.
Con queste cifre la Gran Bretagna si tende indubbiamente a collocare tra i paesi di punta per lo sviluppo del fenomeno.

Da segnalare che la Co-operative Bank è stata la prima organizzazione a sostenere il concetto di commercio equo e solidale 15 anni fa in Gran Bretagna, cominciando già allora ad inserire i  prodotti del settore nella sua rete di supermercati. Nell’ambito dei prodotti etici hanno avuto nel periodo una forte crescita nel paese in particolare anche le vendite dei prodotti “verdi” per la casa.

[via Finasol.it]

[Dario Carrera]


In una sola notte – Racconti senza dimora

12 01 2010

Venerdì 15 gennaio 2010, siete tutti invitati alla presentazione del volume “In una sola notte – racconti senza dimora“: curato dagli amici di Shaker, presso la Libreria Rinascita. Noi e Antonio Amendola di Shoot 4 Change ci saremo e vi aspettiamo!

Il programma:

IN UNA SOLA NOTTE – racconti senza dimora
Libreria Rinascita (RM)
Via Prospero Alpino, 48
venerdì 15 Gennaio – ore 18.30

Interverranno:
Alessandro Radicchi [editore]
Gaetano Messineo [scrittore]
Mauro Pettorruso [scrittore]
Girolamo Grammatico [curatore]

Il ricavato delle vendite del libro verranno devoluti a SHAKER, il giornale su cui scrivono i senza dimora del centro Binario 95!



Italiani, smanettoni a metà

26 10 2009

half pc

Secondo  l’Ansa appena il 52,6% dei cittadini italiani - in gran parte uomini – usa il web.
Federico Cella, nel suo post sul Corriere.it, sintetizza  la ricerca dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche: tra gli oltre 2mila intervistati i più “smanettoni” risultano politici, giornalisti e docenti universitari. Il 66,8% delle aziende usa la Rete (93% per le aziende con più di cinque addetti), in particolare al Nord Italia e nel settore immobiliare. Tra queste, i domini più conosciuti sono il “.it” (99%) e “.com”(87,3%).

Infine, la posta elettronica personalizzata (associata ad un proprio domonio) è in uso alla metà delle imprese campionate e solo all’1,4% dei privati.

Le infrastrutture che permettono l’accesso alla banda larga risultano ancora distribuite in modo disomogeneo. I competitor Telecom in questo tipo di offerta  (dei c.d. “unbundling local loop”) si concentrano sulla metà della popolazione e nelle aree metropolitane più ad alto reddito.

Il potenziale inutilizzato è enorme…

[Dario Carrera]