Dallo Shoptivism all’Active Consumer

3 05 2010

E’ solo il primo step di un percorso nato da una chiacchierata con Salvatore Iaconesi, in cui volevamo legare arte digitale, ricerca, responsabilità ed etica d’impresa, consapevolezza e partecipazione dei consumatori. Ne è nata una collaborazione molto interessante – pensate un pò, addirittura coinvolgendo studenti di diverse facoltà e università – e dalle potenzialità straordinarie.

Domani un primo assaggio, vi riportiamo una sintesi del comunicato stampa, che potrete leggere in forma integrale sul sito di  FakePress o di Frontiere Digitali

FakePress, Art is Open Source e The Hub Roma

in collaborazione con

il Corso “Sperimentazioni di Tecnologie e Comunicazioni Multimediali” della Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni – La Sapienza”, Dipartimento di Disegno Industriale
e
il Corso di “Economia delle Aziende Non Profit” della Facoltà di Economia – “Tor Vergata”

sono lieti di invitarvi alla lecture:

Squatting Supermarkets/iSee
I fondamenti artistici, l’eco-sostenibilità, il mercato: dallo Shoptivism all’Active Consumer

Chi: Oriana Persico e Cary Hendrickson (AOS/FakePress), Dario Carrera e Ivan Fadini (The Hub Roma/Facoltà di Economia Tor Vergata), Ilaria Bassi, Vanessa D’Acquisto, Piergiorgio Malfa, Vittoria Mauro (gruppo di ricerca del Corso di Economia delle Aziende non profit – Tor Vergata), Salvatore Iaconesi (docente ospitante)
Cosa: lecture/workshop
Dove: Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni, Via E. Gianturco 2 (Roma) – aula G 11
Quando: il 4 maggio 2010 – dalle 9h alle 12h

Eccovi una sintesi del comnunicato stampa. Vi consigliamo di approfondire qui.

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Presentato per la prima volta al Piemonte Share Festival 2009, Squatting Supermarkets ha due anime: un’istallazione site specific e una tecnologia innovativa, iSee. L’installazione riproduce un supermercato interattivo in realtà aumentata in cui la vasta rete di connessioni che definisce la storia del prodotto si esplicita e diventa accessibile, estendendo in senso ecosistemico, narrativo e poetico le tecniche di tracciamento e manipolazione dei dati che le corporation sfruttano per fini esclusivamente commerciali e/o politici: incrociare dati provenienti da codici a barre, RFID, carte di credito, transazioni finanziarie.
Avvicinarsi a un prodotto diventa un’esperienza immersiva nella sua storia, con la possibilità di scriverne una parte: muovendo le mani, disegnando gesti, esponendo il proprio punto di vista e le proprie emozioni. Il prodotto si anima, diventando uno spazio di espressione, una rete di relazioni, un dominio di possibilità e opportunità, dove le storie che nasconde (quelle di chi lo produce e di chi lo consuma) entrano improvvisamente in scena (story telling distribuito).

La porta di accesso a queste storie sono proprio i loghi (shopping based narratives). Cuore tecnologico dell’istallazione, iSee è una applicazione mobile in realtà aumentata basata sul riconoscimento delle immagini. Inquadrando il prodotto, l’applicazione lancia il sistema di image processing che riconosce il logo, consentendo all’utente di accedere a una strato aggiuntivo di informazioni, provenienti da una pluralità di fonti.

Il 4 maggio dalle 9 alle 12, il laboratorio di Interaction Design di FakePress analizzerà le possibilità di espressione e interazione dello shopping based narrative proposto in veste artistica/performativa da Squatting Supermarkets e nella versione tecnologica/infrastrutturale da iSee.

Oriana Persico affronterà le tematiche legate all’installazione, introducendo lo statement artistico; Cary Hendrickson si focalizzerà sui temi dell’eco-sostenibilità, della social responsability e sulla di governance di tali processi. Infine il gruppo di ricerca del Corso di Economia Non Profit di Tor Vergata coordinato da Dario Carrera e Ivan Fadini esporrà i primi risultati della ricerca “Active Consumer: dai Movimenti allo Shopping Based Publishing”: quanto sono sensibili i consumatori ai temi ambientali e di consumo critico? Quanto alle opinioni generate sui social media e alla brand reputation creata attraverso gli UGC? Qual’è la diffusione degli smartphone? E ancora, quanti consumatori sarebbero disposti a utilizzare l’applicazione? E chi la finanzierebbe? Qual’è il modello di business alla base di una tecnologia come iSee?

Le premesse artistiche e teoriche, l’analisi sull’eco-sostenibilità e gli scenari di mercato serviranno agli studenti del corso di Architettura per realizzare una serie di project work focalizzati sullo sviluppo dell’interfaccia di iSee e sulla creazione di un installazione site specific di Squatting Supermarkets da collocare all’interno di un punto vendita, con il risultato di mettere in contatto competenze e punti di vista diversi e, soprattutto, di creare percorsi multidisciplinari e inter-universitari tra studenti e facoltà diverse finalizzati alla realizzazione di un progetto comune.

I project work e la ricerca “Active Consumer: dai Movimenti allo Shopping Based Publishing” verranno presentati nel corso dell’Open day di fine anno.

L’ingresso alla lecture è gratuito e aperto a tutti.



Teoria dei Giochi

13 03 2010

Tra poche settimane sarà proclamato il primo vincitore del Fun Theory Award. The Fun Theory è un ottimo progetto di cause related marketing avviato dalla casa automobilistica Volkswagen. Proprio oggi me ne sono ricordato grazie a un piacevole pranzo con Carlo Infante, durante il quale abbiamo ribadito l’importanza del gioco quale processo fondamentale per promuovere l‘innovazione sociale.

La sostenibilità ambientale è diventato uno dei grandi temi negli ultimi anni anche nelle divisioni marketing, che si stanno impegnando al massimo nel connotare le imprese in modo eco-friendly. Se all’inizio potevano bastare pochi dati, magari qualche semplice allusione, ora, in un contesto sempre più affollato è indispensabile distinguersi e posizionarsi in modo intelligente nelle reti reali e virtuali. Così a Wolfsburg hanno pensato di trasmettere un’immagine più verde ed effettivamente erano in grado di diffondere messaggi credibili e accattivanti, capaci di trasmettere un impegno concreto.

Qui entra in scena il gioco: come si sa, tradizionalmente ci vuole poco per giocare e divertirsi, dunque pochi investimenti. Il gioco inoltre è la pratica migliore per trasmettere messaggi, dunque sensibilizzare, nonché favorire la partecipazione attiva. Ecco dunque finanziate le prime idee: il cassonetto per la differenziata che diventa una specie di videogame che assegna punti se butti velocemente la bottiglia all’accendersi delle luci, piuttosto che la scala musicale (arrivata anche a Milano alla fermata Duomo della metro) che al passaggio dei pedoni emette suoni, oppure il cestino che emette suoni quando si getta la spazzatura simulando la caduta in un pozzo profondissimo.

Prime piccole divertenti idee, a cui segue questo Award che, al solito, nel tempo del web 2.0 invita le persone a partecipare. Tanti e diversi sono i progetti arrivati. Ne ho trovato uno che mi sembra si adatti benissimo anche alle città italiane e a Roma, in particolare per cercare di contrastare gli effetti collaterali delle “movide” nostrane, che solitamente sono caratterizzate da un esteso tappeto di bottiglie e rifiuti. Ordinanze che vietano la vendita di bottiglie da asporto? Tanto lo si porta da casa. Allora non sarebbe meglio provare il suggerimento del portoghese Francisco? Meglio un tappeto di note, no?



Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?

8 02 2010

Quarto gruppo dolciario del mondo, dopo Nestlé, Mars e Philip Morris, oltre 20mila dipendenti e un fatturato che supera i 6miliardi di euro.

E’ di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia nel 2009 (patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) secondo  della rivista Forbes.

Ha ricevuto il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Investimenti in asili, centri di formazione per attività di volontariato e spin-off nelle aree depresse per “fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto” (Fonte: Panorama.it).

E’ la Ferrero, si quella della Nutella. E lui è Michele Ferrero.

Al di là della sorprendente forza di numeri e valori (che approfondiremo), mi ha incuriosito leggere quanto riportato oggi dal Corriere della Sera di oggi (articolo di Caro Cinelli e Federico De Rosa a pag.2 “Corriere Economia”),  in merito al mancato sodalizio Ferrero-Cadbury (scalata da parte della prima sulla seconda).

Per “dire la sua” al Cda, Michele Ferrero avrebbe – riportamio dal Corriere – “invitato lo stato maggiore della Ferrero a una particolare degustazione. Ha fatto trovare in sala consiglio tutti i prodotti del gruppo dolciario inglese, e a ognuno ha chiesto di provarli e dare un giudizio. Il verdetto è stato disastroso. Conseguente il giudizio del patron della Ferrero e alquanto ineluttabile: Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?“.

[Dario Carrera]



Adriano Olivetti, dal 6 al 28 febbraio su Radio 3

5 02 2010

Nel cinquantesimo anniversario dalla scomparsa di Adriano Olivetti, Radio3 in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti da il via ad un ciclo di puntate dedicate alla figura più anomala e  singolare dell’imprenditoria italiana dell’ultimo secolo: “Adriano Olivetti. Progettare per vivere”,  in onda su Radio3 nel programma “Passioni” dal 6 al 28 febbraio il sabato e la domenica alle ore 10.50-11.20.

Per presentare il programma, Laura Olivetti – ultima figlia di Adriano e Presidente della Fondazione Adriano Olivetti – interviene in diretta nella puntata di “Fahrenheit” di venerdì 5 febbraio, alle ore 17.00. Nel corso dell’intervista, i suoi ricordi personali si intrecceranno con il racconto di Laura Curino che ha messo in scena, con più di cinquecento repliche, lo spettacolo Adriano Olivetti per la regia di Gabriele Vacis.

Nel ciclo radiofonico di “Passioni” Enrico Morteo ripercorrerà con Alberto Saibene l’intensa e straordinaria vita dell’imprenditore Olivetti che fu anche intellettuale, politico, editore e urbanista.
Molti gli ospiti che in ogni puntata, tematica, interverranno  con le loro testimonianze, da Luciano Gallino e Renato Rozzi a  Tullio De Mauro, Sergio Ristuccia, Furio Colombo, Giuseppe Berta, Giuseppe De Rita, Franco Ferrarotti, Goffredo Fofi.

(via Radio3)

Per ascoltre le puntate in diretta web clicca qui (se non hai real player provvedi a scaricarlo prima!..)



Quando la CSR è virale

8 01 2010

Vi segnaliamo un’altra interessante best practice proveniente dal mondo corporate: Blend The World.  Blend The World è un’iniziativa di marketing virale avviata da Blend, azienda danese di abbigliamento e accessori. L’obiettivo di Blend era lanciare un’innovativa campagna di marketing che legasse il brand e l’identità aziendale a valori universali e del proprio target di riferimento. I valori sono quelli della pace, del dialogo interculturale, dello sviluppo internazionale, della promozione artistica, valorizzati da azioni di marketing virale e street art.

L’azienda danese ha creato il messaggio “Blend The World” ed in seguito ha contattato diversi artisti e performer che risiedono in alcuni contesti molto difficili, sia per la povertà di risorse economiche, il basso interesse per le pratiche artistiche contemporanee e soprattutto per la ridotta libertà di espressione, quali Afghanistan, Iraq, Iran, Myanmar e la striscia di Gaza. Gli artisti sono stati invitati a diffondere il messaggio “Blend The World” secondo le modalità della street art e del marketing virale, al fine di lanciare un messaggio di libertà di espressione, creando così una prima community di artisti internazionali che condividono problemi simili.

Blend ha poi creato una community on-line nella quale gli utenti possono conoscere ed individuare le zone calde globali, segnalare le proprie, partecipare a conversazioni, esprimere opinioni, postare contenuti e far circolare il messaggio in segno di solidarietà.  Blend ha lanciato un contest per dare voce alle idee degli utenti tramite la creazione di statements, t-shirt o opere artistiche. Gli statement con il maggiore impatto e che risulteranno i più votati saranno riportati sulle nuove t-shirts che verranno vendute negli store Blend in tutto il mondo. Una parte del ricavato sarà devoluto per supportare le community di artisti che hanno aderito al progetto.



A proposito di banche: gli amici del giaguaro

22 10 2009

Anche l’associazione The Hub Roma, come tutti prima o poi, si è trovata di fronte al problema di aprire un conto corrente bancario. Noi siamo tra quelli che ci facciamo qualche domanda già quando entriamo al supermercato, figuriamoci quando dobbiamo pensare ai nostri (pochi) soldi che ci sembrano un tesoro con il quale dare il nostro contributo per fare qualcosa di buono, per noi e per gli altri.

Il dilemma, molto conflittuale, ci ha tenuto in ballo a lungo: maggiore etica oppure le migliori condizioni economiche, piuttosto che la qualità del servizio o una capillare rete di sportelli su Roma. Insomma, è stato decisamente difficile salvare capre e cavoli. Lo stesso giorno che abbiamo deciso di affidarci a un certo istituto, ci salta all’occhio un annuncio, con relativa presentazione di un nuovo servizio che già aleggiava nell’aria da alcuni mesi, da parte di un importante istituto bancario.

Tale istituto, di cui non citiamo il nome perché vogliamo evitare pubblicità, proteste o prese di posizione nette nei suoi confronti, perché in fondo ci auguriamo che possa funzionare e contribuire a dare un positivo impatto socioeconomico, lancia una gamma di servizi e prodotti dedicati al terzo settore. Anzi, più propriamente al no profit, come dicono loro.

La genialità consiste nel creare, citiamo dall’articolo apparso sul magazine Vita, la figura dell’amico del non profit che, sempre secondo tale fonte, potrebbe essere un pensionato. Ecco, precisiamo di non avere pregiudizi verso tale categoria, tutt’altro. Ci auguriamo che facciano volontariato, contribuiscano all’educazione, al trasferimento di competenze e via dicendo. Ma che senso ha impiegare una figura non inquadrata professionalmente nell’erogazione di un servizio che, al contrario, richiede un elevato grado di professionalità? Potremmo aggiungere: in un paese che costruisce il proprio welfare sulle pensioni, contraddistinto dagli scarsi indici di impiego di personale laureato e giovane, è lungimirante la scelta di incentivare strategie di invecchiamento attivo?

Il terzo settore, come già detto, è contraddistinto da un’ampia presenza di lavoratori giovani, così come da alcune organizzazioni di seniores che, dopo aver spesso lavorato nelle imprese for profit, una volta andati in pensione scoprono l’impegno sociale. Non è il luogo per giudicare i risultati di questi arzilli nonni… piuttosto, cara banca, perché non pensare di specializzare giovani già formati? perché  trattare il terzo settore come quelli con le pezze al c… a cui poter rifilare il nonnetto bonario? Il terzo settore vuole e soprattutto ha bisogno di professionalità, altrimenti, più che mai, vale il famoso adagio: “Dio mi guardi dagli amici che ai nemici ci penso io”! Urgerebbe, a  tal proposito, un bello sketch degli amici del giaguaro… così forse anche negli uffici di CSR, qualcuno può scoprire che non siamo più i giaguari di una volta.



Nestlè e i Mugabe

7 10 2009

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Durante l’occupazione delle terre del 2002, Grace Mugabe, first lady dello Zimbabwe, si era approriata del caseificio che per otto mesi ha fornito la Nestlé. La notizia è stata riportata da alcuni giornali inglesi (il Daily Telegraph) e dal movimento di boicottaggio (guidato dall’Afriforum) con lo slogan “blood milk”, poi il caso è scoppiato su Facebook. Nestlé, in una conferenza stampa convocata d’urgenza, ha annunciato  che non comprerà più latte da otto fabbriche dello Zimbabwe, compresa quella della first lady. Ma le altre sette?…

Per una lettura più approfondita, clicca qui

[Dario Carrera]


Agli Hubber

30 09 2009

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Fonte immagine: Ushahidi for the win!

Ardua impresa dare una voce, un’immagine, “segnare” il primo post.

Il blog di The Hub Milano è nato con una bella foto della città nel 1901. Un post molto sintetico, che fotografa la città cent’anni fa, lasciandone immaginare il futuro;  si legge “guarda questo posto…poi…”.

Quello di Berlino (settembre 08) – originariamente “selfhub” – è un semplice invito ad animare la piattaforma, Rovereto ospita un post sulle energie rinnovabili,  Amsterdam (luglio 07) presenta cos’è The Hub e Rotterdam (ottobre 07) ringrazia i suoi fondatori. Il Cairo , in costruzione, titola “who do we serve”, Brussel (settembre 2007) invece apre la disussione con un “it’s happening”, dando rilievo allo spazio in cantiere.

Noi lo dedichiamo a voi, gli hubber, i contaminatori di innovazione sociale che con le loro idee, le loro visioni, la loro rabbia e competenza stanno dando vita ad un nuovo agire, ad un ritrovato e curioso ricercare, a nuovi vocaboli.

Siete portatori di paradigmi stravolgenti che caratterizzano un concreto agire d’impesa, originali e ripensate modalità di confronto e collaborazione. In “We think” Charles Leadbeater scrive “in the past we were what we owned; now you are what you share” (una bella presentazione video sul post di Alberto Masetti-Zannini di The Hub Milano).

Goeff Mulgan, autore del bellisimo “Social Innovation: what it is, why it matters and how it can be accelerated“, associa i connettori di innovazione sociali alle api. Creature contaminatrici da un’albero all’altro di idee, soluzioni, prodotti e processi innovativi che stanno cambiando – in meglio – il nostro quotidiano, le nostre relazioni , il nostro sentire un futuro coerente con i principi che manifestiamo.

Proprio l’esplicitazione dei nostri valori, che sentiamo talvolta traditi, calpestati, passa per diverse strade: consumo critico; manifestazioni; tam tam e passaparola; iniziative di boicottaggio; altro che sarebbe bene non si ripeta mai più.

Invertiamo il processo. Bene tutte le iniziative di sensibilizzazione e di campaining, ora però troviamo le soluzioni. Traduciamo i principi in pratiche capaci di condizionare l’intero processo (per ora solo produttivo) a monte e non solo a valle. Formuliamo soluzioni che siano durature, sostenibili in termini di impatto ambientale, sociale; soluzioni capaci di sostenersi finanziariamente…e che siano attraenti.

Partiamo dal processo di produzione, diamogli il nostro imprinting. Condividiamo idee, esperienze e strumenti. Creiamo imprese che ci assomigliano.

Possiamo cambiare non solo i nostri consumi, ma i processi produttivi attraverso imprese sociali innovative, le nostre: The Hub è il veicolo…benvenuti a bordo!