Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?

8 02 2010

Quarto gruppo dolciario del mondo, dopo Nestlé, Mars e Philip Morris, oltre 20mila dipendenti e un fatturato che supera i 6miliardi di euro.

E’ di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia nel 2009 (patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) secondo  della rivista Forbes.

Ha ricevuto il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Investimenti in asili, centri di formazione per attività di volontariato e spin-off nelle aree depresse per “fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto” (Fonte: Panorama.it).

E’ la Ferrero, si quella della Nutella. E lui è Michele Ferrero.

Al di là della sorprendente forza di numeri e valori (che approfondiremo), mi ha incuriosito leggere quanto riportato oggi dal Corriere della Sera di oggi (articolo di Caro Cinelli e Federico De Rosa a pag.2 “Corriere Economia”),  in merito al mancato sodalizio Ferrero-Cadbury (scalata da parte della prima sulla seconda).

Per “dire la sua” al Cda, Michele Ferrero avrebbe – riportamio dal Corriere – “invitato lo stato maggiore della Ferrero a una particolare degustazione. Ha fatto trovare in sala consiglio tutti i prodotti del gruppo dolciario inglese, e a ognuno ha chiesto di provarli e dare un giudizio. Il verdetto è stato disastroso. Conseguente il giudizio del patron della Ferrero e alquanto ineluttabile: Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?“.

[Dario Carrera]



20,20,20: le misure del futuro.

26 01 2010

da www.ecoact.org

immagine da www.ecoact.org

Eccovi un articolo dell’amico Andrea Pugliese sui green jobs

La direttiva comunitaria nota come Pacchetto Clima-Energia 20, 20, 20 fissa obiettivi vincolanti, che vanno raggiunti entro il 2020, di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 col conseguimento della quota del 20% da fonti rinnovabili sul totale dei consumi, di incremento dell’efficienza energetica con risparmio di consumi del 20%.

Una ricerca Bocconi ha calcolato che per raggiungere tali obiettivi sono necessari circa 100 Miliardi di investimento nel periodo, pari a circa 8 miliardi l’anno. Tali investimenti possono avere tre diverse strategie di impiego:

  • in continuità con la situazione attuale in cui il 70% degli investimenti su tecnologie è stata opera di soggetti stranieri in cui l’industria italiana, puntando sull’indotto e i servizi  potrebbe fatturare circa 2,4 miliardi l’anno. Lo studio Bocconi ipotizza 100.000 nuovi posti di lavoro.
  • di riconquista del ruolo italiano come leader nei settori idroelettrico e termoelettrico, con la possibilità di passare a una fetta di mercato intorno al 50%. Per 150.000 nuovi posti di lavoro.
  • Valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili puntando a una leadership mondiale. In tal caso la presenza straniera su mercato si potrebbe ridurre al 30%. Per 250.000 nuovi posti di lavoro.

È evidente che il secondo e il terzo scenario diventano concreti se vi è un continuo e sistematico investimento in Ricerca e Sviluppo unito a accordi tra soggetti pubblici e privati in chiave di innovazione.

L’indagine ISFOL 2009 evidenza quanto cresca l’occupazione nel settore ambientale.

Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E nel 73,5% dei casi il contratto è a tempo indeterminato. Isfol evidenzia come i nuovi “professionisti dell’ambiente siano sempre più spesso donne (25,5%) e col “colletto bianco”.

Molti stati europei, Germania in testa, hanno identificato nella green economy l’ambito in cui possono coincidere le ambizioni di sviluppo economico per uscire dalla crisi, l’innovazione, l’occupazione, la qualità della vita. Può dare un’idea segnalare quanto il solare in Germania valga 59.000 posti di lavoro contro i 4.700 italiani, l’eolico 85.000 contro 15.000.

Il Rapporto ISFOL ha avuto un buon riscontro sulla stampa e questo indica che questi temi cominciano a fare breccia nell’immaginario collettivo. Io aggiungo che la visione molto econometrica del Rapporto 2009 contempla solo a una parte delle implicazioni occupazionali che porta con se una vera green economy. Ci saranno molti lavori nuovi ma tutti i lavori tradizionali ne verranno modificati.

Si parla di Assicuratori ambientali specializzati in ecopolizze, di avvocati ambientali esperti in diritto della conservazione e tutela dell’ambiente, Ecoauditor che verifica che i processi produttivi rispettino le norme, Ecobrand manager responsabile progettazione di linee di prodotti sostenibili. Fin di Ecoblogger che gestiscano per conto di aziende blog scientifico-ambientalisti.


La bellezza del futuro è che non lo conosciamo, tuttavia per raggiungere gli obiettivi del 2020 occorre puntare:

  • sullo sviluppo delle tecnologie e dunque delle competenze specialistiche, come indicato da ISFOL;

  • introdurre “green skills” in tutte le professioni, dall’architetto all’autista, dal pubblicitario al macellaio al bancario, con una campagna trasversale pari per impatto almeno a quella che si è realizzata per le norme sulla sicurezza sul lavoro o sulla privacy;

  • cambiare i comportamenti dell’opinione pubblica sapendo che le risorse disponibili non sono infinite e che un uso responsabile delle stesse è l’unico modo per immaginare un futuro planetario che non ci veda estinti.



KiosKiosk: presentare la tua start-up a Londra per due giorni

26 11 2009

Piccoli chioschi affittati a costo zero per giovani start-up creative nei settori del design, audio-video. pubblicità, videogames, musica, architettura, editoria, artigianato, IT.
Sono i KiosKiosk. L’estate scorsa, nella City Hall di Londra, sono stati destinati per due giorni al massimo ed a rotazione per centinaia di iniziative.

L’idea è dei designer inglesi Wayne e Gerardine Hemingway con la collaborazione dell”eccentrico sindaco Boris Johnson e della London Sustainable Development Commission. Dato il successo della passata edizione, l’inizativa probabilmente si ripeterà anche quest’anno.

Per registravi e mettere in mostra le vostre idee, andate qui

[Dario Carrera]