Memorie e Speranze

8 04 2010

Vogliamo, come sempre, evitare retorica, piagnistei e proteste. Tutto ciò sarebbe facile in occasione del primo anniversario del terremoto che ha colpito l’Aquila e dintorni. Preferiamo mantenere un ricordo lucido e asciutto e dare voce all’impegno concreto che genera la speranza di una rinascita futura. Per questo vi segnaliamo due iniziative, dai toni e dalle modalità diverse, che vanno in questa direzione.

Il primo è un workshop di fotografia che si terrà il prossimo 11 aprile a L’Aquila, organizzato da Marianna Santoni e Antonio Amendola di Shoot4Change. Al di là della stima e dell’amicizia che ci lega ad Antonio e alla sua creatura, alla professionalità e intensità degli scatti di Marina, vi chiediamo di iscrivervi e sostenere il loro progetto. L’obiettivo è quello di creare uno spazio della memoria a L’Aquila, “Lo Spazio del Ricordo” in cui far confluire tutta la documentazione possibile di quei terribili giorni e del lavoro di ricostruzione. Non aggiungiamo altro.

Il secondo progetto di cui vi parliamo, invece è sostenuto dalla nota ong Action Aid, che ha promosso un documentario sulla ricostruzione a L’Aquila, “L’aquila a pezzi” di Cecilia Mastrantonio e Sebastiano Tecchio, che potete trovare in nove brevi puntate qui. Nei video sono le persone a parlare: raccontano le sensazioni, sfogano rabbia e amarezza, confessano preoccupazioni. Noi vogliamo sottolineare in particolare l’impegno e la decisione di partecipare in prima persona alla ricostruzione per tutelare la loro terra e la comunità aquilana, cercando, dove è possibile, di proteggerle da infiltrazioni mafiose, speculazioni, scarsa sostenibilità ambientale. In quest’ultimo video si fa viva la speranza e la convinzione che assieme, le cose si possono fare davvero meglio. Noi non dimentichiamo e ci uniamo alla loro speranza per un territorio di nuovo felice e ancora più equo, coeso e sostenibile.



Ed ecco a voi THE HUB MILANO!

23 03 2010

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[Foto: Dario Carrera]

E’ andata alla grandissima!
Il pomeriggio, dopo aver definito la co-creazione di Roma con Cristiano, siamo partiti. Gessetti colorati e con Marta e Monse, due colonne dell’Hub di Milano, eccoci a colorare i marciapiedi di Via Sarpi indicando il “sentiero dell’Hub”. Commercianti incuriositi (uno stizzito in verità), una bambina prende un gessetto da Nicolò e comincia anche lei a disegnare e colorare il marciapiede.
Ore 17,30: l’Hub comincia a riempirsi. Rivedo persone incontrate più di 18 mesi fa; con loro abbiamo condiviso i primi appuntamenti in bar, librerie con wifi, uffici temporanei. Erano i tempi della costruzione della community. Rivederle qui, mi ha fatto un certo effetto.

[Foto: Marco Gialdi]

Tra i tantissimi, milanesi e non, incontriamo nuovamente i fondatori di The Hub Zurigo e Amsterdam, avvio una piacevolissima chiacchierata con David Baker, di Wired UK, relativa alla nostra ricerca spazi e su come immaginiamo The Hub Roma.
Ad un certo punto, realizziamo che non sarebbe entrato neanche uno spillo.

[Foto: Marco Gialdi]

Ed ecco che il cortile si popola di altri hubber.

[Foto: Marco Gialdi]

Intanto, la fila per entrare continua…

[Foto: Marco Gialdi]

Che evento ragazzi. Alla fine, con qualche mezz’ora di sonno, recupero il sacco a pelo, scendo dalla sala delle nuvole (il soppalc0 dell’Hub che mi ha ospitato in questi giorni) e senza svegliare gli altri ospiti, mi avvio all’uscita. Un ultimo sguardo, per vedere in che condizioni stiamo lasciando lo spazio…non male su.

dario carrera_hub mattina

[Foto: Dario Carrera]

Corro in stazione. Treno per Roma. Con Ivan abbiamo l’ennesimo appuntameto per la visita all’ennesimo spazio. Nel mentre, gustatevi la storia di The Hub Milano in questo video di 10 minuti, dell’ottimo Beppe Tufarulo. Buona visione.

The Hub Milano Presentazione from The Hub Milano on Vimeo.

[Dario Carrera]



Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?

8 02 2010

Quarto gruppo dolciario del mondo, dopo Nestlé, Mars e Philip Morris, oltre 20mila dipendenti e un fatturato che supera i 6miliardi di euro.

E’ di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia nel 2009 (patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) secondo  della rivista Forbes.

Ha ricevuto il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Investimenti in asili, centri di formazione per attività di volontariato e spin-off nelle aree depresse per “fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto” (Fonte: Panorama.it).

E’ la Ferrero, si quella della Nutella. E lui è Michele Ferrero.

Al di là della sorprendente forza di numeri e valori (che approfondiremo), mi ha incuriosito leggere quanto riportato oggi dal Corriere della Sera di oggi (articolo di Caro Cinelli e Federico De Rosa a pag.2 “Corriere Economia”),  in merito al mancato sodalizio Ferrero-Cadbury (scalata da parte della prima sulla seconda).

Per “dire la sua” al Cda, Michele Ferrero avrebbe – riportamio dal Corriere – “invitato lo stato maggiore della Ferrero a una particolare degustazione. Ha fatto trovare in sala consiglio tutti i prodotti del gruppo dolciario inglese, e a ognuno ha chiesto di provarli e dare un giudizio. Il verdetto è stato disastroso. Conseguente il giudizio del patron della Ferrero e alquanto ineluttabile: Se voi non comprereste i loro prodotti, perchè io dovrei comprare l’azienda?“.

[Dario Carrera]



20,20,20: le misure del futuro.

26 01 2010

da www.ecoact.org

immagine da www.ecoact.org

Eccovi un articolo dell’amico Andrea Pugliese sui green jobs

La direttiva comunitaria nota come Pacchetto Clima-Energia 20, 20, 20 fissa obiettivi vincolanti, che vanno raggiunti entro il 2020, di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 col conseguimento della quota del 20% da fonti rinnovabili sul totale dei consumi, di incremento dell’efficienza energetica con risparmio di consumi del 20%.

Una ricerca Bocconi ha calcolato che per raggiungere tali obiettivi sono necessari circa 100 Miliardi di investimento nel periodo, pari a circa 8 miliardi l’anno. Tali investimenti possono avere tre diverse strategie di impiego:

  • in continuità con la situazione attuale in cui il 70% degli investimenti su tecnologie è stata opera di soggetti stranieri in cui l’industria italiana, puntando sull’indotto e i servizi  potrebbe fatturare circa 2,4 miliardi l’anno. Lo studio Bocconi ipotizza 100.000 nuovi posti di lavoro.
  • di riconquista del ruolo italiano come leader nei settori idroelettrico e termoelettrico, con la possibilità di passare a una fetta di mercato intorno al 50%. Per 150.000 nuovi posti di lavoro.
  • Valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili puntando a una leadership mondiale. In tal caso la presenza straniera su mercato si potrebbe ridurre al 30%. Per 250.000 nuovi posti di lavoro.

È evidente che il secondo e il terzo scenario diventano concreti se vi è un continuo e sistematico investimento in Ricerca e Sviluppo unito a accordi tra soggetti pubblici e privati in chiave di innovazione.

L’indagine ISFOL 2009 evidenza quanto cresca l’occupazione nel settore ambientale.

Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E nel 73,5% dei casi il contratto è a tempo indeterminato. Isfol evidenzia come i nuovi “professionisti dell’ambiente siano sempre più spesso donne (25,5%) e col “colletto bianco”.

Molti stati europei, Germania in testa, hanno identificato nella green economy l’ambito in cui possono coincidere le ambizioni di sviluppo economico per uscire dalla crisi, l’innovazione, l’occupazione, la qualità della vita. Può dare un’idea segnalare quanto il solare in Germania valga 59.000 posti di lavoro contro i 4.700 italiani, l’eolico 85.000 contro 15.000.

Il Rapporto ISFOL ha avuto un buon riscontro sulla stampa e questo indica che questi temi cominciano a fare breccia nell’immaginario collettivo. Io aggiungo che la visione molto econometrica del Rapporto 2009 contempla solo a una parte delle implicazioni occupazionali che porta con se una vera green economy. Ci saranno molti lavori nuovi ma tutti i lavori tradizionali ne verranno modificati.

Si parla di Assicuratori ambientali specializzati in ecopolizze, di avvocati ambientali esperti in diritto della conservazione e tutela dell’ambiente, Ecoauditor che verifica che i processi produttivi rispettino le norme, Ecobrand manager responsabile progettazione di linee di prodotti sostenibili. Fin di Ecoblogger che gestiscano per conto di aziende blog scientifico-ambientalisti.


La bellezza del futuro è che non lo conosciamo, tuttavia per raggiungere gli obiettivi del 2020 occorre puntare:

  • sullo sviluppo delle tecnologie e dunque delle competenze specialistiche, come indicato da ISFOL;

  • introdurre “green skills” in tutte le professioni, dall’architetto all’autista, dal pubblicitario al macellaio al bancario, con una campagna trasversale pari per impatto almeno a quella che si è realizzata per le norme sulla sicurezza sul lavoro o sulla privacy;

  • cambiare i comportamenti dell’opinione pubblica sapendo che le risorse disponibili non sono infinite e che un uso responsabile delle stesse è l’unico modo per immaginare un futuro planetario che non ci veda estinti.



The Hub al Kublai Camp 2010

25 01 2010

E’ sicuramente uno dei progetti più innovativi di tutte le amministrazioni d’Europa. In passato ha aiutato ad emergere progetti eccezionali come Critical City .

Stiamo ovviamente parlando di Kublai, l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico coordinata da Alberto Cottica (ex Modena City Ramblers ) che si propone di sostenere progetti creativi che abbiano un impatto in termini di sviluppo locale. E quest’anno, in concorso per vincere il Kublai Award 2010, che si terrà sabato 30 gennaio (ISA, via del Commercio 13) ce ne sono 6, tutti fantastici:

  • Balla Coi Cinghiali – Il festival musicale più importante della Liguria verso la destagionalizzazione per raggiungere la sostenibilità e rilanciare il territorio.
  • Caffè Galante – Ristrutturazione del CG (1929) a Patti in Sicilia, e la sua riapertura come pasticceria e gelateria tipica locale, caffè letterario e centro culturale (anche in SL).
  • Film Voices – Laboratorio integrato per la realizzazione di audiodescrizioni di film per non vedenti e ipovedenti.
  • Mafia Connection – Un social game per conoscere, studiare, e combattere la mafia.
  • Pazienti.org – Piattaforma di dialogo e cooperazione tra pazienti ed operatori sanitari
  • Porto Qui – Servizio online per mettere a sistema il turismo nautico con le aziende agricole e turistiche locali

Con queste premesse, è con immenso piacere che Alberto Masetti-Zannini, fondatore di The Hub Milano ha accettato di far parte della giuria. Alberto, insieme a Paolo di The Hub Rovereto, ed a noi dell’Hub romano, avremo a disposizione uno degli slot di mezz’ora all’interno della biblioteca: lì potremo incontrarci, presentarvi brevemente The Hub e in particolare il network italiano e soprattutto coinvolgervi in una discussione open sull’innovazione sociale e lo sviluppo locale. Il Kublai Camp e la premiazione sono preceduti dall’ormai tradizionale Kublai Beer, che si terrà venerdì sera alle 21. Vi aspettiamo sabato e magari anche venerdì per un’hubbirretta…



La UE ci fa sapere quant’è “etico” il cacio con le pere.

23 01 2010

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Via all’utilizzo di alimenti  a “km zero” .

Nuova legge europea, proposta dalla Coldiretti, per aiutare gli enti locali a promuovere e utilizzare i propri prodotti.

Gli obiettivi sono la tutela e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare regionale e la sostenibilità ambientale.

Ma la questione è anche economica.In Italia l’86% dei trasporti avvengono su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura.

Ed anche la ristorazione a questo punto coglie l’occasione per crearne dei menù a km zero con materia prima di stagione.

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Ad essere onesti, tutto questo avveniva prima della suddetta legge, ma finalmente si è data voce agli agricoltori che avevano già sensibilizzato i cittadini nei loro mercati, ed in Veneto è già realtà.

Coldiretti fa notare infatti, che lo scorso anno 7 italiani su 10 hanno fatto acquisti direttamente da una agricoltore almeno una volta.

Trattorie, banchi di mercati rionali e chef sensibili, come anche le botteghe equosolidali erano già propensi da tempo a questa politica del mangiare sano e a basso impatto ambientale, per non parlare del recupero di varie tradizioni culinarie.

Un fenomeno, quello del menù a km-0  ben noto in altri Paesi come la Francia e la Germania, ma anche gli USA hanno visto un aumento dei farmers market del 53% nell’ultimo decennio.

E chissà che anche alla Casa Bianca non si decida di convertire quella gran parte di giardini in un orto.





Mobilitarsi

4 01 2010

Condom Mob allo IULM

Condom Mob allo IULM

Segnaliamo un’interessante iniziativa italiana, Cesviamo, che racchiude in un mix equilibrato e innovativo diverse pratiche sociali che si sono sviluppate negli ultimi anni, sia nel web che nella quotidianità. Cesviamo è un social network promosso dalla storica ong Cesvi, molto nota per i numerosi interventi di cooperazione allo sviluppo in tutto il sud del mondo e per iniziative di fund raising di ampia visibilità quali la casa del sorriso.

Proprio per trovare nuove forme di sensibilizzazione rispetto alla propria mission e ai progetti supportati, il Cesvi ha realizzato una forma di social network molto partecipato, nel quale si stimolano gli utenti a diventare dei veri propri attivisti che promuovono azioni di sensibilizzazione e dei piccoli fund raiser. Attraverso il meccanismo delle scommesse che ogni utente può inserire nel sito o alle quali può aderire tra quelle postate da altri utenti ed ancora in corso, si lega la sensibilizzazione ad iniziative che attraverso azioni nello spazio pubblico permettono di promuovere temi, campagne e progetti raccogliendo piccoli fondi per obiettivi concreti quali curare un bambino.

La best practice che vi segnaliamo è rivolta alla cura dei minori sieropositivi dello Zimbabwe, lo stato africano che conta una delle più alte diffusioni del virus HIV. Bastano poche decine di euro per curare un bambino, cifra che si può raggiungere anche organizzando scommesse come quella presentata che, puntando sul modello dei flash mob, consente di sensibilizzare direttamente i partecipanti e di dare ampia visibilità a una causa. I flash mob sono raduni di persone organizzati dal basso nati come performance artistiche legate ad avanguardie situazioniste quale Fluxus. Attualmente sono organizzati utilizzando in particolare le nuove tecnologie per organizzare la mobilitazione delle persone e si sono sempre più caratterizzati anche per l’impegno civile e la sensibilità sociale e ambientale.

Qui vi mostriamo il Condom mob organizzato a Milano, presso lo Iulm, lo scorso 3 dicembre, in seguito replicato anche all’Università di Genova. La sfida era far entrare 100 persone all’interno di un preservativo gigante, il premio invece era una terapia farmacologica per evitare la trasmissione del virus dalla mamma al bambino. I valori aggiunti: sensibilizzazione a una buona causa, partecipazione, animazione dei luoghi pubblici e divertimento.



La liberalizzazione delle cartine

18 12 2009

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Il social network  accoglie l’ Open Street Map.

Parliamo di una fondazione no profit britannica che accoglie e raccoglie consensi in tutto il mondo.

L’obiettivo è “ri-calcare” in modo indipendente, libero e soprattutto veritiero,  tutte quelle che sono le mappe geografiche che sino ad ora sono state demanio di “satelliti” a volte poco oggettivi.

La liberalizzazione delle cartine è opera di oltre 200mila associati che offrono alla collettività la mappatura di parti del mondo da noi spesso ignorate, se non sconosciute.

Un esempio emblematico è Gaza. Grazie a questo tipo di lavoro le ambulanze, connesse ad un navigatore, possono seguire delle istruzioni ben precise per poter raggiungere, le ormai centinaia di vittime giornaliere che a fatica riescono ad essere soccorse.

Ma l’ Open Street Map è aperto a qualsiasi tipo di mappatura.

I 2000 volontari italiani hanno schematizzato sulla cartografia della nostra penisola quelli che sono i percorsi delle piste ciclabili nelle città, i sentieri del Comitato Alpino Italiano, la dislocazione delle fontanelle e dei cassonetti per la raccolta differenziata (diteci che la fate!!!!).

In cantiere il perfezionamento di quello che potrebbe essere il fiore all’occhiello del progetto: i prospetti di quelli che sono i servizi e i percorsi accessibili, e non, per le persone disabili.

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Il contributo è collettivo, la procedura intuitiva e i mappatori girano perlopiù in bicicletta, se non a piedi elaborando tutto questo sul posto grazie a gps, pc portatili o cellulari e macchine fotografiche.

Insomma, come si dice a Bergamo: “se po’ ffà” .

Finalmente diamo al termine globalizzazione un’accezione positiva e guarda un pò, viene dal mondo del no-profit.

We believe!



Gli All Blacks per “il senso di una meta”

30 11 2009

Cinque campioni della Nazionale Neozelandese di Rugby visitano i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano. Un incontro e un allenamento che rappresentano un sogno realizzato.

Il 1° dicembre 2009 gli All Blacks scendono nel piccolo campo dell’Istituto insieme con i giovani che ogni settimana partecipano al corso organizzato dall’ Associazione Sportiva Rugby Milano in collaborazione con la Direzione e gli operatori dell’IPM Beccaria.

Stephen Donald, Liam Messam, Neemia Tialata, Jerome Kaino e Antony Boric saranno gli ospiti del Beccaria grazie al progetto «Il senso di una meta», lanciato dalla As Rugby Milano.

(via As Rugby Milano e The Hub Milano)

[Dario Carrera]


Wake Up Rome! E’ in arrivo The Hub!

16 11 2009

Vi inoltriamo il saluto e l’in bocca “alla lupa” dai ragazzi di  The Hub Milano

E’ passata più di una settimana (e ci scusiamo per il ritardo di questo post!), ma ancora se ne parla in rete e nelle strade di Roma; The Hub Roma si è presentato lo scorso sabato 7 novembre negli spazi di Ricerca e Cooperazione in via Savona. C’era Shoot for Change che ci ha fatto dei bellissimi ritratti saltanti (vedi sopra, mentre salto con Conny ed Ivan). C’erano dei vecchi amici come Andrea e Daniele di Kanso, Giuanluca di Liberi Nantes e Stefano di Kidzdream, ma soprattutto molte facce nuove, incuriosite ed entusiaste. In tutto, più di cento persone!

Una cosa è certa: Roma è entrata in piena fase di start-up, ormai è una questione di mesi e anche la capitale avrà un Hub tutto suo, in cui far decollare centinaia di progetti innovativi in ambito sociale e ambientale. In bocca al lupo ragazzi… o meglio, in bocca alla lupa!

Da The Hub Milano