Urban Experience: si costituisce l’associazione

8 09 2010

Domani alle ore 17 presso il Museo-Laboratorio della Mente al S.Maria della Pietà di Roma si terrà l’assemblea costituente dell’associazione Urban Experience dell’amico Carlo Infante. Sarà il primo appuntamento per la creazione di quella rete del valore che si basa sulla capacità di far muovere le idee, metterle in relazione tra loro e produrre un ambito connettivo di pensiero da tradurre in azione.

Un secondo appuntamento è previsto per il prossimo 13 ottobre 2010: un incontro pubblico (un Talk-Lab, format dinamico e interattivo che alternerà sessioni brainstorming al talk show condotto da Carlo Massarini) al Tempio di Adriano, in collaborazione con Promoroma-azienda speciale della Camera di Commercio di Roma e l’Assessorato alle Politiche culturali e Comunicazione del Comune di Roma, sul tema “Urban Experience per la nuova rete del valore: la ricchezza generata dal comportamento creativo degli utenti”. Sarà l’occasione per porre in essere un’analisi dinamica dei modelli economici possibili determinati dalla partecipazione attiva alla Società dell’Informazione, dove sono gli utenti a produrre informazione, senso, azioni creative e nuove relazioni sociali.

Ma quali sono ambiti e scopi di Urban Experience? Carlo Infante li racconta così: la linea di ricerca-azione sull’urban experience sottende un’esperienza attiva della città in quanto spazio pubblico da progettare e reinventare attraverso il suo uso creativo e partecipativo. Un dato che va oltre il dato turistico e del generico consumo culturale di musei e spettacoli.

L’azione attraverso le tecnologie mobili (smartphome, gps, wi fi, etc) può ad esempio stabilire il valore d’uso della città che va ben oltre il dato tecnologico. C’è già molta offerta di tecnologie sul campo ma è la domanda ad essere debole: promuovere una domanda consapevole e sociale di queste tecnologie potrà contribuire a riequilibrare le sorti di un mercato in stagnazione che al momento trae profitti solo dal consumo senza senso.
Produrre questo senso d’utilizzo evoluto può contribuire a creare un equilibrio tra mercato di nuovi indirizzi tecnologici e società emancipata, stabilendo una forte, politica ed economica, interconnessione tra la produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione. Una buona scommessa per una Città Laboratorio come Roma.

L’incontro è aperto a tutti coloro vogliano aderire all’associazione e ovviamente sono invitati anche tutte le persone che si sono avvicinate a The Hub Roma.



SoleRebels, le calzature di gomma (da strada)

6 09 2010

500 paia di scarpe prodotte al giorno, 45 impegati a tempo pieno, obiettivo per il 2010: superare i 400mila euro di fatturato (fonte: IL, n.22, settembre 2010, p. 24).
Sono i numeri di SoleRebels, una “casa-fabbrica” di calzature etiope fondata dalla giovane Bethlehem Tilahun Alemu.

Centinaia di modelli diversi certificati Fair trade, tutti derivati dal recupero di vecchi pneumatici di auto e camion. I prezzi variano dai 30 ai 60 euro circa. Un mercato in espansione grazie alle vendite online (via Amazon). I dipendenti sono retribuiti tra 1,80 euro al giorno (apprendisti) e 10 euro al giorno (per gli artigiani esperti), “good wages by local standards”(fonte: The Guardian,Sunday 3 January 2010).

In un intervista al The Guardian (Sunday 3 January 2010)., Alemu afferma: “People buy soleRebels because they are good, not just because they are green or from Ethiopia. Our product speaks for itself.” Ed ancora “In Ethiopia we have become used to taking money from the west, to always getting help. That does not make for a sustainable economy. We need to solve our own problems.”


[Dario Carrera]



The Hub sulla CNN

4 09 2010

Fa sempre piacere veicolare il messaggio e le azioni di The Hub attraverso i media. Un pò meno gradevole è scoprire che il prodotto finito – sia esso un articolo, un servizio video, un’intervista in radio – non risponde al 100% a quanto espresso o, peggio, ometta il principio base di The Hub: promuovere e sviluppare innovazione sociale.

Il servizio della CNN è certamente una grande opportunità per dare visibilità al movimento ed al network, peccato – come hanno sottolineato anche i fondatori di The Hub Milano e Zurigo via facebook -si dia molta enfasi alla dinamicità degli hubber ed al fatto che utilizzino postazioni in co-working (concetto vecchio almeno di 60 anni). The Hub è un habitat per innovatori sociali che fanno della sostenibilità il loro credo imprenditoriale e di vita. Gli spazi, le metodologie che adottiamo sono il mezzo, non il fine. Ditelo alla CNN quando vi intervisterà ;)

Ecco il video. A voi i commenti



Frammenti 2010: Che fine ha fatto il futuro?

2 09 2010

“Semintesta nasce nell’Agosto del 2001, con l’intento di promuovere la cultura, l’arte e i nuovi linguaggi nel proprio territorio. Un’occasione per unire le forze e portare avanti i propri obiettivi insieme, per far sì che la cultura sia un’attività pulsante sempre viva e in costante rinnovamento”.
Questa la mission dell’associazione Semintesta, promotrice del Festival Frammenti, giunto alla sua decima edizione. A Villa Sciarra a Frascati, 2mila presenze nel 2001, circa 20mila nel 2009. Il tema di quest’anno è “Che fine ha fatto il futuro?”.

Si parte oggi, giovedì 2 settembre, alle 18,30 con una tavola rotonda dal titolo “Ritorno al Futuro”, in collaborazione con Urban Experience, alla quale anche The Hub è stato invitato. Proprio dal blog di Urban Experience, riprendiamo un passagio interessante:
“Si parte da questo interrogativo: dove possiamo ritrovare il tempo e soprattutto il luogo per immaginare, progettare e costruire il nostro futuro? Il futuro è praticamente sparito dai nostri orizzonti culturali.
E’, come suggerisce lo scrittore canadese William Gibson, “già qui, è solo mal distribuito”.

Potete scaricare il programma di Frammenti qui.



Tre social newtork (e mezzo) per imprenditori sociali

1 09 2010

Uno dei princìpi fondamentali dell’innovazione sociale è la collaborazione tra le persone. Come abbiamo gia’ scritto, anche Bill Drayton, fondatore di Ashoka, definisce l’imprenditoria sociale come “a community of leading social entrepreneurs working together”.

E allora dove si trovano online gli innovatori sociali? Potete iniziare da questi tre network.

UnltdWorld potrebbre essere l’ equivalente online piu’ vicino a The Hub. E’ un social network tramite cui imprenditori sociali da ogni parte del mondo possono connettersi gli uni agli altri, trovare nuove opportunita’ di lavoro e partnership, organizzare comunita’ e sviluppare nuovi progetti.

Open Architecture si dedica a ridefinire il ruolo dell’ architettura qualche strumento per il cambiamento sociale e il miglioramento della vita delle persone. Con piu’ di 15mila iscritti, il network sostiene la necessita’ di una architectural revolution”; e’ un progetto di Architecture for Humanity, un’ organizzazione nonprofit che opera in piu’ di 25 paesi con oltre 60 progetti fondata nel 1999 dal geniale Cameron Sinclair, vincitore del TED Prize 2006.

Utilizzare il design quale driver di innovazione sociale e’ anche la missione di Design21. Il network e’ un progetto della societa’ Felissimo in collaborazione con l’ Unesco.

I precedenti tre erano i “social network”,  questo e’ il “mezzo”: Social Edge, un network di blog sull’innovazione e l’imprenditoria sociale. Non un vero e proprio social network quindi, ma senza dubbio, con i suoi oltre 60 blog, curati dagli stessi imprenditori sociali, uno dei piu’ importanti spazi di conversazione online su questi temi. Social Edge, e’ un progetto della Skoll Foundation, l’organizzazione fondata nel 1999 dal multimiliardario Jeff Skoll, impiegato numero 1 di eBay di cui poi ne divenne il presidente.

[via The Hub Milano]



Innovatori Sociali al lavoro

17 07 2010

the hub roma social innovators at work

Mercoledì 14 Luglio abbiamo dato il via al primo di tavolo di lavoro dedicato agli innovatori sociali. Raccogliendo le indicazioni che sono uscite nel corso delle prime cocreazioni e dai tanti incontri che abbiamo avuto negli scorsi mesi, abbiamo individuato alcuni cluster tematici sui quali la nascente comunità di pratiche di The Hub Roma vuole impegnarsi. Abbiamo iniziato il primo tavolo dal cluster tematico del Design. Sotto quest’etichetta abbiamo raggruppato tutte quelle attività nelle quali la componente progettuale è la maggioranza: dunque non solo design di prodotto, ma anche architettura e urbanistica, progettazione di software, interfacce ed User Experience Design.

Al tavolo si è dunque riunita una compagine molto variegata, nel pieno rispetto del principio della contaminazione che contraddistingue l’esperienza di The Hub, con l’obiettivo di tradurre i principi dell’innovazione sociale e della nostra community in oggetti, ambienti, servizi e processi. Il primo appuntamento, sapientemente ideato e condotto da Cristiano, si è incentrato su una prima connessione tra i partecipanti chiamati ad interagire dapprima in un brainstorming generale, poi in una divisione tra gruppi.

Tanti post it colorati hanno raccolto le opinioni dei partecipanti riguardo ai problemi della nostra città, cercando in seguito di provare a indirizzarli su domande e soluzioni. Le risposte sono state varie e coprivano gli ambiti della mobilità (tante le segnalazioni sull’inadeguatezza delle piste ciclabili e del servizio di trasporto pubblico, sulle troppe auto), dei servizi (ai turisti, ai cittadini, a categorie sociodemografiche quali i trentenni), dell’ambiente, ma anche alcune caratteristiche considerate tipiche della città e dei comportamenti romani (la propensione ai ritardi, ad es.).

Ma come sapete, a noi innovatori sociali non basta la denuncia e sopportiamo poco le lamentele fine a se stesse: noi cerchiamo soluzioni e progettualità, per cui tutti al lavoro su cluster di problemi che abbiamo definito insieme. Ogni gruppo doveva elaborare una possibile soluzione e presentare la propria idea specificando il target a cui è rivolta, i cambiamenti introdotti ed elaborando uno storytelling rappresentativo.

Così, ci siamo trovati a discutere di cosa potrebbe fare a Roma un turista musulmano, gay, celiaco e con un cane, piuttosto che di come garantire decoro e funzionalità degli arredi urbani nei parchi cittadini. Infine, perché vogliamo anche la sostenibilità finanaziaria, ognuno doveva votare l’idea in grado di produrre maggiore redditività.

Ora ci troveremo tutti nuovamente al lavoro e a collaborare sul wiki, in attesa del secondo round che si terrà nell’ultima settimana di luglio. A settembre inizieremo ad aprire ulteriori tavoli di lavoro dedicati ad altri cluster quali finanza etica, comunicazione sociale e diritti umani, ecc. (per chi volesse partecipare, ci può scrivere a info@hubroma.net).



Eco Sistemi Culturali: spazi pubblici e partecipazione

29 06 2010

L’associazione Progetto Z.I.P,. coordinamento di 14 associazioni dei Castelli Romani che hanno dato vita all’esperienza pilota del Centro Culturale Spazio Z.I.P. organizza una giornata di studio per analizzare modelli e pratiche di gestione partecipata degli spazi pubblici. Ci saremo anche noi di The Hub. Ecco il programma, a cui seguiranno dibattiti.

* Dario Carrera – The Hub Roma: “Lo spazio per l’innovazione sociale”
* Sergio Bonriposi – Cascina Cuccagna Milano: “Un’impresa esemplare di recupero di uno spazio pubblico sostenuta e finanziata da chi ha a cuore il futuro della città”
* Carlo Infante – Urban Experience: “ La progettazione culturale come interazione tra web e territorio, secondo le linee di ricerca del performing media”
* Giovanni Greco&Filippo Lange – Teatro del Lido Ostia: “ Il Teatro del Lido uno spazio pubblico alla periferia della periferia”
* Roberto Covolo – Laboratori urbani Regione Puglia: “Alle nuove idee servono vecchi edifici – Bollenti Spiriti”
* Michele Bee – Manifatture Knos Lecce “Una fabbrica di partecipazione culturale”

29 giugno, h 16,30, presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati. Ingresso libero.



Wangari Maathai

26 06 2010

wangari maathai the hub roma E’stata la prima donna cetrafricana:

-a conseguire una laurea (1971, Università di Nairobi, in biologia);
-ad ottenere una cattedra alla Facoltà di Veterinaria (per i 6 anni successivi) e pretendere, con successo, la stessa retribuzione dei suoi colleghi uomini ma con il titolo “professore maschio onorario”;
-a fondare il Green Belt Movement (1977), associazione ambientalista che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya, (ma anche Etiopia, Tanzania, Uganda, Malawi, Zimbabwe) per combattere l’erosione della terra (ahimè i rapporti annuali si fermano al 2007);
-a presiedere il Consiglio nazionale delle donne del Kenya, (1981-1987);
-a prendere il Premio Nobel per la Pace (2004).

Un articolo di IL (inserto del Sole24Ore, n.21, p.94) ha solleticato il mio archivio mentale, sezione “persone che stanno cambiando il mondo”. Nella bella intervista, fatta in occasione di una conferenza a Bologna a cui la stessa Wangari Maathai ha partecipato (e dove ha presentato il suo ultimo libro “La Sfida dell’Africa“), alcuni passaggi sono di grande interesse. Tra questi:
-Una forma di ribellione è piantare alberi.

-I danni incalcolabili del colonialismo hanno portato ad uno stato africano “fittizio”. Un “insieme disomofìgeneo di micro-nazioni che le potenze coloniali hanno costretto assieme in una singola macro-nazione. Il Kenya è formato da 42 micro-nazioni, la Nigeria da 250, il Cameroon da almeno 200″.

-”Kenya” si chiama così perchè nel 1849 due esploratori tedeschi “chiesero alla loro guida (che trasportava una zucca) come si chiamasse quella montagna”. Pensando si riferissero alla zucca, la risposta fu kii-nyaa. “Gli europei hanno rinominato tutto quello che hanno incontrato creando un vero scisma nella nostra mente.”
-Il colonialismo non è finito! I grossi appalti, diritti di sfruttamento delle materie prime e di deforestazione “oggi sono in mano ai cinesi. Sono loro i nuovi colonizzatori”.

Prossimi progetti? Piantare un miliardo di alberi.

“Io lo faccio per i vosri figli. Mica per me che ho passato i settanta”.

[ Dario Carrera ]



Definendo Innovazione Sociale

23 06 2010

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

È ospite fisso delle elucubrazioni di convegni, meeting, cene di lavoro. È qualcosa che affascina e incuriosisce, difficilmente si accetta come data e spesso scivola via per cambiare forma: è la definizione di innovazione sociale.

Poco più di un mese fa, in una conferenza abbiamo affermato che “forse l’innovazione sociale non ha bisogno di essere definita”, su friendfeed un commento è stato “non in modo assoluto e statico, ma comunque con una serie di ipotesi semistrutturate a grande velocita’ di variazione”.
Da poco più di quattro anni studio il terzo settore, l’imprendotoria sociale, l’innovazione sociale. La letteratura è ricca di modelli e teorie riguardo i primi due topic; per il terzo, la tendenza è quella di ancorarsi maggiormente alle pratiche esaltandone le rilevanze empiriche.

Codificare un fenomeno è importante, ma dettarne rigidamente i binari non risponderebbe alla natura dello stesso. Si è provato a definire una volta per tutte l’innovazione sociale. Risultato? Missione fallita con successo. E’ un fenomeno in continuo divenire. Che si innova e si ripensa, che replica modelli e inventa mercati, che rende scalabili soluzioni e accessibili servizi. E’una idea che se condivisa diventa realtà, un’organizzazione, un’impresa, un network, una lobby, un atto con forza di legge. L’innovazione sociale è attorno a noi e non avere una definizione unica è il segreto del successo.

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

L’OECD in una recente pubblicazione la definisce, nella sua accezione più ampia, come un cambiamento sociale in risposta alle sfide ed ai bisogni della collettività. Implica un cambiamento di concetto, di processo, di prodotto, di organizzazione favorendo nuove relazioni con gli stakeholder ed i territori.
L’innovazione sociale cerca nuove risposte ai bisogni della collettività, identificando e offrendo nuovi servizi che migliorino la qualità della vita degli individui e delle comunità e implementando processi
innovativi di inserimento lavorativo, di integrazione, nuove forme di partecipazione, lavoro, competenze.

Il Presidente della UE Barroso, nel 2009 affermava che “le crisi finanziarie rendono la creatività e l’innovazione in generale, l’innovazione sociale in particolare, sempre più importanti per favorire la crescita sostenibile, l’occupazione e incrementare la competizione. A tal fine è stata istituita una task force ad hoc sulla social innovation. Allo stesso tempo alla Casa Bianca di Obama è nato un “Office of Social Innovation” (ne ho già parlato qui).

Foto Reuters: “El Cerro del Apiro”, spettacolo teatrale a Port of Spain, Antille

In un reporti di tre anni fa di NESTA, si poteva leggere che per rendere scalabile l’innovazione sociale, elementi fondamentali sono le c.d. “api” – piccole organizzazioni, gruppi informali, individui con nuove idee, dinamici, veloci, capaci di “impollinare” e contaminare le grandi organizzazioni (gli “alberi”). Le nostre api sono gli hubbers! Gli nnovatori sociali di The Hub.

marina berardi the hub roma

Lo scorso 11 giugno, durante il nostro Temporary Hub abbiamo ospitato la tavola rotonda “Cos’è l’Innovazione Sociale?”.
Abbiamo offerto con Alfonso Molina (Prof. d’Innovazione presso l’Università di Edinburgo e Direttore Scientifico della Fondazione Mondo Digitale) alcune definizioni e spunti di discussione. Obiettivo è stato proporre una prima codifica – aperta ed in continua evoluzione – di innovazione sociale di The Hub Roma.

La stessa è stata inserita nel nostro wiki (aperto anch’esso),  arricchito dei vostri commenti e contributi.

Vi segnaliamo alcuni input di partenza, output della tavola rotonda. Iniziamo da qui, il wiki è aperto!

<<Le innovazioni sociali sono le nuove idee per risolvere le pressanti sfide sociali ed ambientali che ci circondano.

L’innovazione sociale può essere un prodotto, un processo, una tecnologia, ma anche un principio, un idea, un atto normativo, un movimento, un’azione o combinazioni di queste.

L’innovazione sociale, ampiamente definita, è intesa come la capacità, l’abilità, la forza di una società di comprendere, analizzare, affrontare e risolvere i suoi problemi socio-ambientali. Si sostanziano in innovazioni di prodotto o di processo, il cui impatto va a beneficio della collettività rispetto ai singoli promotori o comunità di riferimento.

L’innovazione sociale scardina la tradizionale tripartizione Stato-Mercato-Non Profit: appartiene a tutti i settori, li contamina, ne accentua le intersezioni. Dal riuso di materiali al design, dall’imprenditoria sociale alle politiche pubbliche, dall’arte alla finanza, dalle energie rinnovabili alla comunicazione sostenibile, dall’agricoltura alla robotica. L’innovazione sociale è attorno a noi.>>.

Le formule
Una prima, più semplice.

novelty + improvement + sustainability = social innovation

Una serie più articolata, con variabili chiave quali fattore di scalabilità, di trasformazione, tempo.

social (invention + implementation) = social innovation (change for the benefit of society or disadvantaged groups)

•social (invention + implementation) X scaling factor = social innovation
spread (society or disadvantage group)

•social (invention + implementation) X time factor = social innovation
sustainability (duration)

•social (invention + implementation) X transformation factor = social
innovation impact (society or disadvantage group)

….voi che ne pensate?…vi aspettiamo sul wiki!

[ Dario Carrera ]



Italian Augmented Reality a The Hub Milano

18 06 2010

Venerdi 18 Giugno, si terra’ a The Hub Milano la prima edizione dell’ Italian Augmented Reality, il primo evento italiano dedicato interamente alla realtà aumentata. Ad organizzare la serata sono i ragazzi di Joinpad, attivissimi membri di The Hub Milano. Nel programma anche gi hubber romani Oriana Persico e Salvatore Iaconesi di Art is Open Source e FakePress.

Proprio nel fantastico spazio milanese, nella sala delle nuvole, hanno girato il trailer che trovate qui sotto. Per partecipare registratevi qui o seguite l’evento in streaming da qui.

Italian Augmented Reality 2010 from IAR2010 on Vimeo.

[via The Hub Milano]