Potremmo scriverci un libro. Quanta fatica, tensione, ripensamenti. Poi il cambio di marcia.
Il momento giusto
Mentre il mondo guardava all’Italia come “la” causa dell’imminente crollo del sogno europeo, noi – in tredici – sedevamo a delle comode sedie di uno studio notarile, per costituire The Hub Roma Srl. Era il 3 novembre. Non sapevamo che fine avremmo fatto, nè se la parcella notarile fosse stata emessa in euro o in lire. Più passavano i minuti di attesa, più la nuova parola dell’anno (quella in inglese) saliva vertiginosamente. Calma. Dopo tutto, è solo 2 anni che stiamo vivendo per dare forma a tutto questo: abbiamo scelto il momento giusto no? Sembra una battuta, non lo è. E’ proprio adesso che la creatura The Hub deve rispondere.
Faccia e portafoglio
Ed eccoci qui. Ci abbiamo messo faccia e portafoglio. La faccia, con la nostra esperienza, reputazione, rete sociale, la nostra voglia di costruire (distruggere anche, ma con la proposta pronta ;). Il portafoglio, con i nostri risparmi, quelli dei nostri cari.
Tanti i canti delle sirene: “abbiamo lo spazio per voi”; “ci saranno le risorse, vedrete”; “di sicuro lo finanzieranno”. Eravamo in piena fase entropica. Tanto “do“, nessun “des” e perdevamo il senso del “ut“. Passato.
Spazio
E’ arrivato, in Viale dello Scalo San Lorenzo 67, nel giorno palindromo, l’11-11-11. L’abbiamo conosciuto, lasciato, spiato, corteggiato, pedinato, ripreso. Come tutti i grandi amori, sofferto. Ma è lo spazio. Si presenta piacevolmente ingombrante nella sua espressione: “lo spazio”. Metteteci poi un’altra locuzione: “The Hub Roma”. E’ fatta: lo spazio di The Hub Roma. Minchia! (scusate)
In piena filosofia Hub, sarà oggetto delle nostre co-creazioni. Eventi attraverso cui disegnare la funzionalità delle aree coerenti con l’immaginario ed i bisogni di chi poi lo vivrà da Hubber. Lo spazio necessita di lavori di abbattimento di divisori e tramezzi, che mal si adattano all’open space ed ai processi collaborativi. La foto che vedete è di archivio, ed è il nostro obiettivo, propedeutico al processo di co-creazione. Sarà necessario insomma buttar giù diversi metri cubi di carton gesso. Come chiamare questa fase se non “co-distruzione”?
Da gennaio partiremo con il diario dell’Hub. Vi aggiorneremo dei passi che stiamo facendo, di quello che accade nello spazio. Per gli interessati, ci saranno degli Open Days per visitarlo tra calcinacci e tralicci, eventi ad hoc per “lasciare il segno”, in tutti sensi…vedrete.
La creatura muove i suoi primi passi, prendiamola per mano.
I giorni 28, 29, 30 ottobre 2011 in 50 città in tutto il mondo si svolgerà contemporaneamente la Global Sustainability Jam: designer, studenti, accademici, programmatori, architetti, etnografi, antropologi e molti altri si organizzeranno in squadre e avranno 48 ore per ideare, sviluppare e prototipare nuove soluzioni ispirate dal un tema comune (e mantenuto segreto fino al giorno stesso).
Alla fine del weekend i nuovi servizi saranno resi pubblici a tutto il mondo in CreativeCommons.
Anche noi di The Hub ci saremo! Ci aggireremo furtivi tra i tavoli alla ricerca della sostenibilità.
Per partecipare (le iscrizioni sono a numero limitato) clicca qui
Bisogno: comunicare il valore del network globale di The Hub in poco più di 2 minuti. Cos’è The Hub, cosa ti spinge a pensare, creare, condividere una rete di spazi e persone che mettono in gioco alte competenze, voglia di cambiamento, reputazione, fiducia.
Processo: si apre una piattaforma di discussione con tutti i fondatori per definitre key words, format e identità della proposta. Emergono “Ideas, open spaces, new ways of doing business, social innovation, social innovators: there is a global network ready to scale your impact“.
Risposta: eccola qui sotto! Al global gathering di Milano abbiamo assistito all’anteprima e ci è piaciuta molto. Voi che ne pensate? Buona visione :)
Solo tre mesi fa, ospiti di Alfonso Molina alla Fondazione Mondo Digitale, discutevamo con Nicola Salvi (Kublai) e Marco Traversi (I-SIN, Italian Social Innovation Network) del presente e del futuro dell’innovazione sociale in Italia ed in Europa.
Quale il ruolo, anche in termini di rappresentanza, di organizzazioni a rete quali The Hub o I-Sin, e quali le proposte da parte di una delle poche (se non l’unica di questi tempi) inziativa pubblica interessante come Kublai.
Da qui, un primo giro di tavolo dove emergeva la volontà di tutti nel coordinarsi in una serie di eventi che potessero alimentare il dibattito sull’innovazione sociale in Italia e raccogliere un decalogo, ovvero una serie di linee guida dalle quali partire per le radazione del primo Manifesto dell’Innovazione Sociale in Italia.
Così è nata la Social Innovation Week, la prima settimana dedicata all’innovazione sociale e alla discussione del suo manifesto italiano, che speriamo possa essere di ispirazione agli altri hubber e innovatori in tutto il mondo. Consideriamo questa iniziativa come una “edizione 0″ che da il via a un tavolo di discussione aperto che speriamo di poter replicare, sempre più ricco di anno in anno.
Il programma di quest’anno è distribuito un po’ in tutta Italia, e prevede Talk Show, Workshop e Tavole Rotonde, eventi diversi ma dall’obiettivo comune: disegnare la via italiana all’innovazione sociale.
Seguiteci su twitter, a chi parteciperà agli eventi raccomandiamo di fare “da hub” e aggiornare tutti sui temi, le discussioni e le esperienze di questa primissima social innnovation week, l’hashtag ufficiale è #siw2011 ; )
E’ la più importante manifestazione di protesta nella storia di Israele. Migliaia in piazza per intervenire nell’agenda politica di un paese troppo preoccupato di tenere in equilibrio questioni diplomatiche e sicurezza dello Stato.
Riunire migliaia di persone con il collante dell’insoddisfazione e del “no” è cosa non complicatissima. E’sufficiente qualche slogan banale, chiudere gli occhi e mettere il dito a caso sul tavolo delle “cose che non vanno”. Un minimo di impegno nella comunicazione web ed il gioco è fatto. Una parentesi che si apre e di chiude nel giro di una giornata, di qualche ora.
Assai più complicato è ripensare i modelli proponendo metodologie di partecipazione e progettazione capaci di tradurre la protesta in proposta. Questo lo sforzo di 1,000 Round Tables. Come ci scrive via email Danny, il fondatore di The Hub Tel Aviv (uno dei promotori dell’evento ed una delle voci della piazza): “We have done it! 10,000 people, 1000 round tables with facilitators, 40 places all over Israel”.
Ed ancora, riprendendo un interessante post:
“In over 30 cities across the country, Israelis from a multitude of political, cultural and ethnic backgrounds engaged in highly personal and often intense discussions about political and social issues, with everyone eying how to transform their country for the better. At tables set for 10 people, Jews talked with Arabs, blue collar workers spoke with pensioners, lawyers spoke with university students, secular Jews spoke with Orthodox Jews – everyone trying to transform their country through dialogue” (via http://davidehg.wordpress.com/).
La società civile esprime non solo reazioni, ma professionisti che mettono a disposizione i propri talenti per costruire proposte.
Questa la scena prima dell’inizio di 1,000 Round Tables.